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5 Giugno 2026

Sonia Bruganelli lancia un appello alla donazione dopo due mesi in ospedale

Dopo due mesi al fianco di Silvia al Bambin Gesù di Roma, Sonia Bruganelli racconta il ricovero della figlia, precisa che non c'è stato un trapianto e invita alla donazione di organi come gesto di civiltà

Sonia Bruganelli lancia un appello alla donazione dopo due mesi in ospedale

Nelle ultime settimane Sonia Bruganelli ha scelto di trasformare un periodo personale difficile in un messaggio pubblico sulla donazione di organi. La 52enne ha trascorso due mesi al fianco della figlia Silvia Bonolis presso il Bambin Gesù di Romaesperienza che l’ha portata a condividere riflessioni e chiarimenti sullo stato di salute della ragazza.

Il ricovero, annunciato il 10 maggio e conclusosi con la dimissione dopo circa due mesi, ha acceso discussioni e alimentato notizie imprecise: Bruganelli ha pertanto voluto mettere ordine raccontando fatti e lanciando un appello che tocca aspetti clinici e culturali.

Il ricovero di Silvia e l’intervento subito

Silvia, nata con una cardiopatia congenitaha affrontato fin dai primi giorni di vita interventi significativi. Durante il ricovero al Bambin Gesù di Roma la famiglia ha rivissuto momenti complessi che hanno richiesto l’impegno costante del personale medico e il sostegno reciproco. Bruganelli ha ricordato come la figlia abbia conosciuto «nuovi amici in un posto dove i bambini non dovrebbero vivere mai», sottolineando il ruolo delle infermiere e dei medici che operano nelle corsie pediatriche con competenza e umanità.

Dettagli sull’intervento e precisazioni

Nella comunicazione pubblica Sonia ha voluto chiarire un punto importante: Silvia ha subito un importante interventoma non è stata sottoposta a un trapianto di cuore. La precisazione è stata resa necessaria per contrastare le fake news che circolavano sullo stato clinico della giovane. La madre ha parlato delle conseguenze subite in passato da Silvia, tra cui episodi che hanno lasciato effetti neurologici e motorii, e di come la famiglia abbia gestito la quotidianità in ospedale durante il periodo di degenza.

L’appello alla donazione di organi nato dall’esperienza in corsia

Dalla lunga permanenza al fianco della figlia è nato un messaggio pubblico che tocca una questione etica e sociale: la donazione di organi. Bruganelli ha ricordato che molti bambini restano in attesa di un cuore o di un polmone per mesi — anche per 10, 11 mesi — e ha invitato a riflettere su quanto la disponibilità di organi possa salvare vite. Ha definito la donazione «un atto di civiltà e di rispetto per la vita», osservando che, in un’epoca in cui la tecnologia avanza rapidamente, il corpo e i suoi organi restano elementi insostituibili.

Il messaggio ha un tono personale e pragmatico: dopo aver visto da vicino la sofferenza nei corridoi pediatrici e la solidarietà fra famiglie, Bruganelli ha voluto trasformare il proprio vissuto in una spinta a una maggiore consapevolezza collettiva. Ha descritto come, nei rari momenti di tregua al telefono o leggendo le notizie, il pensiero andasse a quei casi di cronaca in cui giovani vittime avrebbero potuto offrire organi utili a salvare altre vite.

Il contesto familiare e la reazione pubblica

Durante il ricovero Sonia non ha risposto pubblicamente alle critiche rivoltele da alcuni personaggi dello spettacolo, tra cui Lucio Prestaspiegando che la sua priorità era assistere la figlia. Alla notizia del ritorno a casa si sono aggiunti i messaggi di affetto della famiglia: parole che hanno testimoniato la tensione e la gratitudine dopo due mesi trascorsi tra le corsie. Il fratello di Silvia ha espresso sui social la gioia per la dimissione e il riconoscimento della forza della sorella.

L’esperienza al Bambin Gesù di Roma ha così assunto un doppio valore: da un lato la concreta gestione di una patologia complessa, dall’altro la presa di posizione pubblica su un tema sanitario e culturale che coinvolge la collettività. Bruganelli ha chiuso il suo intervento ribadendo la necessità di informarsi correttamente e di considerare la donazione come un gesto che può fare la differenza per i bambini ricoverati.

Autore

Camilla Fiore

Camilla Fiore, da Verona, annotò la prima review dopo aver testato un siero durante la Fiera della Cosmesi: quell’articolo cambiò la linea editoriale dedicata alla prova prodotto. Propone rubriche con taglio rigoroso e porta in redazione la precisione di chi colleziona vecchi campionari.