Il Presidente degli Stati Uniti, da sempre, è una delle figure più importanti e celebri del mondo, conosciuto da miliardi di persone in tutto il globo, persino da chi non è in possesso di una televisione o di una connessione Internet.
Questa popolarità non si è riflessa immediatamente nel tempo in una volontaria ricerca dell’attenzione, ma Barack Obama ha dimostrato ampiamente quanto oculate e sagge scelte di comunicazione e marketing virale possano fare del bene persino all’immagine politica di uno degli uomini più potenti e quindi contestati della storia.
L’ultimo esempio di questa strategia modernissima è per l’appunto il finto backstage di un finto film dedicato da Steven Spielberg (recentemente regista di Lincoln) alla figura del capo di Stato americano.
Obama, questo l’ovvio titolo dell’immaginaria pellicola, è stato presentato durante la classica cena dei corrispondenti della Casa Bianca, una serata annuale durante la quale il leader degli USA incontra i giornalisti che si occupano di riportare le sue azioni e le sue scelte, nocnhé molti altri ospiti.
L’evento ha sempre un’atmosfera molto rilassata ed è tradizione che il Presidente tenga un monologo comico, corredato da tutta una serie di iniziative divertenti atte a sdrammatizzare una figura che tiene nel proprio pugno il destino di una buona fetta della Terra.
Spielberg si è quindi prestato al gioco, fingendo di descrivere in che modo gli sia venuta l’idea di impostare il suo prossimo film storico sulla descrizione della vita di Obama, degno successore del Presidente Lincoln.
Naturale la scelta di Daniel Day-Lewis, in grado di trasformarsi letteralmente nei propri personaggi, come attesta lo scambio di identità attuato nel filmato (non è l’attore a interpretare il personaggio Obama, ma Obama a vestire i panni di se stesso calzati da un attore).
Facile e immediata la presa in giro del suo peculiare accento, della calma biblica, delle orecchie importanti, nonché dell’armamentario mimico tipico dei suoi discorsi pubblici.
Si tratta di un altro centro per Barack, che conquista ulteriormente le simpatie di un pubblico-elettorato giovanile attento alle modalità di comunicazione dei politici che andrà a sostenere.
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