I Palazzi dell’Arte di Rimini ospitano, dal 20 febbraio al 24 maggio, un progetto espositivo che ripercorre i 75 anni di attività del Distretto Moda Romagnolo. L’iniziativa si svolge tra il Palazzo Arengo e il Palazzo del Podestà e unisce archivi, capi storici e installazioni digitali per illustrare le trasformazioni produttive e culturali del territorio.
La mostra, ad ingresso gratuito, mette in dialogo moda, cinema, musica e memoria locale.
Espone capi, calzature, bozzetti e materiali d’archivio provenienti da dieci marchi e dalle aziende calzaturiere di San Mauro Pascoli. L’allestimento propone inoltre installazioni digitali che contestualizzano il contributo del distretto all’internazionalizzazione della filiera.
L’iniziativa è stata ideata e curata da Katia Bartolini e Chiara Pompa del Culture Fashion Communication dell’Università di Bologna. Il percorso espositivo intende valorizzare l’heritage locale e mostrare le strategie che hanno reso il distretto competitivo sui mercati esteri.
Un racconto corale tra heritage e internazionalizzazione
Il percorso espositivo prosegue sulle superfici dei palazzi storici e propone un racconto che si sviluppa dalle botteghe artigiane all’industria e alla notorietà globale. Attraverso archivi d’impresa eccezionalmente aperti, il visitatore può seguire la trasformazione delle figure tradizionali — il calzolaio, la magliaia e la sarta — in un modello produttivo capace di competere sui mercati internazionali. L’itinerario mette in luce il mantenimento di un saldo legame con il territorio romagnolo e le strategie che hanno favorito l’internazionalizzazione.
In questo modo si connette l’heritage materiale con le dinamiche contemporanee del distretto.
Due filoni narrativi
In questo modo si connette l’heritage materiale con le dinamiche contemporanee del distretto. La mostra si articola su due direttrici principali: la identità e la vocazione internazionale. Il primo filone approfondisce il legame tra i marchi e la Riviera; il secondo indaga le contaminazioni con arte, cinema e star internazionali.
Filmati d’archivio, cartoline e fotografie provenienti dalla Biblioteca Gambalunga e dalla Cineteca di Rimini contestualizzano i pezzi esposti.
Questi materiali ricostruiscono la memoria visiva della costa romagnola e collegano le botteghe artigiane alle pratiche mediatiche moderne.
I protagonisti: brand di moda e maestria calzaturiera
Nella mostra figurano i principali nomi della produzione locale e nazionale. Espongono firme della moda e della calzatura italiana che hanno segnato la storia produttiva della costa romagnola. Tra gli stilisti sono presenti Alberta Ferretti e Moschino. Tra le eccellenze calzaturiere compaiono Giuseppe Zanotti e Sergio Rossi.
Pezzi simbolo e collegamenti col mondo dello spettacolo
Tra gli oggetti di maggiore richiamo sono esposti oltre 80 abiti e 120 calzature. Sono accompagnati da bozzetti, cartelle colore e campioni tessili. Questo patrimonio documenta decenni di sperimentazione stilistica e innovazione tecnica. Molti capi testimoniano pratiche produttive e processi artigianali consolidati nel distretto.
Alcuni pezzi sono riconducibili ad apparizioni pubbliche e collaborazioni con il mondo dello spettacolo. Tali relazioni illustrano il ruolo mediatico nella valorizzazione del prodotto locale e nella costruzione dell’immagine dei brand. Il materiale esposto offre quindi sia la prospettiva creativa sia la traccia dell’influenza culturale sui consumi e sulle tendenze.
Il materiale esposto offre quindi sia la prospettiva creativa sia la traccia dell’influenza culturale sui consumi e sulle tendenze. Tra i manufatti più significativi figura lo stivaletto disegnato da Giuseppe Zanotti per Michael Jackson nel video Bad. È presente anche uno stivaletto realizzato per Beyoncé e il blouson indossato da Andy Warhol nella campagna J.C. de Castelbajac prodotta da Iceberg. Questi oggetti illustrano il dialogo costante tra produzione locale e cultura pop e rafforzano l’appeal internazionale del Made in Romagna.
