Teledicoio intervista Alberto Tovaglia, autore tv

Se uno spettatore avesse la possibilit… di parlare con un autore televisivo, cosa gli domanderebbe? Quali curiosit… avrebbe? E soprattutto, lo abbraccerebbe o lo strangolerebbe?

Oggi, cari lettori, avrete l’opportunit… di scoprirlo. Un autentico spettatore, Paolo, faccia a faccia con un autentico autore, Alberto Tovaglia.

Uno degli scienziati pazzi dietro a trasmissioni quali Ciao Darwin o Buona Domenica, che ha avuto l’occasione di farsi seviziare personalmente da Costanzo o Bonolis e che con le sue idee non ha avuto timore di creare, nel corso degli anni, piccoli mostri come il curatore di Teledicoio, cresciuto a pane e tv.

Antefatto: dopo uno sconcertante scambio di mail, in cui io e Alberto tentiamo a pi— riprese di vincere il premio “deliri notturni e mattutini” (per la cronaca, mi ha stracciato: non sfidate mai un autore sul suo terreno – cioŠ il delirio, N.d.P.), giungo alla conclusione che si pu• fare.

No, non come Veltroni, che col se po’ ff… s’Š preso una pizza in faccia che ancora st… a gir…. Si pu• fare nel senso che Š davvero possibile interagire con un autore televisivo ed uscirne vivi.

Io ce l’ho fatta. E questa Š la mia storia.

1) Ciao Alberto, e benvenuto su Teledicoio. Prima di tutto ti ringrazio per il tempo e per la cortesia. La prima domanda, ahimŠ, risulter… piuttosto banale, ma Š propedeutica (ho sempre voluto usare il termine ‘propedeutico’ in un post; anche per questo, Alberto, ti dico grazie): come, dove e perchŠ una persona decide che assistere alle quotidiane sfuriate d’un regista tv o di un presentatore famoso Š un’esperienza di vita fruttuosa? Pi— nello specifico: come, dove e perchŠ TU lo hai pensato?

L’ho pensato pi— volte, magari quando le cose non andavano bene.

Per poi arrivare sempre alla solita conclusione. L’autore lo fai per passione, per amore nei confronti di un lavoro bellissimo dove ti pagano per divertirti. Perch‚ a fare l’autore ti diverti. Le sfuriate dei registi o dei presentatori sono fortunatamente un aspetto minore e poco frequenti, almeno nella mia esperienza personale. Generalmente Š pi— facile lavorare con i “grandi” piuttosto che con quelli che pensano di esserlo. Si, perch‚ Š il mediocre, l’incapace, che si incavola e contesta gli autori, citandoli spesso a sproposito per coprire le proprie manchevolezze. Mentre il vero professionista si affida, visto che ci sono, al lavoro degli autori, senza sostituirli e rispettandone il ruolo.

Dove e come ho pensato di fare questo lavoro? In uno studio televisivo dopo anni di gavetta passati a ricoprire vari ruoli sia davanti che dietro le telecamere. Nel 1984 mentre svolgevo il mio ruolo di scalda-pubblico (“Il Coach“, come mi chiamava Mike Bongiorno) mi Š stato proposto di fare il ghostwriter per alcuni autori / amici. Cos Š cominciata un’ avventura che in 27 anni mi ha portato da “negro” ad autore di programmi di successo con due Telegatti e un riconoscimento internazionale sulla coscienza. Oggi tutto questo Š difficilmente replicabile.

2) Come funziona, esattamente, il tuo lavoro? Venite segregati in un buio scantinato fino a che non partorite un’idea che aggrada il consiglio d’amministrazione, o avete una certa libert… di movimento? Il cosiddetto ‘brainstorming’ autorale (cioŠ il confrontarsi ed il buttar gi— idee) avviene in modo pacifico, o vi sono lotte fratricide in cui vince chi urla pi— forte (o chi Š pi— raccomandato, a seconda dei casi)?

