Planet Terror, la recensione di Attenti al Cine

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Ferruccio Gattuso, curatore di Attenti al Cine, ha recensito Planet Terror di Robert Rodriguez.

Lasciamo a lui la parola: dire che è un film "strano" sarebbe riduttivo.

di Ferruccio Gattuso

Un’orgia di pustole e pus, direttamente dalla distilleria “Zombie Doc”. Il fallo di Quentin Tarantino che si decompone e cola sul pavimento, come se fosse slaim (ricordate la “bava verde” fine anni ’70 in vendita nelle cartolerie?). E proprio quando le sue macabre intenzioni sarebbero quelle di violentare una bella pupa (così le donne vengono chiamate nella storia: “pupe”) con una trave al posto di una gamba (la trave sarà successivamente sostituita da un mitra).

E poi: iniezioni che portano alla paralisi, crani svuotati del proprio cervello, sparatorie di una violenza inaudita. Il tutto su pellicola straziata da un effetto vintage malinconico: il tentativo, fuori tempo massimo, di recuperare un mondo di imperfezioni analogiche, che quasi non è più il nostro mondo.

Insomma, Planet Terror di Robert Rodriguez è (e pensavamo non fosse possibile!) ancora più trash, segaiolo, autoreferenziale, di Grindhouse – A Prova di morte, il titolo “gemello” diretto da Tarantino, uscito pochi mesi fa.

Il film di Rodriguez esce oggi nelle sale italiane, e noi siamo qui a parlarvene…

Come al solito, di queste avventure partorite dalla Supercoppia italo-american-messicana si salva una cosa su tutto: le gradevolissime femmine, servite su schermo in tutta la loro magnificenza. Carnali, perfettamente imperfette e sempre in bilico tra l’essere “donne con le palle” e/o zoccole da competizione. Che poi vengano maciullate per decisione della coppia sceneggiatrice, feticista e un po’ misogina, di cui sopra, bè, è un altro paio di maniche.

Sulla storia ci sarebbe ben poco da dire: una classica cittadina di provincia nel Texas viene invasa dagli ancora più classici, barcollanti e purulenti zombie. Questi mostri sono assetati di sangue, e hanno pessime abitudini carnivore perché infettati da uno strano gas. Qulacoso di losco, militare e che ha a che fare con l’Iraq. A fare squadra per fermare i fetentissimi appestati, una ballerina di lap dance senza gamba (dall’inizio del film o quasi), un tappetto messicano esperto in arti marziali, un medico cornuto, sua moglie lesbo e fedifraga, bella e abile con le siringhe, un paio di sbirri dal grugno facile e un proprietario di locanda “specialità barbecue” (il nome del posto è, tenetevi forte, Bar B Q).

Prima di tutto questo circo horror, un finto trailer del film Machete, che mai uscirà (o forse si?), viene proiettato in pessima, volutamente pessima, qualità sonora.

Certo, poi spunterà qualcuno a dirvi che alcuni riferimenti sono “per chi ne sa”. E che le battute sulla guerra in Iraq (c’è un Bruce Willis in divisa, brutto e cattivo) vogliono pungolare il governo Usa e la sua rischiosa avventura in Medio Oriente.

Ma a dirla tutta, con tutto quel vomito, i litri di pus, i cadaveri e il piombo usato senza economia, è come se uno volesse fare la morale o lanciarsi in una marcia antimilitarista alternando slogan e scorregge.

Delirante.