La fotografia emersa dall’indagine dedicata alla Maturità 2026 mette in luce un cambiamento profondo nelle aspettative dei giovani: lo studio conserva valore, ma il criterio principale per sceglierlo è il ritorno sull’investimento. La Generazione Z valuta l’università in funzione delle prospettive occupazionali concrete e convive con una familiarità crescente verso gli strumenti digitali che trasformano il modo di apprendere.
Questa trasformazione è stata analizzata attraverso una survey promossa da Studenti con il supporto dell’Istituto di ricerca Sylla. I risultati fotografano timori, scelte e nuove pratiche di studio: dall’uso quotidiano dell’AI fino alla preoccupazione che l’automazione possa sminuire competenze oggi ritenute centrali.
La laurea sotto la lente: dati concreti sulle preferenze formative
I numeri raccontano una rottura con il modello tradizionale secondo cui la laurea è un passaporto automatico per il lavoro. Solo il 28,8% degli studenti considera ancora il titolo universitario il percorso più solido per il futuro professionale, mentre il 60,3% pensa che il valore dell’università dipenda molto dalla facoltà scelta. Una piccola parte del campione guarda già ad alternative professionalizzanti: il 5,5% considera gli ITS o percorsi analoghi, il 4,1% pensa all’ingresso immediato nel mondo del lavoro e l’1,4% alla strada dell’imprenditorialità.
Un cambio di prospettiva senza rifiuto dello studio
Non si tratta di disaffezione verso la formazione: i giovani continuano a riconoscere l’importanza dello studio, ma richiedono risultati misurabili nel tempo. La laurea viene reinterpretata come uno strumento da valutarenon come un valore intrinseco. In questo senso la scelta educativa si orienta verso percorsi che promettono occupabilità e aggiornamento continuo.
AI, deskilling e FOBO: come l’innovazione influenza timori e pratiche
La tecnologia è ormai parte della routine di studio: il 64% degli studenti utilizza l’intelligenza artificiale per preparare l’esame di stato, sfruttandola come supporto per sintesi, esercizi e ripasso. Questo uso diffuso convive però con una preoccupazione più ampia, definita come deskillingovvero il rischio che l’automazione renda obsolete competenze umane consolidate.
La sensazione dominante è una forma di FOBO (Fear Of Becoming Obsolete)la paura di non riuscire a mantenere aggiornate le proprie abilità in un mercato che cambia rapidamente. La scelta formativa diventa quindi una strategia di protezione: privilegiare percorsi che offrano aggiornamenti continui e trasferibilità delle competenze è percepito come fondamentale.
Voce della community e percezioni pratiche
Anche i canali di comunicazione frequentati dagli studenti riflettono questa tensione: le community su WhatsApp segnalano preoccupazione diffusa per il deskilling e mostrano una minore fiducia nell’idea che la tecnologia creerà automaticamente opportunità. La domanda implicita è come integrare l’AI senza perdere il controllo sul proprio bagaglio di competenze.
Competenza teorica vs autonomia pratica: il paradosso della vita adulta
I risultati sottolineano un altro aspetto rilevante: molti maturandi si dichiarano preparati sul piano teorico ma fragili nella gestione pratica della vita quotidiana. Solo il 20% si sente completamente autonomo nelle attività pratiche come la gestione di documenti, contratti o colloqui di lavoro; l’80% non si sente pienamente pronto per le responsabilità adulte.
Le carenze segnalate riguardano competenze concrete: circa il 30% indica l’educazione finanziaria come la più importante da integrare, il 22% punta a una migliore conoscenza della burocraziail 18% desidera supporto per l’inserimento nel mondo del lavoro, mentre competenze psicologiche e di gestione delle emozioni raccolgono il 15% delle risposte. Questi dati evidenziano come la formazione richiesta dalle nuove generazioni debba includere sia saperi tecnici sia abilità pratiche per la vita quotidiana.
Il direttore di ricerca dell’Istituto, Alfonso Brunettisintetizza la questione con una frase che chiarisce l’orientamento collettivo: “Non è cinismo: è una risposta adattiva a un contesto in cui l’incertezza è strutturale“. La sfida per chi progetta formazione è quindi produrre non solo contenuti tecnici, ma strumenti che aiutino gli studenti a orientarsi nel cambiamento.
In risposta a queste esigenze, servizi digitali che integrano AI per trasformare appunti in mappe concettuali, flashcard e quiz si stanno diffondendo anche su piattaforme social come TikTokoffrendo ambienti di studio più interattivi e orientati al benessere degli studenti.