Innanzitutto lascia che faccia una personalissima considerazione. Il lavoro dell’autore non Š un lavoro solitario ma di gruppo. Solo la condivisione, il pluralismo, il confronto portano alla realizzazione di progetti validi. Io sono riuscito a fare fino ad oggi questo lavoro perch‚ ho avuto la fortuna di fare coppia con uno straordinario collega-amico-fratello, Walter Corda, e di avere assieme a lui frequentato gruppi di lavoro carichi di professionismo. Detto ci•, oggi Š complicato capire cosa fa un autore televisivo, visto che di fatto Š un lavoro che non esiste pi—. Mi accorgo di fare un lavoro inesistente quando cerco di spiegarlo a conoscenti e amici che me le domandano. I loro sguardi perplessi sono eloquenti:” Ma cosa fai di lavoro? Di che cosa ti occupi?” . Non capiscono che un programma televisivo per andare in onda deve, anzi dovrebbe, essere “scritto“. Gi…. L’autore dovrebbe scrivere i programmi, dovrebbe idearli, inventarli, proporli e non limitarsi ad “adattarli”. Dovrebbe. Una volta, forse, tanto tempo fa. Mi ricordo (e qui vengono fuori i miei “anta” ) che tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione di un programma leggevano il “copione” (oggi merce rara, quasi sconosciuta ai pi—). Sia artisti che regista stavano zitti ascoltando cosa l’autore avesse loro da proporre perch‚ le idee, i contenuti, erano dell’autore. Oggi non si sa chi scrive, cosa scrive e per chi scrive… se scrive.

Comunque torniamo a come si svolge la fase creativa per un autore. Ovviamente parliamo di programmi seriali e preferibilmente in diretta. Se le cose sono tranquille, gli autori sono autonomi e la fase creativa Š sempre legata al cazzeggio e al divertimento. Per cui inventarsi rubriche e giochi, scrivere parodie o sketch non pesa e diventa un bel momento di collaborazione creativa. Parlo sempre di coppia autorale (nel mio caso) e gruppi di lavoro. Quindi pu• capitare s di essere rinchiusi in stanze fumose per ore, ma con il gradevole compito di inventare un gioco telefonico con montepremi milionario che sia bellissimo, facilmente giocabile, coinvolgente ma difficilmente risolvibile. Hai detto cotica.

In caso di emergenza, invece, la musica cambia. Avete presente la scena del film di Ron Howard “Apollo 13“, dove viene chiesto ad un gruppo di ingegneri di ricostruire un impianto d’aerazione utilizzando gli attrezzi pi— disparati e incompatibili? Ecco, questa Š molto simile al lavoro d’emergenza di un autore. Salta un ospite? Serve riempire la scaletta? La diretta ti costringe a cambiare in corsa? Il tuo competitore gioca il Jolly? Riunione immediata e strizzare il cervello. La segregazione in stanze buie avviene quando le cose vanno male, gli ascolti non ci sono e occorre rivedere il progetto, il tutto in un giorno. Facile, vero? Ma ci pagano per questo e quindi gi— con il brainstorming segregato.

A noi, me e Walter, Š sempre andata bene. Soluzioni del problema con proposta immediata e vincente. Siamo una gran bella macchina creativo-risolutiva. Ma se le idee non vengono? L’autore, quello vero, deve sempre avere idee. Per questo non Š un lavoro che possono fare tutti o che si pu• improvvisare. Se in riunione hai un’ idea parli, altrimenti taci e basta. E puoi essere raccomandato quanto vuoi, ma in quel momento o ci sei o ti fanno “tana” subito. Il frenetico fannullone (esiste in tutti gli ambienti quello che, non sapendo fare niente, cerca sempre di avere un foglio di carta in mano, aggirandosi freneticamente per i corridoi, facendo finta di essere occupatissimo?) ha vita breve.

3) Domanda spinosa e assolutamente politically uncorrect (quindi c’Š pi— gusto a farla): abitiamo tutti su questo pianeta, e sappiamo come vanno certe cose. Ti Š mai capitato di lavorare su un’idea e di vedertela poi soffiare da sotto il naso? Detto fuori dai denti, ci sono persone che magari si vantano di aver concepito programmi innovativi, ma che alla fine si sono solo appropriate di idee non loro?

Molto spesso, ma fa parte del gioco! Del resto penso che, magari, anche a Leonardo Da Vinci sia capitato di copiare ed essere copiato da qualche messer del tempo. Bah…chi puo’ saperlo! Una volta un dirigente televisivo, quando gli abbiamo fatto notare che un programma in onda era lo stesso che gli avevamo proposto pochi mesi prima, ci ha risposto “le idee sono nell’aria…“, legittimando con quelle parole un “furto”.

Attualmente Š in onda su una rete nazionale un programma che Š molto ma molto simile ad un programma ideato da me, Walter Corda e Roberto Cenci. La cosa ancora pi— curiosa Š che l’incipit del copione della puntata zero (da noi presentato alla rete che lo doveva produrre) Š l’attuale titolo del programma in onda. Seguirebbe un elenco sterminato di furti e sgarbi ma non ritengo di dovervi ammorbare. Ma le idee sono nell’aria. Compratevi un retino e diventerete ricchi.

