Un nuovo anno con o senza la Commedia di Benigni?

Sono in vacanza, faccio girare qualche post vecchio come al solito. Torno presto, molto presto.

Ora voi mi direte: Come hai fatto a perderti la prima parte dello show di Roberto Benigni? E io vi rispondo: Eh… bè…. ho avuto un po' di problemi logistici legati agli influssi finanziari e sono arrivato a casa a programma già iniziato (non è vero, ero su un verde campo a sgambettare).

Quindi? Quindi mi sono perso l'inizio, quello della girandola politica, sessuale, sociale. Peccato, era il momento più interessante, visto che La Divina Commedia by Benigni ha un piglio poco convincente. Pronti? Via, ora partite pure con gli insulti per ciò che ho detto.

Da giovine studioso che si è smazzato Inferno, Purgatorio e Paradiso grazie agli studi classici (e universitari) – con tanto di recitazioni a memoria in piedi sul banco in stile "O capitano, mio capitano" -, soffro di quella forma di snobismo che porta l'essere umano a diffidare da un comico fiorentino che si innamora di un capolavoro e lo rende nazional-popolare.

Non so – e qui parte la seconda caterva di insulti -, io penso che la Commedia (giusto per dimostrate che qui si è studiato) possa essere realmente vissuta da chi ha avuto un contatto diretto con quelle terzine che, in versione scolastica, occupavano solo un quarto di pagina lasciando lo spazio rimanente alle 7897 note. E se è vero questo – cosa da dimostrare – allora non si può vivere in brodo di giuggiole un tipo di approccio nazional-popolare. 

Vabbè, ok, Benigni piange pensando all'amore sfumato tra Paolo e Francesca, vive il testo pigiando il bottone "modalità attore drammatico", ma qui c'è da scegliere se captare dalla lettura della Commedia il divino, il sublime o la narrazione alla "Cappuccetto Rosso".

Quella di Benigni è la Commedia versione cantastorie. La spiegazione che precede la lettura invece è ad uso e consumo di tutti. E Dante, così, perde. Questo non vuol dire che ascoltando Benigni non si possa comprendere la poesia, dico solo che forse a sfuggire potrebbe essere il sublime.

Vabbè, vi starete chiedendo, allora chi non ha mai studiato la Commedia non ha il diritto di viverla? Giammai mi permetterei di dire codesta bestemmia, mi rendo però conto che potrebbero essere solo questi ad apprezzare Benigni. Per questo capisco lo scetticismo di coloro che quel libro "lo portano sulla pelle".
Ecco, ho finito la papardella esistenziale. Siete liberi di criticarmi, come sempre; anche perchè vorrei capire cosa ne pensate voi lettori. Non solo, qualcuno potrebbe gentilmente illuminarmi su ciò che è accaduto ad inizio puntata? Ho letto i quotidiani, ho sbirciato qualche blogger, ma è il vostro contributo quello che mi interessa.

Scritto da Style24.it Unit
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