Silvio Berlusconi, la diretta tv di Camera e Senato e le scimmie ammaestrate

Silvio Berlusconi ha una caratteristica più unica che rara in un uomo politico, soprattutto in uno statista: è abituato a parlare a ruota libera e a esprimere ciò che gli passa per la testa senza stare troppo a riflettere sulle conseguenze.

Questa esuberanza, chiamiamola così, l'ha costretto spesso e volentieri a delle rapide retromarce – tanto basta addossare la colpa sui giornalisti che fraintendono – per far fronte al vespaio di polemiche che le sue parole in libertà di norma sollevano.

Ieri solita storia, prima Silvio dice che i parlamentari «sono lì per fare numero e per votare emendamenti che neppure conoscono» e poi, dopo le reazioni di Fini e Franceschini, aggiusta il tiro e precisa che voleva solo ribadire la necessità di riformare i regolamenti delle due camere.

Peccato per il dietrofront perché questa volta il premier ci aveva preso, altro che storie. Se avete il satellite provate ad affacciarvi sulla diretta dei lavori di Camera e Senato (canali 555 e 525 del bouquet di Sky), ma vi prego: non vi soffermate più di dieci minuti perché potreste di colpo diventare monarchici o anarchici (a seconda delle inclinazioni).

Comunque, lo spettacolo – molto istruttivo – a cui si assiste è a dir poco desolante.

C'è il presidente di turno dell'assemblea che, con il piglio annoiato del supplente di una scolaresca che non gli dà retta, tenta stancamente di far fare silenzio, c'è un andirivieni continuo di deputati che fanno la spola tra gli scranni e la buvette mentre quelli che stanno al loro posto o dormono, o leggono il giornale o parlano col vicino o cazzeggiano col cellulare: insomma fanno qualunque cosa tranne che ascoltare il collega che sta parlando e seguire i lavori.

In questo clima da classe di ragazzini in gita scolastica si alza la mano o si schiaccia il pulsante per votare, proprio come ha detto Berlusconi, articoli di legge ed emendamenti di cui non si conosce nulla o quasi.

Ora, vi risparmio qualunque tipo di predica moraleggiante sul significato e l'impegno che ogni rappresentate del popolo incaricato di rappresentare la nazione dovrebbe avvertire dentro di sé e vengo subito al sodo: è proprio necessario che la collettività (tradotto: i nostri soldi) debba mantenere 630 deputati e 315 senatori con stipendi di 20000 euro mensili per pigiare ogni tanto, quando si degnano di andarci, il tasto che gli è stato indicato? Voglio dire: ci mettiamo delle scimmie ammaestrate e il risultato è lo stesso!

Ecco allora, visto che la soluzione delle scimmie appare effettivamente un po' troppo eterodossa almeno si riformi velocemente la Costituzione e si dimezzi (come minimo) il numero di deputati e senatori. Anzi: si cancelli il Senato e si costituisca una camera unica di trecento deputati, possibilmente selezionati in modo un po' più serio rispetto alle ultime legislature. Con i milioni che si risparmierebbero si potrebbe tentare di fare qualcosa di utile per il paese, fosse anche la manutenzione delle gabbie dello zoo dove stanno le scimmie. Che potrebbero sempre tornare utili.

Scritto da Style24.it Unit
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