4) Hai avuto la possibilit… di vivere fianco a fianco con personaggi come Mike Bongiorno, Costanzo, Corrado o Roberto Cenci. Siamo curiosi: com’Š lavorare con i “televisivi”? E inoltre, sapresti indicarci i momenti che a tuo parere hanno segnato – positivamente o negativamente – la tua professione?

L’ho detto prima. Lavorare con i grandi Š pi— facile, bello, gratificante. Certo stare vicino a questi personaggi logora, consuma, perch‚ il dispendio creativo ed emotivo Š alto. Ma alte sono le soddisfazioni e le possibilit… di crescita. Io posso dire di avere imparato moltissimo lavorando vicino a registi come Beppe Recchia, Romolo Siena, Giancarlo Nicotra, Mario Binachi, Roberto Cenci, e artisti come Domenico Modugno, Gino Bramieri, Raffaella Carr…, Corrado, Sandra e Raimondo, Marco Columbro, Lorella Cuccarini, Enrica Bonaccorti, Mike Bongiorno, Gerry Scotti, Gigi Sabani e Fiorello, Luca Laurenti e Paolo Bonolis, Claudio Lippi e tantissimi altri. Il privilegio di lavorare per oltre 12 anni con Maurizio Costanzo (autore, sceneggiatore, regista, giornalista, scrittore, paroliere) Š un’esperienza unica, che ha dato alla mia carriera una determinante spinta professionale. Con lui, io e Walter Corda abbiamo scritto belle pagine di televisione e ideato formati per altri media. Gli sono grato per avermi dato questa opportunit… e lo ringrazio di cuore.

Cos come ringrazio Paolo Bonolis – attualmente il pi— bravo, preparato e completo conduttore che abbiamo in Italia – per avermi dato la possibilit… di partecipare, con il mio lavoro, al successo dell’ultima edizione di Ciao Darwin. Poi l’insostituibile e importante figura del mio socio, Walter Corda. Con Walter ho vissuto i momenti pi— belli. Nel nostro sodalizio professionale abbiamo avuto la capacit… di compensarci uno con l’altro, spalleggiarci, intercambiarci sempre con lealt… e divertita complicit…. Il vero socio-amico-fratello con cui ho condiviso 16 anni di successi. Ecco, queste sono le cose importanti. Rapporti umani, empatie. I momenti negativi? Anche qui rapporti umani, ma con esiti diversi. Pazienza.

5) Puoi raccontarci, senza ovviamente fare nomi, un paio tra gli aneddoti pi— surreali, bizzarri, sinistri o piccanti che riguardano la tua carriera? Per dire, hai mai beccato conduttore e valletta chiusi in uno stanzino in atteggiamenti inequivocabili?

Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Non Š per spirito di corpo, n‚ per proteggere la casta, ma tutto quello che si pu• immaginare… Š successo. Per altri aggiornamenti prego rivolgersi a Signorini!

6) Questa domanda Š saltata fuori nel nostro scambio via mail, m’interessa conoscere il tuo parere al riguardo. Come mai le grandi televisioni, che possiedono una forza produttiva notevole, preferiscono comprare format stranieri che in Italia ci vergogneremmo solo a pensarli? PerchŠ esistono programmi come Trasformat e conduttori come Papi?

Mai come in questo periodo me lo chiedo anch’io, ma la risposta Š ancora pi— desolata e desolante della domanda…bohhh! Papi ne Š il caso pi— eclatante. Lui Š come un cartone animato giapponese, resta fermo mentre dietro gli cambiano le scenografie. Cambiano i programmi da lui condotti ma non cambiano gli ascolti… e purtroppo nemmeno la sua non-conduzione. Aprendo una parentesi proprio sul genere: quale dovrebbe essere la funzione di un conduttore? Dovrebbe accompagnare il telespettatore, guidandolo all’interno del programma, descrivendolo, evidenziandone i momenti pi— importanti, con modi mai invasivi, divertendo o interessando a secondo delle esigenze. Per fare questo il conduttore dovrebbe avere come caratteristiche presenza scenica, capacit… espressiva, propriet… di linguaggio, simpatia, qualche peculiarit….

Veniamo a fare qualche esempio. Gerry Scotti Š un bravo conduttore, si esprime bene, con un lessico chiaro, completo, comprensibile a tutti. E’ simpatico, amabile. Conosce e capisce i meccanismi di un tv game. Altro esempio di conduttore? Paolo Bonolis: bravo, simpatico, colto, con una propriet… di linguaggio e una capacit… di eloquio unici. Sa condurre un gioco, capendone le regole. Allo stesso tempo riesce, per le sue peculiarit…, a condurre anche eventi come il Festival di San Remo. Veniamo a Enrico Papi. Non Š colto, non ha propriet… di linguaggio, non capisce i giochi che conduce, non Š simpatico. Quindi? Personalmente, avendoci lavorato, lo considero la persona pi— spregevole che abbia mai conosciuto.

