Nella storia del naufragio della Costa Concordia, che sta facendo il giro del mondo, la figura del capitano diventa ogni ora più imbarazzante. Sarà allora per un atto di autodifesa patriottica che i media si sono inventati un finto eroe?
Già altri prima di me hanno notato che l’ansia semplificatrice e affabulatoria dei media ha condotto, nel racconto del tragico naufragio della Costa Concordia, all’individuazione un po’ manichea di due personaggi archetipici, uno a rappresentare il male, l’incapacità e la codardia – ci riferiamo chiaramente al capitano Schettino, e l’altro invece a simboleggiare il bene, la professionalità e addirittura l’eroismo, e parliamo dell’ufficiale De Falco della capitaneria di Livorno, quello che intimava al capitano in fuga di tornare a bordo della sua nave.
Diciamo subito che su Francesco Schettino è difficile improvvisare una difesa, nel senso che il capitano della Costa Concordia appare – almeno a questo stato iniziale delle indagini – non solo come il principale responsabile del disastro ma, anche e soprattutto, come un “capitan coniglio” – come ha titolato un importante tabloid americano – che fugge dalla sua nave in rotta lasciando i passeggeri al loro destino. Però a questo spunto criticare Schettino è come sparare sulla croce rossa e francamente certi eccessi mediatici, tipo sondaggi predisposti ad hoc per impallinarlo, sono decisamente inaccettabili.
L’aspetto spiacevole è che la storia di “capitan coniglio” sta facendo il giro del mondo – qualcuno ha fatto notare che negli Usa ormai è più popolare Schettino di Monti – e molti la usano come metafora della situazione dell’Italia, un paese abitato da tanti sbruffoni e incapaci che, quando la nave affonda, sono capaci solo di darsela a gambe, protestando persino la loro innocenza.
Credo sia per questo motivo, per una specie di autodifesa patriottica, che i media si sono inventati un eroe da contrapporre al cattivo, all’indifendibile e imbarazzante capitano della Concordia. Questo eroe sarebbe appunto, come sapete tutti, l’ufficiale della Capitaneria De Falco, che nelle famose telefonate di quelle ore intimava a Schettino, con toni accesi e autoritari, di risalire sulla sua nave per coordinare i soccorsi.
Ora, niente da dire contro De Falco, che tra l’altro si è subito schernito rifiutando la santificazione gentilmente offertagli da media (del resto questo è il copione che seguono i veri eroi, a cui non deve mai mancare la modestia). Ma ecco, diciamo che sono completamente d’accordo con lui, insomma un po’ di senso della realtà: mi rifiuto di considerare “eroe” uno che ha fatto semplicemente il suo lavoro, e che al sicuro, sulla terraferma, tra le quattro mura di un ufficio ordinava al capitano fuggiasco di risalire sulla propria nave. Tra l’altro, con il senno del poi, si potrebbe persino dire che uno come Schettino è forse meglio averlo a terra che a bordo!
Comunque un piccolo atto di eroismo a De Falco lo vogliamo riconoscere: ha rifiutato di comparire nel salotto di Bruno Vespa, allestito per la prima serata di ieri. Solo per questo meriterebbe una medaglia.
(In foto il capitano Schettino, fonte: infophoto).
LINK UTILI:
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