Sanremo, cronaca della seconda serata: peccato per le tette di Bianca Guaccero

Mentre vi scrivo non conosco i dati auditel, quindi non posso ancora parlare di una discesa verso gli inferi, di un pareggio, o di una ripresa in grande stile. Sicuramente la serata di ieri è stata leggermente più frizzante. Chiambretti è sempre in grande forma, inutile dirlo.

Propongo un Sanremo 2009 con Chiambretti presentatore ed una spalla a sua disposizione, visto che la spalla Pippo più che aggiungere può solo togliere. Oppure lasciare tutto invariato.

Pippo è sempre uguale a se stesso, e fin qui nulla di nuovo, anche se ieri sera sembrava leggermente meno ingessato. A sorprendere è stata una Bianca Guaccero con la voce da trans (poverina, ha avuto un calo di voce e ha dovuto anche cantare in playback, forse per fortuna), che paragonata alla collega Osvart è dieci spanne superiore e undici spanne più gnocca.

Come debutto niente male, se riuscirà a crescere potrebbe anche fare strada seguendo le orme della Marcuzzi, della Blasi, della Ventura. Insomma, bazzicare dalle parti dell’intrattenimento più o meno intelligente. Vedremo. Certo che ieri sera l’uscita di tetta rischiata durante il balletto poteva donarle gloria eterna. Peccato, la prossima volta chieda consiglio a Sara Varone .

Ed eccoci alla musica, protagonista di questo sanremo come il calcio è protagonista a Quelli che il calcio.

Cioè, al Festival la presenza della musica, in termine di tempi, è sicuramente alta. In termini qualitatitivi, invece, continua a latitare.

In primo luogo la canzone di protesta del caro Zampaglione, che tanti casini ha creato prima del Festival è orribile. E’ stata cantata in maniera orribile. Melodicamente è orribile. Ha un testo degno della Tatangelo e di Gigi D’Alessio in quanto a riscatto sociale. Non aggiunge nulla, non toglie nulla, non serve a nulla. Eh, mi fermo.

Loredana Bertè è talmente uguale a se stessa che ormai non riesce più a scandalizzare nemmeno se stessa. Ogni tanto ci prova, ma risulta abbastanza ridicola. Calcolando che la trasgressione è il suo forte, potete ben capire quale possa essere il voto alla sua esibizione di ieri.

Sarò sincero, gli altri non meritano nemmeno di essere menzionati. Un Grignani in vecchio stile nè carne nè pesce, dei Finley che steccano da far impressione, Minghi che imita Minghi, Mietta che imita Mietta, Cammariere che imita Cammariere e così via.

Ah, no. Ci sono i Duran Duran che imitano i Duran Duran. E’ a quel punto che l’Italia si alza in piedi sul divano con il Moncler e porta le mani al cièlo. E’ a quel punto – con tanti capelli in meno Lui, qualche ruga in più Lei – che gli italiani si rendono conto che Sanremo, alla fine, non è mai cambiato. E così l’italiano si risiede e abbassa il capo triste e sconsolato. Una lacrima fa capolino sul viso. Entra Bobby Solo. Anzi no, è il turno di Ariel, bella e giovane promessa.

Scritto da Style24.it Unit
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