Dopo L’arrivo di Wang ritorna al cinema il terribile duo del cinema italiano
Se con L’arrivo di Wang i due fratelli Manetti – Antonio e Marco – avevano provato a dare una svolta alla fantascienza italiana, rigorosamente low budget, con questo Paura 3D (titolo programmatico) l’intento è quello di recuperare la tradizione horror dei maestri del genere.
Nel cast del film, distribuito in ben 220 copie, troviamo Peppe Servillo (fratello del più famoso Toni), Lorenzo Pedrotti, Domenico Diele e Claudio Di Biagio.
Questa la trama ufficiale del film:
Marco, Simone e Ale sono amici da un sacco di tempo, vivono tutti in un quartiere nella periferia di Roma dove non succede mai niente.I ragazzi si ritrovano in mano le chiavi di una bellissima villa fuori città. È la villa del Marchese Lanzi, che sarà via per tutto il fine settimana. Il Marchese è un tipo strano, un ricchissimo collezionista d’auto d’epoca, cliente dell’officina dove lavora Ale. I tre ragazzi non resistono e si tuffano senza limiti nel lusso della villa. Ma c’è un’unica cosa che non dovrebbero fare: andare in cantina. Qui infatti troveranno una ragazza incatenata…
I due registi e sceneggiatori hanno dichiarato di essersi ispirato a un famoso fatto di cronaca, donandogli un taglio più dark ed esasperato: “Abbiamo approfondito la vicenda della ragazza austriaca Natascha Kampusch, rapita e segregata per otto anni. Noi l’abbiamo messa in scena in modo molto più spettacolare“.
Sempre sul filo del citazionismo, piaga insanabile della cinematografia italiana, i Manetti rifiutano però quest’accusa, dichiarando esplicitamente i propri riferimenti (le cui quotazini, attualmente, sono un po’ in calo): “La prima scena è l’inizio di Suspiria di Dario Argento. Odiamo le citazioni, cerchiamo solo di recuperare dai grandi maestri il modo in cui si dà un’emozione. E poi Argento è il più grande regista dell’angoscia nella storia del cinema“.
I pareri sulla pellicola, come al solito, sono divisi tra chi stronca del tutto la pellicola, giustificandosi affermando che alle intenzioni lodevoli debbano poi seguire una realizzazione coerente e di una certa qualità, e chi al netto di una sceneggiatura zoppicante e prove attoriali non all’altezza vede una buna prova registica dei due fratelli, in grado di imprimere una buona dose di tensione e inquietudine alla storia. È, insomma, la solita storia del cinema italiano, sopratutto di genere: difese a oltranza e stroncature a priori…
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