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7 Luglio 2026

Come cambiano i costumi sessuali in Italia secondo il rapporto Censis

Analisi dei dati del Censis: metamorfosi dei desideri, ruolo della coppia, pratiche digitali e ostacoli culturali nella sessualità italiana

Come cambiano i costumi sessuali in Italia secondo il rapporto Censis

Il rapporto Censis intitolato “Il piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali” mette a fuoco una trasformazione estesa e spesso contraddittoria della sessualità in Italia. Realizzato su un campione rappresentativo di mille persone tra i 18 e i 60 anni e presentato a Roma il 24 marzo 2026, il documento confronta i dati attuali con quelli del 2000 e offre numeri che descrivono una società più digitale, più sperimentale e, per molti versi, più libera.

Dietro alla statistica c’è un quadro complesso: da una parte la crescita del protagonismo femminile nelle scelte intime, dall’altra la persistenza di stereotipi sul consenso e opinioni ambigue su pratiche sessuali monetizzate online. In questo articolo riordiniamo i dati principali del rapporto e ne restituiamo i nodi centrali, sottolineando le implicazioni culturali e pratiche che emergono dalla ricerca.

La metamorfosi del desiderio: più partner e più autonomia femminile

Uno degli elementi più evidenti del rapporto è la mutazione delle esperienze femminili: la percentuale di donne che dichiarano di aver avuto un solo partner nella vita è passata dal 59,6% del 2000 al 27,6% del 2026, mentre la quota di chi ha avuto tra 2 e 5 partner è salita dal 32% al 46,8% e quella con 6 o più partner è aumentata dall’8,4% al 21,8%. Questi numeri raccontano un cambiamento culturale profondo: la sessualità femminile è sempre meno confinata a ruoli tradizionali e sempre più vissuta come spazio di autodeterminazione e piacere individuale.

Amore, piacere e separazione dei piani

Il rapporto mostra anche un avvicinamento tra i generi sulla possibilità di separare amore e sessualità: oggi il 56,4% delle donne ritiene che i due piani possano essere vissuti separatamente (contro il 35,7% del 2000), mentre gli uomini erano già favorevoli a questa distinzione e sono passati dal 58,6% al 61,2%. Questo spostamento segnala una ridefinizione delle aspettative affettive e sessuali, con le donne che acquisiscono maggiore libertà nel modulare relazioni e desideri.

Giovani, debutto sessuale e l’impatto del digitale

Un paradosso interessante riguarda l’età del primo rapporto: mentre le giovani donne sono diventate più precoci (la quota di chi debutta prima dei 18 anni è salita dal 29,3% al 35,8% e l’età media è passata da 19 anni e 8 mesi a 18 anni e 11 mesi), i giovani uomini risultano ritardare il debutto (la percentuale di maschi con primo rapporto prima dei 18 anni è scesa dal 46,7% al 29,4% e l’età media è passata da 18 anni e 4 mesi a 19 anni e 4 mesi). Gli esperti collegano questo fenomeno al cosiddetto contactless sex, ovvero relazioni mediate dallo schermo che possono generare ansia nelle interazioni reali.

Il digitale dentro la camera da letto

La rivoluzione digitale permea pratiche e incontri: il 32,5% degli italiani tra 18 e 60 anni ha conosciuto partner tramite i social media (35,3% tra i 18-34enni). La fruizione di pornografia è diffusa (59,3% complessivo; 76,6% uomini e 41,5% donne), il 26% la guarda in coppia e il 38,9% crede possa avere una funzione formativa. Tra i giovani 18-34 anni si registrano pratiche come sexting (43,4%), ricezione di immagini pornografiche (37%), invio di immagini esplicite (31,2%), masturbazione a distanza (28,3%) e filmarsi durante i rapporti (15,9%). Queste abitudini ridefiniscono l’intimità ma comportano rischi legati alla privacy: internet conserva tracce che possono avere conseguenze personali e professionali.

Coppia, pratiche non monogamiche e mercati online

Contrariamente a molte narrazioni sulla crisi dei legami stabili, la coppia stabile resta il centro della vita sessuale per la maggioranza: l’80,4% degli intervistati ha rapporti esclusivi con il partner stabile e la soddisfazione sessuale è più alta nelle coppie (68,9%) rispetto ai single (29,8%). Allo stesso tempo cresce la sperimentazione: il rapporto registra un aumento delle esperienze di gruppo (per le donne dallo 0,7% al 6,8%, per gli uomini dal 3,2% al 20,1%) e segnala la diffusione di relazioni non monogamiche consensuali, che vanno dallo scambismo al poliamore.

Commercio sessuale online: confusione sui confini

La monetizzazione dell’intimità mette in crisi le categorie morali: il 29,5% degli italiani considera gli atti sessuali a pagamento sul web come prostituzione, il 27,7% li definisce lavoro e il 42,8% non ha un’idea precisa. Per gli spogliarelli online le opinioni si distribuiscono in modo analogo (31,4% prostituzione, 39,4% lavoro, 29,2% indecisi). In genere gli uomini sono più propensi a leggere queste attività come lavoro, mentre le donne sono più critiche o incerte.

Consenso, discriminazioni e lacune educative

Il capitolo più problematico riguarda la cultura del consenso: il 66,1% ritiene che sia sempre possibile capire quando una donna non desidera un rapporto, ma quasi il 47% sostiene che certi abbigliamenti o l’uso di alcol e droghe espongano le donne al rischio di subire violenza sessuale. Questo atteggiamento di victim blaming è più accentuato tra i 45-60enni (52,6%). Gli esperti sottolineano come tali pregiudizi richiedano un intervento educativo sistematico: in Italia l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole resta disomogenea e insufficiente.

Sul fronte delle identità, il 16,3% degli intervistati non si riconosce in definizioni di genere rigide (21,9% tra gli 18-34enni) e il 75,7% ritiene che esistano ancora troppe discriminazioni verso persone non cisgender e non eterosessuali. Il rapporto Censis è quindi un punto di partenza: fotografa progressi reali, soprattutto per le donne, ma mette in luce contraddizioni che richiedono politiche, educazione e un dibattito pubblico più approfondito.

Autore

Beatrice Faggin

Beatrice Faggin ha ottenuto documenti ufficiali su una gara d'appalto dopo una settimana di accesso agli atti; è redattrice di desk che costruisce feature investigative e coordina fact-checking interno. Genovese di nascita, tiene un database personale di contratti pubblici consultabili in redazione.