X Factor, il pagellone politicamente scorretto della dodicesima puntata

Ehm, ehm. Schiarisco la voce. Uh, Uham. Schiarita. Che poi a scriverlo in questi termini, con tanto di suoni gutturali, fa anche abbastanza schifo. Parto con il pagellone politicamente scorretto della dodicesima puntata di X Factor. Compito arduo.

Daniele. Ieri sera si è presentato in versione "tripudio dell'arzigogolio vocale".

Facciamo un calcolo delle parole contenute nei testi che ha cantato: diciamo 87. Bene, di queste 87 solo 13 non hanno subìto un prolungamento della sillaba finale. Le rimanenti sono servite a rimarcare il ritorno alle origini del prode Daniele, che non contento della sua retrocessione artistica ha riproposto il repertorio delle mossette schizzate. Definirle fastidiose sarebbe poco, sono quanto di più antiestetico si possa immaginare per un cantante. Poco importa se nella seconda manche Simona gli ha cambiato il brano all'ultimo minuto.

Non ho nessuna voglia di sentire il suo inedito, ma proprio nessuna. Speriamo che la semifinale ce lo porti via.

Noemi. Finalmente Morgan le assegna qualcosa che è nelle sue corde, il problema è che Noemi, univa ad aver avuto un percorso di crescita all'interno di X Factor, ormai è una nuova cantante che stride con quella iniziale. Il risultato è un disastro, e bravo Morgan. Oltretutto nella prima manche mi sono distratto per seguire la folle coreografia di Tommassini.

Sul palco, per tutta la durata della canzone, due uomini e una donna (o forse più) si lanciavano a vicenda utilizzando un Asciugone Regina. Peccato sia stata eliminata, il suo inedito lo avrei ascoltato più che volentieri.

The Bastard sons of Dioniso. Sono talmente uguali ai Bastardi della prima puntata che quasi mi verrebbe voglia di salire sul palco di X Factor nel corso di una loro esibizione fermando tutto e chiedendo loro spiegazioni a riguardo. Ma dico, si stanno facendo una gara per i cazzacci loro questi? Hanno già migliaia di fans che riempiono i palazzetti, a questo punto sarebbe logico aprire una succursale di X Factor e mandare in onda un XFactorino su misura per loro. Urge una sana dose di "tornate con i piedi per terra", altrimenti ce li troveremo tutti con gli occhi sbarrati in una vasca da bagno. Sì, se non fosse che sono i classici bravi ragazzi travestiti da dannati.

Matteo. Sarò acido, ma non incazzatevi troppo. Sono così di natura. E' un signore che a 38 anni finalmente si ritrova a cantare su un palco serio. Una ragione ci sarà se fino ad oggi nessuno se lo era cagato. La spiegazione è semplice: è noioso già nel momento in cui poggia i piedi sul palco. La sua perfezione vocale non lo porterà lontano, visto che non è supportata da una presenza scenica da cantante. Per intenderci: il punto più alto della sua carriera lo ha raggiunto cantando "The power of Love", la più scaricata da iTunes. Da quel momento la sua strada è tornata in discesa.

Jury. Come sempre l'unico a saper tenere il palco. Ritrovarmelo al ballottaggio con Noemi è stato un colpo al cuore: avrei tenuto in gara tutti i due, sacrificando volentieri gli altri tre. Invece no. Il ragazzo non ha una voce impeccabile, è vero, quando canta in italiano ha un accento bresciano. E quando pronuncia parole in inglese? Idem. Però è l'unica popstar, se così possiamo definirla, e ha margini di crescita veramente ampi. Anzi, è l'unico di cui vorrei sentire un inedito. Mi sono esposto troppo? Sì, l'ho fatto, ma arrivati a questo punto è inevitabile.

Scritto da Style24.it Unit
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