7) Quale Š, a tuo avviso, la situazione attuale della tv italiana? Bada bene, non ti sto chiedendo quali siano i vari gruppi di potere, anche se sarebbe estremamente suggestivo parlarne.

La televisione commerciale, con la sua esplosione a met… degli anni ’80, ha indubbiamente dato uno scossone notevole a tutto il comparto. Ma il monopolio o, quanto meno, l’oligopolio dei media ha omologato verso il basso la qualit… in termini di linguaggio e contenuti. L’auspicio Š che l’ingresso di nuovi competitors nell’agone televisivo, rappresenti, nel prossimo futuro, una rinnovata spinta alla ricerca di tematiche nuove, inedite ed originali. Al momento l’offerta televisiva propone una sorta di marmellata i cui ingredienti sono la banalit…, l’omologazione e la volgarit… gratuita.

8) Mi rendo conto che questa Š la domanda che pi— o meno tutti vorrebbero fare ad un autore televisivo: quanto c’Š di vero nel Grande Fratello, o nei reality in genere? Personalmente penso “molto ma molto poco”. Riusciresti a darci una risposta senza per questo dover poi fuggire in Groenlandia inseguito da torme d’avvocati?

La forza di molti spettacoli televisivi Š la verosimiglianza. Questo credo possa bastare a spiegare programmi che vivono di candid-camera e tutti quei programmi che vivono del coinvolgimento del pubblico. E’ chiaro che anche i reality non sfuggono a questa regola. Perci• tutto quello che avviene e tutto quello che il pubblico vede Š frutto di dinamiche e reazioni spontanee, ma certamente decodificate secondo le regole dello spettacolo televisivo e dello show business.

9) In una delle tue mail hai accennato all’A.N.A.R.T., l’associazione italiana autori televisivi di cui mi dici fai parte sia come iscritto sia come consiglio direttivo, e ad una “guerra” in corso tra voi e la SIAE. Potresti aggiornarci? Cosa sta succedendo?

Noi dell’ANART vogliamo ribadire l’assoluta titolarit… dell’autore sui programmi che progetta e cura. Attualmente vengono proposti agli autori contratti che non riconoscono l’opera d’ingegno, con la benevola complicit… della Siae. Oggi, al tavolo che conta in sede Siae, la sezione D.O.R. (che tutela le opere drammatiche, le operette, le riviste e le opere analoghe, comprese quelle create appositamente per la radio, la televisione o altri mezzi di diffusione a distanza) Š quella che ha meno rappresentanti e quindi rischia sempre di avere meno voce in capitolo. Con l’A.N.A.R.T stiamo cercando di creare un sindacato, un albo professionale, un contratto nazionale che tuteli maggiormente non solo le opere di un autore, ma anche il suo ruolo. Altra battaglia in corso Š quella con la Siae per il riconoscimento delle pensioni ai soci che, avendone diritto, hanno versato per anni contributi senza vederne oggi benefici.  

10) L’ultima domanda riguarda il futuro, sia tuo che della televisione: a tuo avviso il ricambio generazionale – sia davanti che dietro le telecamere – sta inficiando il prodotto televisivo? Se s, perchŠ? E come mai un autore della tua esperienza non ha pi— l’occasione di proporre nuove idee, o almeno d’affiancare la new generation di autori gggiovani (anche solo come consulenza)?

Uno degli aspetti pi— affascinanti ma al contempo pi— angoscianti del nostro mestiere Š l’assoluta mancanza della certezza del futuro. La cosa riguarda, ovviamente, anche me, ma… transeat!

Il ricambio generazionale c’Š stato, non senza qualche problematica per tutto l’ambiente. C’Š da aggiungere che purtroppo il mondo della televisione ha tra i suoi difetti anche la pecca di non avere memoria storica. Oggi i punti di riferimento sono solo i costi (esistono strutture che dovrebbero occuparsi di News e invece producono, riempiendo il palinsesto, variet…, diventando di fatto i “cinesi” della televisione: i programmi non sono belli, non fanno ascolti ma costano poco) anche a scapito dello share, l’unico dato che certifica e d… valore al tuo lavoro. E questo pi— che mai si Š affermato con l’avvento delle tv commerciali. Per quanto mi riguarda spero di continuare a fare questo mestiere perch‚ Š l’unico che so fare e che spero possa servire ancora a qualche telespettatore. “God save the Authors”.

 

Scritto da Style24.it Unit
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