Il calcio italiano piange la scomparsa di Sandro Mazzola arrivato al novantesimo anno di vita con 83 anni. La notizia è stata resa pubblica nella notte di fine giornata e ha subito avuto eco in tutta la nazione, dove il nome del Baffo era sinonimo di eleganza, intelligenza tattica e vincenza. Da decenni, Mazzola combatteva una malattia che aveva ridotto la sua presenza fuori dal campo, ma la sua passione rimaneva viva, come dimostrato dagli ultimi incontri con gli ex compagni e i tifosi più accaniti.
La carriera nerazzurra: scudetti, coppe e record
Il suo legame col club milanese iniziò nei vivaci campi di Rogoredo, dove Helenio Herrera lo notò e lo inserì nella prima squadra nel 1961. Dal suo debutto, la Grande Inter contava su un attaccante capace di operare sia da centravanti che da regista offensivo, capace di creare e finalizzare. In 572 presenze ha realizzato 162 reti, contribuendo a quattro Scudetti due Coppe dei Campioni (1964, 1965) e due Coppe Intercontinentali. Il suo picco di precisione arrivò nel 1965, quando vinse il titolo di capocannoniere di Serie A con 17 gol, e nella stessa stagione si aggiudicò il riconoscimento di capocannoniere in Coppa dei Campioni con sette reti.
Momenti indimenticabili nel panorama europeo
Il 27 maggio 1964, a Vienna, Mazzola segnò una doppietta nella finale contro il Real Madrid, consegnandosi al pubblico con la maglia numero 10 regalata da Ferenc Puskás che ricordò il padre Valentino, leggenda del Grande Torino. Gli anni successivi videro il Baffo protagonizzare duelli epici contro club come il Liverpool e il Milan, confermando la sua reputazione di giocatore decisivo nei momenti più critici.
La Nazionale azzurra e la famosissima “staffetta” con Rivera
Il 12 maggio 1963 è la data del suo esordio in Maglia Azzurra quando l’Italia sconfisse 3-0 il Brasile a San Siro. Dopo la dolorosa eliminazione ai Mondiali del 1966, il tecnico Ferruccio Valcareggi affidò a Mazzola la ricostruzione della squadra, accendendo la celebre “staffetta” con Gianni Rivera. I due protagonisti guidarono l’Italia verso la vittoria del Campionato Europeo 1968, sconfiggendo in finale la Jugoslavia, e portarono la squadra alla storica “Partita del Secolo” al Messico 1970, dove l’Azzurri trionfò 4-3 contro la Germania Ovest. In totale, Mazzola collezionò 70 presenze e 22 gol con la nazionale, chiudendo la sua esperienza internazionale dopo il Mondiale del 1974.
Il ruolo di leader dentro e fuori dal campo
Oltre al contributo calcistico, la presenza di Mazzola fu fondamentale per l’emergere di nuove generazioni. La sua capacità di dialogare con i giovani, l’impegno per la crescita del settore giovanile nerazzurro e la sua influenza nella nascita del sindacato dei calciatori hanno lasciato un segno indelebile nella cultura sportiva italiana.
Gli ultimi anni: dal campo alla dirigenza e l’ultimo saluto
Dopo il ritiro, avvenuto nel 1977 con la sconfitta in Coppa Italia contro il Milan, Mazzola non abbandonò il club. Sotto la presidenza di Massimo Moratti ha ricoperto ruoli dirigenziali, tra cui quello di direttore sportivo, contribuendo all’ingaggio di giocatori di livello mondiale, come Ronaldo “Il Fenomeno” nel 1997. La sua presenza era ancora molto sentita negli spogliatoi, dove i vecchi compagni ricordano la sua disponibilità a condividere aneddoti e consigli. I funerali si sono tenuti il 21 settembre nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, con la partecipazione di leggende del calcio e di migliaia di tifosi che hanno onorato il loro eroe con canti e applausi.
Il ricordo di Sandro Mazzola rimane, Un uomo che, nonostante le avversità, ha sempre messo il cuore sul prato e il nome del padre, Valentino, al di sopra di tutto.