Fellini, tecnologie immersive e esperienza del visitatore
Il rapporto con Federico Fellini costituisce uno dei fili rossi della mostra. Sono esposti abiti di scena del film Casanova, vincitore dell’Oscar per i migliori costumi del 1977, provenienti dall’archivio del Fellini Museum. Accompagnano la selezione le sagome della Viassa Felliniana di Antonello e Milo Geleng. Questi materiali dialogano con le creazioni degli stilisti richiamando il sogno e la teatralità che hanno ispirato molte collezioni. Inoltre, l’allestimento integra tecnologie immersive che amplificano la fruizione e orientano l’attenzione del visitatore verso i legami tra cinema, moda e memoria collettiva.
La mostra integra tecnologie immersive e prosegue l’itinerario che collega cinema, moda e memoria collettiva. Un totem digitale offre il servizio di virtual try-on. Il sistema genera avatar fotorealistici che indossano gli outfit dei brand, ambientati in scorci riconoscibili di Rimini. Una seconda installazione sfrutta scansioni 3D delle calzature di San Mauro Pascoli. Queste attivano contenuti audiovisivi prodotti con intelligenza artificiale, creando un’esperienza multisensoriale che mette in relazione patrimonio materiale e innovazione digitale. Dal punto di vista normativo, l’uso di avatar e scansioni richiede attenzione al trattamento dei dati personali e alla trasparenza verso i visitatori.
Informazioni pratiche e finalità culturale
La sezione informativa spiega gli obiettivi culturali dell’allestimento e le modalità di fruizione. L’iniziativa intende valorizzare l’artigianato territoriale e le contaminazioni tra moda contemporanea e cinema storico. I percorsi multimediali favoriscono l’osservazione critica degli oggetti esposti e la comprensione dei processi creativi. Il rischio compliance è reale: gli organizzatori devono garantire misure adeguate per la protezione dei dati e per il consenso informato. In prospettiva, la mostra mira a promuovere il dialogo fra patrimonio materiale e tecnologie emergenti, favorendo collaborazioni tra istituzioni culturali e aziende del settore.
Riviera Dream Vision è stata inaugurata venerdì 20 febbraio alle 19.30 con apertura straordinaria fino alle 22.00. L’evento prosegue l’itinerario che promuove il dialogo fra patrimonio materiale e tecnologie emergenti. Dal punto di vista pratico, il progetto è concepito come modello di collaborazione pubblico-privato per valorizzare un patrimonio condiviso e sostenere un settore strategico per l’economia locale.
La mostra resta visitabile con ingresso gratuito dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. L’organizzazione prevede servizi di supporto per i visitatori e sinergie con aziende del settore tecnologico e culturale per attività espositive e formative.
Il progetto prosegue l’itinerario espositivo collegato al patrimonio materiale e intende trasformare gli archivi d’impresa da depositi statici a fonti vive di narrazione. Le curatrici ricostruiscono l’evoluzione del prêt-à-porter italiano attraverso prodotti-icona, carteggi, materiali documentari e testimonianze audiovisive. L’iniziativa mette in luce l’apporto del Distretto Romagnolo nella definizione della moda italiana tra la seconda metà del Novecento e i primi decenni del nuovo millennio, offrendo al pubblico un percorso che integra memoria, creatività e innovazione.
Dal punto di vista normativo, il progetto sollecita attenzione alla conservazione digitale e alla tutela dei diritti connessi ai materiali esposti. Il rischio compliance è reale: le aziende che partecipano devono garantire la conformità alla normativa sul copyright e alla protezione dei dati quando raccolgono o rendono accessibili testimonianze audiovisive. Il Garante ha stabilito che la valorizzazione del patrimonio aziendale richiede procedure trasparenti per il trattamento dei dati e per l’accesso alla documentazione. Per le istituzioni culturali e le imprese la sfida pratica è integrare conservazione, fruizione e partnership tecnologiche secondo criteri di responsabilità e tracciabilità.











