Il 29 giugno 2026, il parlamento francese ha approvato una legge rivoluzionaria contro l’ultrveloce moda un settore che ha un impatto significativo sull’ambiente. Questa normativa, che ha richiesto mesi di trattative, introduce nuove regole per limitare l’impatto ambientale dell’industria tessile.
La legge prende di mira la moda ultra-express definita da due criteri principali: l’ampiezza dell’assortimento e l’incentivo alla riparazione. Le aziende che non rispettano questi criteri saranno soggette a sanzioni pecuniarie, che potranno arrivare fino a 20 euro per capo nel 2030. Una parte di queste sanzioni sarà destinata alle infrastrutture di raccolta e riciclaggio.
Le critiche e le polemiche
Il percorso legislativo non è stato semplice. La proposta di legge, adottata in prima lettura il 14 marzo 2026, è stata esaminata dalla commissione per la pianificazione territoriale e lo sviluppo sostenibile del Senato il 19 marzo 2026. La legge è stata orientata verso le grandi piattaforme asiatiche come Shein e Temu, risparmiando le imprese europee e francesi come Zara o Kiabi. Questa scelta ha sollevato non poche polemiche, con la sinistra che ha criticato l’impostazione della legge.
Il deputato Charles Fournier del gruppo ecologista ha affermato che sotto la pressione delle lobby, l’ambizione iniziale del testo è stata notevolmente ridimensionata. Nonostante ciò, la legge è stata approvata, anche se con l’astensione di gran parte dei parlamentari di sinistra. La coalizione Stop Fast-Fashion ha stigmatizzato un testo ritenuto troppo limitato, che esenta di fatto i grandi attori del settore dell’abbigliamento inizialmente presi di mira dal progetto di legge.
Le reazioni dei produttori
Non mancano le critiche nemmeno da parte dei produttori. Il movimento degli operatori del settore tessile En Mode Climat ha osservato che le modalità di valutazione non sono specificate rimandando ai decreti attuativi che devono basarsi sulla metodologia dell’etichettatura ambientale in vigore dall’ottobre 2026. Secondo l’Alliance du Commerce, la Fevad e la Fédération du commerce et de la distribution, gli operatori cinesi potrebbero aggirare la legge, mentre quelli francesi finirebbero per essere soggetti alle sue sanzioni.
Una delle promotrici del testo approvato, Anne-Cécile Violland, ha risposto alle critiche affermando che era necessario disporre di un testo che venisse approvato molto rapidamente e che fosse operativo. Secondo il ministro delegato alla transizione ecologica Mathieu Lefèvre, la Francia apre una nuova strada con un testo equilibrato che non farà sentire in colpa il consumatore e preserverà anche l’occupazione francese.
Le sanzioni e le esenzioni
La legge introduce sanzioni pecuniarie per ogni prodotto, che aumenteranno nel tempo e potranno arrivare fino a 20 euro per capo nel 2030. Il limite massimo rimane comunque fissato al 50% del prezzo al netto delle imposte del prodotto. Inoltre, il testo prevede che le aziende del settore dell’ultrveloce moda pubblichino sui propri siti messaggi che incoraggino alla sobrietà, al riutilizzo e alla riparazione. Soprattutto, vieta la pubblicità di questi marchi, anche tramite influencer.
Il ministro Lefèvre ha dichiarato di aver testato gli effetti del decreto su marchi come Kiabi, Decathlon, Jules, Petit Bateau, E. Leclerc e Carrefour, assicurando che il provvedimento non li avrebbe colpiti. Ha anche sostenuto che i marchi responsabili delle difficoltà del settore tessile in Francia sono in primo luogo i colossi cinesi che vendono volumi su una scala non paragonabile a quella di Zara.
La legge, dopo una lunga gestazione, è stata approvata e dovrà essere promulgata entro un termine massimo di 15 giorni dal presidente della Repubblica. L’unica incognita risiede in un eventuale ricorso al Consiglio costituzionale.



