Annozero, Santoro trionfa sul servo sciocco Masi mentre Garimberti e Zavoli fanno gli utili idioti di Berlusconi

Forse l’immagine del servo sciocco – in genere colui il quale va oltre i desiderata del padrone e si mostra più realista del re – non è la più adatta per descrivere il comportamento di Mauro Masi, visto che il padrone in questione non è tipo da disdegnare gli eccessi di servilismo ed è da anni che tenta, con alterne fortune, di far fuori Santoro dalla televisione.

Insomma fuor di metafora: la mossa di Masi per mettere fuori gioco Annozero di sicuro non sarà dispiaciuta a Berlusconi, ma è talmente pretestuosa e abnorme da poter essere difficilmente avallata.

E infatti ha provocato non solo la levata di scudi dell’intera opposizione, con l’aggiunta dei finiani di Futuro e Libertà, ma anche le perplessità e i distinguo di molte voci autorevoli del Pdl, tra cui quella dell’avvocato Ghedini, che avrebbe preferito una sanzione economica al posto della censura.

E Santoro, all’inizio del programma, ha incassato anche la solidarietà del presidente della Lombardia Formigoni (“meglio un cartellino giallo e non subito il rosso”) e – seppure in termini più ambigui- di Zurlo del Giornale, che si è avventurato in uno strano parallelo con le perquisizioni alla redazione del suo quotidiano. Persino Gasparri, ospite dalla Gruber, non ha usato i soliti toni ultimativi e si è mostrato comprensivo rispetto alle diversità d’opinione.

Insomma a spalleggiare Masi è restato il solo Capezzone, ormai del tutto incapace di un pensiero autonomo.

Santoro da parte sua ha risposto all’imboscata censoria del dg nel migliore dei modi: senza esasperare i toni della polemica, rivolgendosi più a Berlusconi che a Masi e sottolineando intelligentemente come la penalizzazione riguardi soprattutto il pubblico – che per due settimane rimarrà orfano del programma – e l’azienda, che perderà la trasmissione d’informazione leader nel panorama televisivo. In più ha condotto un’eccellente puntata sulla crisi economica, a rimarcare come Annozero risulti prezioso in un contesto mediatico che punta troppo facilmente a cancellare i temi più scomodi.

In tutto questo ancora una volta la figura peggiore, dopo Masi che se fosse un po’ meno sciocco e servo probabilmente cercherebbe di salvare la faccia con una immediata retromarcia, la fanno i prudentissimi Paolo Garimberti e Sergio Zavoli, rispettivamente presidente della Rai e della commissione di Vigilanza, che si limitano a dettare alle agenzie qualche parola di critica.

Ora è vero che, come abbiamo spiegato altre volte, il presidente della Rai non dispone di poteri decisionali diretti e che il presidente della Vigilanza è espressione della minoranza parlamentare e può essere facilmente bloccato nelle sue iniziative. Ma, e non dovrei spiegarlo io, nel dibattito pubblico e nel confronto politico le parole possono pesare più dei fatti, e se Garimberti e Zavoli uscissero dal loro aplomb anglosassone – visto che non siamo in Inghilterra – e facessero la voce grossa, magari pure minacciando dimissioni, forse potrebbero finalmente incidere su una gestione dell’azienda che non può che essere definita scandalosa.

Una gestione che risponde a dei criteri squisitamente politici, che sta mandando sempre più in rosso i conti del bilancio e demolendo la residua credibilità della Rai. Del resto, come si fa ad accettare la permanenza di Masi dopo quello che è stato scoperto dalla procura di Trani? Un direttore generale al soldo del presidente del Consiglio, che passa le giornate a studiare i modi migliori per boicottare e cancellare le trasmissioni sgradite al premier (e premiate dal pubblico).

Spiace dirlo, ma in questo scenario Garimberti e Zavoli stanno giocando il ruolo delle foglie di fico del conflitto d’interessi, o se si vuole degli utili idioti funzionali al sistema di potere berlusconiano. Forse non a caso furono indicati dall’opposizione solo dopo un lunghissimo braccio di ferro con la maggioranza, che aveva bocciato tutti i nomi proposti prima di loro.

(Nella foto: Santoro con Vauro).

Scritto da Style24.it Unit
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