2011 al cinema: film dal Giappone e dai Festival

Ci eravamo lasciati settimana scorsa con la prima puntata delle anticipazioni dell’anno cinematografico 2011. Quest’oggi riprendiamo a vedere cosa ci hanno portato Babbo Natale e la Befana, augurandoci di essere stati buoni e di essere ricompensati da bei film.

Scartabellando in vari archivi su Internet ho notato un fatto curioso: almeno due film giapponesi faranno il loro (sicuramente fugace) ingresso nelle nostre sale!

Iniziamo con la pellicola di una vecchia conoscenza, quel Takashi Shimizu che aveva terrorizzato mezzo mondo con il primo (l’unico decente) Ju-On, per poi  perdersi in un oceano di seguiti, rifacimenti americani e variazioni. La pellicola di quest’anno sembra, letteralmente, una baracconata: si chiama infatti The Shock Labyrinth: Extrene 3D, ed è il primo film live action in 3D partorito in suolo nipponico.

Dal nome si può intuire l’ambientazione da luna park e la probabile presenza di una casa degli orrori; personalmente credo sarà un’opera senz’arte né parte, ma i giapponesi ci hanno abituati al totale disinteresse verso la trama in favore della cura dell’elemento formale, e quindi è possibile che Shimizu ci sorprenda tutti favorevolmente.

Altro film dagli occhi a mandorla, per la gioia di tutti i nostalgici, è Yattaman, trasposizione dal vivo del fortunatissimo omonimo cartone animato che guardavamo da bambini.

Il regista è il pazzo, instancabile, imperscrutabile Takashi Miike, uno che in un anno è riuscito a girare 6 film, la maggior parte dei quali molto buoni. A soli 50 anni ha già totalizzato più di 80 opere: comparate questo dato con l’asfittica situazione italiana e probabilmente vi guasterete la giornata con cattivi pensieri. Tornando al film, si prospetta la solita libertà creativa di Miike, che si risolve spesso in un senso dell’ironia estremamente bizzarro, un uso della computer grafica folle ed anarchico e personaggi delineati con un paio di pennellate espressive ma che rimangono in mente per sempre. 

Altro titolo interessante della prossima stagione è 127 ore, di Danny Boyle. Il film racconta la storia dell’alpinista Aron Ralston che, durante un’escursione, rimase intrappolato in una crepa di un canyon dello Utah. Durante quei 5 giorni dovette lottare per la sopravvivenza e compiere il gesto più difficile, – l’amputazione del braccio – per ritrovare la libertà. La stampa straniera ha incensato l’ultima opera del regista britannico, definendolo un film d’azione con un protagonista che non può muoversi: personalmente l’esperimento pare un mezzo originale per fare del buon cinema, ricordando Lo scafandro e la Farfalla; rimane il fatto che Boyle deve ancora farsi perdonare quel bruttissimo saggio di pietismo e buonismo all’americana mixato in salsa Bollywood che fu The Millionaire (che, a onor del vero, ha riscosso molto successo e ricevuto una gran quantità di premi).

Da ambiti festivalieri, quindi non propriamente delle novità, vengono Cigno nero – Black Swan di Darren Aronofsky, Ballata dell’odio e dell’amore di Alex de la Iglesia e Biutiful di Alejandro Gonzales Inarritu.

Il film con Natalie Portman, ambientato nel mondo della musica classica, pare essere un ritorno alle atmosfere più cupe ed ambigue del regista ex marito di Rachel Weisz. The Wrestler era stato premiato a Venezia, anche se il sottoscritto non lo apprezzò molto, per cui le aspettative per questa nuova pellicola sono piuttosto alte. Tra Tchaikovsky, doppelganger, rivalità artistiche, scene lesbo e di autoerotismo ce n’è un po’ per tutti i palati, pruriginosi o meno.

Lo spagnolo invece è stato premiato dal sodale Tarantino con la Palma d’argento per la miglior regia. Certo, dopo il verdetto positivo per Somewhere la cosa non è garanzia di un bel niente, però fa sempre un certo effetto, soprattutto agli occhi del cinefilo. La storia di amore-ossessione-morte tra due clown e un’acrobata del circo, sotto la dittatura di Franco, promette delle atmosfere grottesche e un uso della satira politica tendente al grandguignolesco. Amanti dello splatter e del melodramma andranno assieme a braccetto al cinema?

Infine il ritorno del messicano Inarritu, finalmente separato dallo sceneggiatore Guillermo Arriaga, potrebbe portarci un film lineare, privo dei caratteristici salti temporali e degli incastri di montaggio. La tecnica  teneva sì desta l’attenzione dello spettatore ma creava anche uno stucchevole effetto di determinismo sentimentale, di modo che si passava metà della pellicola a compiangere la sfortuna dei protagonisti. Certo, la storia di cui è protagonista Xavier Bardem non pare affatto allegra (malato di cancro, due figli, rapporto conflittuale con la moglie, lavora assieme a clandestini) ma almeno Inarritu avrà il buon gusto di soffermarsi su una sola miseria, e non su tre o quattro alla volta! Atteso con curiosità, quindi.

Scritto da Style24.it Unit
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