Dalle scarpe rosse alla panchina: tutti i simboli contro la violenza sulle donne

Arianna Giago

La mia passione è la comunicazione, la considero un'arte. Ho avuto esperienze come articolista web e come collaboratrice presso un giornale su carta stampata della mia zona, mestiere che mi ha insegnato molto, più di quanto possano fare i libri, e mi ha fatto capire che quella del giornalismo è più di una professione, ma una vera e propria vocazione. Raccontare le storie degli altri, per gli altri. Raccontare il mondo attraverso i nostri occhi, è un compito davvero importante.

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I simboli contro la violenza sulle donne riempiono le piazze del nostro Paese e del mondo con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento.

Tra quelli più conosciuti ci sono sicuramente le scarpe rosse, ma non sono gli unici. Ce ne sono altri, forse anche meno noti perché più silenziosi o meno appariscenti. Ma quali sono i loro significati e le loro origini?

L’anfora tra i simboli contro la violenza sulle donne

Da un’idea dell’associazione Unione Donne in Italia (U.D.I.) nasce la “Staffetta delle donne contro la violenza sulle donne”.

Una manifestazione che ha inizio il 25 novembre 2008 a Niscemi, in provincia di Caltanisetta per concludersi un anno dopo, il 25 novembre 2009, a Brescia. Due date e due luoghi anch’essi simbolo, perché a Niscemi venne assassinata, a soli 14 anni, Lorena, vittima del branco e a Brescia invece perse la vita Hiina, sgozzata dal proprio padre perché voleva vivere “all’occidentale”.

Simbolo di questa staffetta è appunto un’anfora a due manici, per essere portata da due donne, sottolineando così l’importanza della solidarietà tra donne (e anche uomini), davanti a temi così importanti.

Ad ogni passaggio, l’anfora si è riempita letteralmente di pensieri e immagini di tutte quelle donne che hanno voluto lasciare una testimonianza del proprio passaggio.

Le giornate dedicate come simboli contro la violenza sulle donne

Contro la violenza sulle donne non mancano anche le giornate dedicate, come la Giornata Arancione che si celebra ogni 25 del mese per aumentare la consapevolezza sulla violenza contro il genere femminile. In particolare, la data del 25 novembre vuole ricordare l’assassinio delle tre sorelle Mirabal, avvenuto negli anni ’60.

Considerate rivoluzionarie contro il regime del dittatore della Repubblica Dominicana Rafael Leónidas. Vennero bloccate da alcuni agenti per poi essere stuprate, massacrate e strangolate.

I loro corpi furono nascosti, simulando un incidente. Per non dimenticare, ogni 25 del mese siamo tutti invitati a indossare qualcosa di arancione.

Il nastro bianco

Anche il nastro bianco ha un significato davvero importante.

Simboleggia infatti l’impegno degli uomini che dicono no alla violenza sulle donne, una presa di posizione attiva che condanna la violenza di genere. L’idea del fiocco bianco ha origine in Canada nel 1991 a seguito di un terribile fatto di cronaca avvenuto nel 1989 che coinvolse 14 ragazze della facoltà di ingegneria di Montreal, uccise da un uomo con il solo scopo di riaffermare la preponderanza maschile.

I primi ad indossare il nastro bianco in ricordo delle vittime e a sostegno delle donne che frequentavano la facoltà e non solo, furono proprio gli stessi studenti uomini, che manifestarono qualche tempo dopo questo terribile avvenimento.

La panchina rossa

Rosso come il colore del sangue e una seduta per simboleggiare il posto di una donna che non c’è più: anche la panchina rossa è uno dei simboli più conosciuti contro la violenza sulle donne.

Con lo scopo di tenere alta l’attenzione sul tema, viene generalmente collocata davanti a luoghi di pubblico interesse come scuole, musei e piazze, la prima a posarla fu Tina Magenta a Lomello, in provincia di Pavia.

Le scarpe rosse

Come dicevamo all’inizio dell’articolo, tra i simboli contro la violenza sulle donne, il più conosciuto è quello delle scarpe rosse. Ma perché si è iniziato a vedere questo simbolo sparso per le piazze di tutta Italia e di tutto il mondo? Tutto ha avuto inizio nel 2009, quando Elina Chauvet, un’artista messicana, presentò la propria installazione chiamata “Zapatos Rojos” (scarpe rosse) davanti al consolato messicano a El Paso, in Texas, con lo scopo di denunciare tutti gli abusi sulle donne e il femminicidio, in particolare per tutti quelli perpetrati nella città di Juarez.

Le scarpe rosse hanno molteplici riferimenti anche letterari, per esempio il Mago di Oz, ma proprio per via del colore rosso sono viste anche come sinonimo di indipendenza ed emancipazione.