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7 Luglio 2026

Quando Micaela Ramazzotti rubava: retroscena a Belve su gioielli e capi d’abbigliamento

Micaela Ramazzotti svela ricordi sorprendenti della sua adolescenza: dal raccontare alla nonna della 'gazza ladra' alle tecniche usate per portare via merce da Coin e Rinascente

Quando Micaela Ramazzotti rubava: retroscena a Belve su gioielli e capi d'abbigliamento

In una lunga intervista a Belve condotta da Francesca Fagnani, Micaela ramazzotti ha raccontato un capitolo insolito della sua vita: un periodo in cui, da adolescente, mise in atto una serie di piccoli furti. Con tono schietto e qualche risata, l’attrice ha ripercorso episodi che oggi appaiono più come prove di ribellione giovanile che come scelte definitive, spiegando come riusciva a giustificare agli altri quel comportamento con storie sorprendenti. Il racconto è diventato subito virale, anche per la naturalezza con cui Ramazzotti ha ammesso dettagli imbarazzanti ma veri.

La confessione e la scena della nonna

Tra gli aneddoti più eclatanti c’è quello relativo ai gioielli spariti dalla casa della nonna: fedi, croci e piccoli ciondoli che, una volta notati, venivano giustificati con la presenza di una presunta gazza ladra. Micaela ha ammesso di aver inventato quella scusa sapendo che suonasse plausibile agli occhi degli adulti e di aver approfittato della fiducia familiare. Nell’intervista ha spiegato anche il passaggio successivo, più ‘professionale’: rivolgersi al compro oro con giustificazioni inventate — finti debiti o problemi di salute in famiglia — per trasformare i piccoli furti in denaro contante.

Il lato umano della giustificazione

La storia della gazza ladra è emblematica del modo in cui Micaela riusciva a schermare le proprie azioni: una bugia semplice, credibile e capace di chiudere qualsiasi sospetto. Nel racconto a Belve è emerso anche il senso di colpa mischiato alla complicità con le amiche: non si trattava di un gesto isolato ma di un comportamento condiviso, che oggi l’attrice descrive con ironia e un pizzico di rimorso. Il tono usato durante l’intervista ha evidenziato come questi episodi appartengano ormai alla memoria e alla costruzione della sua personalità pubblica.

I furti nei grandi magazzini e il sistema di gruppo

Ramazzotti ha poi ricostruito i metodi usati insieme a due compagne: portare con sé attrezzi come le tronchesi, tagliare i cartellini, disattivare i dispositivi anti-taccheggio e occultare la merce in cappotti o nelle borse di terze persone per poi rivenderla davanti alla scuola. Il luogo scelto per l’approvvigionamento era spesso la Coin o la Rinascente, grandi magazzini che offrivano ampia scelta e, a quel tempo, opportunità di passare inosservate. Nel suo racconto emerge il lato organizzativo di quelle giornate, lontano dall’immagine del furto occasionale.

Da ragazza a ‘cecchino’ del commesso

Nel descrivere quel periodo Micaela ha usato termini quasi professionali: si definiva abile nel «prendere di mira» gli oggetti desiderati e nel coordinarsi con le amiche. Ha ricordato la sensazione del brivido e la facilità con cui tutto veniva poi trasformato in denaro, senza che venissero richiesti documenti al compro oro. Questo passaggio sottolinea come la pratica fosse normalizzata nel gruppo e come la giovane età avesse fatto percepire quei gesti più come un gioco rischioso che come un crimine a tutto tondo.

La svolta e il presente

Nonostante il tono divertito con cui ha raccontato molti episodi, Micaela Ramazzotti ha chiarito che oggi si considera cambiata: sul set e nella vita privata si comporta con responsabilità e puntualità. Ha ammesso di aver commesso un ultimo piccolo furto circa cinque anni fa — un profumo nascosto sotto un maglione — e ha scherzato sul fatto che, ormai, molti di quei reati siano caduti in prescrizione. La riflessione finale è stata più matura: quegli atti appartengono a un capitolo chiuso che fa parte del suo percorso personale e professionale.

Riflessioni e reazioni

Le reazioni intorno alla sua confessione sono state variegate: complicità, sorpresa e qualche critica. La conduttrice Francesca Fagnani ha mantenuto un tono pungente che ha stimolato la sincerità dell’ospite, mettendo in luce come il racconto di Micaela smonti l’immagine pubblica per mostrare una persona complessa, capace di errore ma anche di crescita. In chiusura, l’attrice ha sottolineato che i suoi figli e il lavoro rimangono il fulcro della vita presente, elementi che non possono essere scollegati da un passato che ora guarda con occhi diversi.

Autore

Camilla Pellegrini

Camilla Pellegrini, genovese e già infermiera, racconta ancora la notte trascorsa nel pronto soccorso di Sampierdarena quando decise di tradurre esperienza clinica in contenuti divulgativi. In redazione sostiene un approccio rigoroso e porta con sé cartoline e appunti di turni reali.