La nuova fiction Uno sbirro in Appennino porta in prima serata su Rai1 un mix di indagine, sentimenti e paesaggi montani che fanno da protagonista tanto quanto i personaggi. Firmata dal regista Renato De Maria con la sceneggiatura di Fabio Bonifacci e prodotta da Picomedia in collaborazione con Rai Fiction, la serie si colloca in un territorio narrativo che coniuga il genere poliziesco con momenti di commedia e di introspezione.
Al centro della storia c’è Vasco Benassi, interpretato da Claudio Bisio, la cui vicenda personale si intreccia con casi di cronaca locale: omicidi, arresti e segreti di paese. Le riprese hanno valorizzato il paesaggio dell’Appennino emiliano, con borghi e cornici naturali che diventano elemento narrativo fondamentale. La serie è composta da quattro episodi, con i primi due disponibili in anteprima su RaiPlay dal 7 aprile e il debutto su Rai1 fissato per il 9 aprile 2026 alle ore 21:45.
Trama e cast
La vicenda segue il ritorno forzato di Vasco Benassi a Muntagò, un paese immaginario che rappresenta l’anima dell’Appennino bolognese: qui il protagonista affronta non solo casi di omicidio ma anche i nodi del proprio passato. Accanto a Bisio il cast è corale: Valentina Lodovini nei panni di Nicole Poli, Chiara Celotto come Amaranta, e Elisa Di Eusanio nel ruolo di Gaetana. Completano la squadra artistica Michele Savoia, Ivan Zerbinati, Lorenzo Minutillo, Jacopo Dei, Selvaggia Quattrini, Stefano Abbati e Antonio Gerardi. L’intreccio tra indagine e relazioni personali è il motore narrativo che tiene insieme mistero e commozione.
Il protagonista e i legami del passato
Vasco Benassi torna nel suo paese d’origine dopo un errore professionale e si ritrova a confrontarsi con volti noti: cugina, ex amori e rivali. La presenza di figure come Nicole Poli e Gaetana crea tensioni emotive e dinamiche professionali complesse, mentre i casi sul tavolo del commissariato mettono il commissario davanti a scelte etiche importanti. In questo senso la serie esplora la dimensione umana del poliziotto, mostrando come il lavoro e la vita privata si influenzino a vicenda.
Location, produzione e spirito del territorio
Benchè Muntagò sia un’invenzione narrativa, le riprese hanno sfruttato luoghi reali dell’Appennino bolognese: la produzione ha scelto come base Castiglione dei Pepoli e ha attraversato località come Montorio, Castel di Casio, i laghi di Suviana e del Brasimone e il borgo de La Scola a Grizzana Morandi, oltre a scene girate a Bologna e Roma. Il progetto, sostenuto dal Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e dall’Emilia-Romagna Film Commission, mette in risalto temi come lo spopolamento, le tradizioni locali e la memoria collettiva, trasformando il paesaggio in un elemento narrativo visivamente protagonista.
Colonna sonora e tono visivo
La musica è affidata a Pivio e Aldo De Scalzi, che hanno costruito una colonna sonora a metà strada tra westerneggiamento e folk, impiegando strumenti come armonica, fisarmonica e chitarre slide per creare un’identità sonora riconoscibile. La fotografia privilegia inquadrature ampie e colori caldi per restituire l’intensità dei luoghi: il risultato è una fiction che alterna momenti di detection a passaggi più intimi e ironici, con una cifra stilistica che richiama il racconto popolare e il cinema di frontiera.
Programmazione e fruizione
La serie è composta da quattro puntate: i primi due episodi sono stati resi disponibili in anteprima su RaiPlay dal 7 aprile, mentre la messa in onda su Rai1 in prima serata è prevista per il 9 aprile 2026 alle ore 21:45. Salvo modifiche di palinsesto, il ciclo dovrebbe concludersi il 30 aprile. Questa struttura breve permette una narrazione compatta e concentrata, pensata per mantenere alta la tensione lungo le quattro serate, offrendo al pubblico un’esperienza fruibile sia in streaming che in televisione.
