Sanremo, il pagellone della prima serata e quei soldi ben spesi per Bonolis e Benigni

Un palco intimo, di quelli che stonano con la pomposità di un Sanremo di derivazione baudiana. Il segreto del successo di questo Festival di Sanremo è proprio qui. Paolo Bonolis, con quel suo milione di euro sul groppone assolutamente giustificato, ha sradicato il Festival da un presunto altare e lo ha portato in mezzo al pubblico.

Ieri in tv ho intravisto un camino acceso al centro del palco, poco davanti, in piedi, un intrattenitore di alto livello; tutti noi eravamo seduti intorno a lui a ferro di cavallo, sui divani di casa. Spogliati dal formalismo del Festival, orfani gioiosi di Baudo, partecipi di un varietà rinnovato.

Ritmo serrato, cantanti da subito protagonisti, pochi intermezzi inutili. Dinamismo. Ecco cosa ho visto ieri sera. Era quello che mancava.

Bonolis promosso a pieni voti. Mi interessava la componente di "varietà" del Festival: prova superata. Dei cantanti, inutili presenze, parlerò a breve.

E poi Roberto Benigni. Come non citarlo. Una risorsa di questo Paese che va a puttane. Nella sua semplicità così profonda si è meritato quei 350 mila euro. Potevano dargli anche di più, non mi sarei lamentato a questo punto. Dite la verità, da quanto tempo non ridevate ascoltando un comico in tv? L'Italia ormai è abituata a "ci sei, ce la fai, sei connesso".

E' questa la comicità che si è meritata in questi anni. Impossibile non citare Berlusconi, la sua presenza nel panorama italiano è talmente imbarazzante da poter essere trasformata senza alcun problema in favola comica. Lo ha fatto con ironia, rara ironia. Immensa la risposta a Povia, ridotto a microbo di fronte ad Oscar Wilde. Orgoglioso di averlo visto in tv.

Mentre scrivo non sono ancora arrivati i dati d'ascolto. Di questo parleremo nei commenti. Passiamo allora ai cantanti. Non perderò troppo tempo perchè… vabbè il perchè lo capirete leggendo.

Mina. Grazie per il contributo, il messaggio è stato forte. Una presenza morale che ha ulteriormente giustificato il riuscito tentativo di proporre una 59esima edizione.

Dolcenera. Veste rinnovata, look rinnovato, sonorità rinnovate. Il consiglio è di indossare i vecchi panni.

Fausto Leali. Sono tornato indietro di anni e per un attimo ho respirato l'aria stantia del Festival ingessato. La paura è aumentata a dismisura quando ho sentito la canzone – e soprattutto la voce –  di Albano.

Tricarico. Dio mio! Testo talmente idiota da essere considerato geniale, cantante talmente impresentabile da diventare artistico. Sapesse almeno cantare.

Marco Carta. Si incazzino pure i fans, tanto sono tutti ragazzini di 12 anni. Marco Carta è il nulla nel nulla musicale. Testo di una banalità sconvolgente, voce da ragazzino – intonato – che canta sotto la doccia. Un prodotto mediatico a scopro di lucro.

Patty Pravo. Non ho ascoltato la canzone, stavo solo controllando quella pelle pronta a saltare. 

Marco Masini. Povero, lui porta anche dei testi impegnati. Il problema è che non è credibile. Mai.

Francesco Renga. Poco conta la canzone, questo ragazzo, con la voce che si ritrova, per me può cantare anche le sigle dei cartoni animati.

Pupo, Belli e Youssou'n dour. Imbarazzanti. Mi sono vergognato per Youssou'n dour.

Gemelli Diversi. Tre tronisti in versione rap. Il testo è anche carino, ma si torna sempre al discorso credibilità. Tamarri come siete per me potete cantare solo del rombo della Punto truccata.

Afterhours. Apprezzo il tentativo di Bonolis: abbiamo avuto una voce fuori dal coro. Però, a ben vedere, potrei riproporre il discorso di Tricarico. Con le dovute differenza, se non altro per la storia che si portano alle spalle.

Nicky Nicolai. Non pervenuta, stavo fumando sul balcone.

Povia. Testo ridicolo. Il bambino che fa "oh" racconta sì una storia, ma non può che proporre in contemporanea una tematica che solo in Italia è ancora dibattuta. Un messia dei poveri. 

Sal da Vinci. Anche qui pausa sigaretta. Ravvicinata, lo so. Che vi devo dire?

Alexia e Lavezzi. Bò, mi sembravano al Festivalbar.

Iva Zanicchi (grazie Paul che mi hai fatto notare la sua assenza dal pagellone). Poverina, la capisco. Arrivati ad una certa età magari si desidera ardentemente il tronchetto della felicità. Una bella canzone da balera, mi sarei aspettato anche una coreografia in stile sagra del paese, con tanti anziani abbracciati che volteggiano gioiosi: tutti infoiati, tutti pronti per l'infuocato rientro a casa.

Scritto da Style24.it Unit
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