Niccolò Moriconi, conosciuto dal grande pubblico come Ultimo mantiene un rapporto profondo con la città dove è nato e cresciuto: Roma. Le scelte abitative dell’artista raccontano una storia fatta di radici, spostamenti e scelte stilistiche che riflettono tanto la vita privata quanto l’identità creativa.
In questo testo esploriamo le principali abitazioni che compongono l’orizzonte domestico di Ultimo: la villa a San Basilio l’appartamento oltreoceano a New York e i segni tangibili del legame con Roma, inclusi simboli fisici e tatuaggi che richiamano la città.
La villa a San Basilio e il radicamento nella capitale
La residenza romana di Ultimo è una villa a San Basilio il quartiere della periferia nord-est di Roma dove l’artista è cresciuto. Questa scelta abitativa non è solo pratica ma simbolica: restare o tornare nel proprio quartiere d’origine diventa un gesto di appartenenza. Gli spazi interni della villa mostrano una combinazione tra comfort moderno e dettagli caratterizzanti: ampie vetrate che mettono in comunicazione il soggiorno con il giardino, una piscina nel verde privato e una cucina con isola centrale che privilegia l’aggregazione famigliare e la convivialità.
All’interno della casa emergono elementi che parlano della professione e della passione musicale dell’artista: un salotto con pianoforte, premi e strumenti che trasformano alcune stanze in vere e proprie botteghe creative. Un bagno dallo stile inusuale, interamente scuro, e una stazione da barbiere integrata rimandano a scelte estetiche urbane e personali che privilegiano un’estetica non convenzionale rispetto al lusso tradizionale.
Segni di identità: tatuaggi e riferimenti a Roma
Il rapporto di Ultimo con la città è manifesto anche nei dettagli del suo corpo e del suo linguaggio visivo. Ha tatuato sul braccio il Colosseo simbolo riconosciuto di Roma e porta inciso sul collo l’espressione “Fateme Cantà” frase in dialetto che funge da dichiarazione identitaria e da richiamo all’autenticità della sua voce artistica. Questi segni rafforzano l’idea che la casa non sia soltanto un luogo fisico ma parte di un quadro identitario più ampio.
L’appartamento a New York e la dimensione internazionale
Accanto alla vita romana, Ultimo possiede un appartamento a New York. Questa presenza oltreoceano non contraddice il legame con la Capitale: piuttosto, rappresenta una base operativa in una delle metropoli musicali mondiali. Avere una dimora a New York offre ad un artista la possibilità di confrontarsi con scenari creativi diversi, incontrare professionisti internazionali e ritrovare stimoli in un contesto che favorisce la sperimentazione e la contaminazione culturale.
L’appartamento non è descritto come una residenza vacanziera, ma come un presidio professionale utile durante i periodi in cui l’attività richiede presenza oltreoceano. La scelta di mantenere due case in continenti diversi riflette quindi un equilibrio tra bisogni personali, famiglia e necessità lavorative.
Il quartiere, il parco e la comunità: San Basilio come orizzonte
San Basilio è più che un indirizzo per Ultimo: è il luogo che ha formato la sua prospettiva artistica e umana. Nel tessuto del quartiere ci sono luoghi che il pubblico ha collegato all’artista, tra cui il parco Paolo Panelli che per la comunità locale è diventato un punto di riferimento simbolico. Questo tipo di riconoscimento spontaneo testimonia come la relazione tra artista e territorio sia reciprocamente nutrita: il quartiere plasma l’artista e l’artista restituisce parte della propria visibilità alla comunità di provenienza.
La scelta di vivere in una villa a San Basilio con la famiglia indica anche una volontà di garantire un contesto conosciuto per la crescita dei figli e per la vita quotidiana, mantenendo al contempo accesso alle opportunità offerte da altre città.
La dimensione familiare nello spazio domestico
La casa assume una nuova funzione quando la vita privata si amplia: diventare genitore e costruire un nucleo familiare trasforma gli spazi in ambienti pensati per la cura e la stabilità. In questo quadro, la villa a San Basilio si configura come il nido dove confluiscono la vita lavorativa, la creatività e la quotidianità familiare dell’artista.
Tra tatuaggi, luoghi simbolici come il parco Paolo Panelli e gli arredi che richiamano la musica, le abitazioni diventano parte integrante della narrazione pubblica e privata di Niccolò Moriconi.



