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8 Luglio 2026

Proteggere la pelle dopo più melanomi: consigli pratici e segnali d’allarme

Un racconto personale su diagnosi ripetute, scelte di prevenzione e come riconoscere i segnali del melanoma

Proteggere la pelle dopo più melanomi: consigli pratici e segnali d'allarme

Fin da ragazza ho convissuto con una pelle molto chiara e con l’idea che, per conformarmi agli altri, avrei dovuto esporla continuamente al sole. Quell’abitudine, unita a un grave arrossamento solare a otto anni che lasciò un’area più scura sul braccio, ha segnato il punto di partenza di un percorso lungo e impegnativo. Col tempo sono comparsi molti nevi intorno a quella zona: inizialmente non avevo gli strumenti per capire cosa fossero, ma la mia storia familiare e certe mutazioni genetiche avrebbero giocato un ruolo significativo.

A 17 anni una visita dermatologica portò alla scoperta di un nevo displastico e alla diagnosi di nevo displastico sindrome, una condizione che aumenta il rischio di trasformazione in melanoma. Mi fu spiegato che, sebbene ogni singolo nevo non fosse necessariamente destinato a diventare canceroso, il rischio complessivo nella vita era elevato e che sarebbero stati necessari controlli dermatologici periodici ogni sei-dodici mesi.

Segnali iniziali e prima diagnosi

Nonostante le visite regolari, per anni ho sottovalutato l’importanza della protezione solare e ho continuato a lavorare molte ore all’aperto senza adeguate precauzioni. Nel giugno 2016, dopo che una cliente notò una macchia che cambiava sul mio torace, una biopsia rivelò un melanoma stadio 1B. L’intervento chirurgico fu immediato e le indicazioni del mio medico, formatosi a UCLA, furono chiare: adottare indumenti UPF 50+, cappelli a tesa larga, uso costante di creme solari e controlli più frequenti, ora ogni tre mesi.

Quando l’autodifesa diventa necessaria

La consapevolezza è cresciuta con l’esperienza: mesi e anni in cui ho imparato a riconoscere l’importanza dell’autosorveglianza. L’autoesame mensile della pelle e il confronto con il dermatologo sono diventati routine. Ho compreso anche che il fattore tempo è cruciale: trovare un melanoma in fase precoce aumenta moltissimo le possibilità di cura. Le regole pratiche come applicare circa un’oncia di crema solare per le aree esposte e scegliere protezioni “broad spectrum” sono diventate obbligatorie nella mia vita quotidiana.

Recidive, interventi e le scelte di cura

Nel 2018 un altro nevo moderatamente atipico fu rimosso con margini chiari presso un nuovo medico, ma mesi dopo la lesione ricomparve e nel febbraio 2019 la situazione si aggravarono: una biopsia confermò un melanoma stadio 1B e, durante l’intervento, ne fu scoperto un secondo, di stadio 1A. Uno dei due interventi richiese oltre sei ore di chirurgia Mohs a causa della profondità della lesione. Queste esperienze mi hanno insegnato quanto sia fondamentale insistere e farsi ascoltare quando qualcosa non convince, anche se il medico iniziale sembra rassicurante.

Follow-up oncologico e sorveglianza serrata

Dall’autunno 2019 ho iniziato a seguire anche un oncologo: controlli di routine, esami del sangue ogni sei mesi e, quando necessario, esami di imaging come PET per monitorare eventuali metastasi. Il melanoma può diffondersi in diversi organi, quindi la sorveglianza sistematica è parte integrante della gestione. La scelta del team sanitario e un atteggiamento proattivo nei confronti dei sintomi sospetti sono stati determinanti per il mio percorso.

Vivere con la prevenzione: abitudini e messaggi

Dal 2019 ho trasformato la mia esperienza in azione: attraverso la fotografia e campagne di sensibilizzazione ho lavorato affinché bambini e adolescenti comprendano l’importanza della protezione solare. Dal punto di vista pratico, indosso UPF 50+, cappelli a tesa larga, guanti solari e applico la crema ogni mattina, riapplicandola durante il giorno. Controlli dermatologici ogni tre mesi, autoesami mensili e la collaborazione con i medici che mi hanno accompagnata sono diventati la nuova normalità.

Informarsi sui segnali è fondamentale: i medici raccomandano l’uso della regola ABCDE per riconoscere i sospetti (A = asimmetria, B = bordi irregolari, C = colori diversi, D = diametro maggiore di 6 mm, E = evoluzione). Inoltre, evidenze cliniche indicano che l’uso quotidiano della crema solare può ridurre del 50% il rischio di melanoma e che lettini abbronzanti triplicano il rischio. Infine, conoscere la storia familiare, limitare le scottature e sottoporsi a controlli regolari sono consigli chiave per proteggere la salute della pelle.

Autore

Ilaria Galli

Ilaria Galli ha firmato il desk che ha svelato un caso amministrativo triestino dopo accessi agli atti al Municipio, sostenendo la linea editoriale di rigore documentale. Editor di redazione, ha un tratto unico: colleziona verbali storici del Porto Vecchio.