Ritorna nuovamente a Cannes Matteo Garrone, unico rappresentante in gara del cinema italiano.
Il regista aveva vinto il Grand Prix speciale nel lontano 2008 per Gomorra: assieme alla vittoria del Premio della giuria da parte de Il divo di Paolo Sorrentino si tratta forse di uno dei momenti più alti del cinema nostrano degli ultimi anni.
Reality, il suo ultimo film, nasce come necessario cambiamento utile a staccarsi dal registro usato nel film tratto dall’opera omonima di Saviano. A Cannes il film è stato accolto dagli applausi della critica estera, ma ha fatto sorgere qualche perplessità nei nostri giornalisti, forse troppo coinvolti dalla rappresentazione di un fenomeno, quello della ricerca della fama e del conseguente scollamento dalla realtà, di cui sono co-responsabili.
La pellicola racconta la storia di Luciano, un pescivendolo di Napoli (città raffigurato in modo trasfigurato ma assieme fedele al reale) che desidera ardentemente fare parte del cast del Grande Fratello. Questo desiderio lo porterà a lasciare il suo vecchio lavoro e, a poco a poco, perdere contatto con il mondo che lo circonda.
Sono state molto lodate le interpretazioni dei protagonisti, in particolar modo quella di Aniello Arena, attore teatrale che sta attualmente scontando l’ergastolo nel carcere di Volterra. Ma lasciam spazio alle dichiarazioni dello stesso regista, uno dei possibili candidati alla vittoria della Palma d’oro.
Il film nasce da una storia semplice, documentata, che abbiamo trasfigurato per fare una riflessione su un paesaggio contemporaneo; un viaggio attraverso un Paese. Un percorso fatto di sogni e attese di questi sogni, che si sviluppa su due piani: uno esterno, geografico e l’altro interno, psicologico. Due piani che sono fortemente connessi fra loro, infatti è proprio quel tipo di paesaggio culturale a generare i personaggi che animano la nostra storia. Reality è un film sulla percezione del reale, la storia di un uomo che esce dalla realtà ed entra nel proprio immaginario. Ho sempre pensato a Luciano, il protagonista del film, come ad un moderno Pinocchio, un personaggio con un’innocenza e un candore infantili. Infatti, filmandolo, l’ho seguito come se stesse vivendo un’avventura fantastica. Durante le riprese ero di continuo alla ricerca di quel sottile equilibrio tra realtà e sogno, ricercando anche dal punto di vista figurativo una dimensione favolistica, una sorta di realismo magico.
Real1 di SpaggyPalermo
real2 di SpaggyPalermo
real3 di SpaggyPalermo
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