Facebook è come una gabbia d’acciaio che annulla la nostra spontaneità con le sue regole e i suoi meccanismi? Che ordina e razionalizza le relazioni sociali attraverso una sorta di burocratizzazione del privato?
Ieri ho scoperto che un mio amico ha abbandonato Facebook. La cosa mi ha colpito perché fu lui, qualche anno fa, a farmelo scoprire e a convincermi a iscrivermi. Insomma, è stato il primo della mia lista (peraltro, un amico vero, non le simil – conoscenze tipiche dei social network) e ora è sparito. Dice che Fb era diventato come una “gabbia d’acciaio” (è sociologo pure lui e non disdegna le citazioni weberiane).
Weber, la facciamo breve e semplice, parlava di gabbia d’acciaio per descrivere la società moderna caratterizzata da un forte processo di razionalizzazione e burocratizzazione, dove sembra che l’autonomia e la spontaneità individuale sia schiacciata dalle esigenze del controllo sociale e dell’efficienza economica.
A vederla così, Facebook fa certamente parte di questo processo: è uno strumento per ordinare e classificare le proprie relazioni, per esprimere attraverso dei modi standardizzati (pensate al famigerato “mi piace”) i propri gusti e le proprie preferenze, per interagire con gli altri mantenendo un forte controllo delle proprie azioni, cioè mettendosi in gioco il meno possibile e annullando gli spazi di rischio tipici della spontaneità. Succede persino con le relazioni amorose, come scrive al solito brillantemente Valeria Sirabella.
Poi certo, tutto sta nell’uso che se ne fa. Ma mi rendo conto sempre di più di essere figlio degli anni 80 e 90, di essere affascinato dalle tecnologie informatiche e dalla Rete ma tutto sommato di trovarmi più a mio agio, più rilassato, con i media tradizionali. La cui fruizione, si pensi alla lettura di un libro o alla visione di un film alla tv, non impone una partecipazione attiva, una condivisione con gli altri attraverso la vetrina dei social network con le loro rigide regole e i loro meccanismi.
E poi, sapete qual è la verità? Che piuttosto che sapere che la compagna di scuola della cugina della mia ragazza si è comprata un nuovo paio di scarpe, o che al vicino dello zio del mio amico piace l’ultimo singolo di Lady Gaga, o che il padre del collega di mio fratello approva l’ultima sparata di Beppe Grillo; piuttosto che sapere tutto questo preferisco stravaccarmi nel divano e accendere la tv. Difficilmente mi esporrò a contenuti altrettanto idioti e superflui (forse), ma soprattutto nessuno mi chiederà di comunicare al mondo la mia idea attraverso un “mi piace”.
(In alto: l’amore ai tempi di Facebook, fonte: Messa in scena).


