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18 Luglio 2026

Più donne negli staff tecnici: la svolta FIFA per il calcio femminile

La nuova norma FIFA richiede almeno due donne nello staff tecnico delle squadre femminili, puntando a correggere squilibri storici nella formazione e nella rappresentanza

Più donne negli staff tecnici: la svolta FIFA per il calcio femminile

La FIFA ha introdotto una novità regolamentare destinata a modificare la composizione degli assetti tecnici nel calcio femminile. D’ora in poi, ogni squadra che partecipa alle competizioni organizzate dalla federazione internazionale dovrà inserire nello staff tecnico almeno due donne, di cui una obbligatoriamente allenatrice o vice allenatrice. Questa misura, pensata per accelerare la parità di genere nel settore, interviene su un fenomeno che per anni ha visto una presenza femminile marginale nei ruoli di guida tecnica.

La decisione nasce anche dal progetto FIFA supporting Women e vuole essere una risposta pratica alle criticità emerse nelle ultime stagioni: dalla scarsità di donne che accedono alle carriere tecniche fino ai criteri di accesso ai corsi di alta formazione. La norma entra in vigore con effetto immediato e coinvolgerà sia le nazionali sia i club nelle competizioni FIFA.

Che cosa prevede il nuovo regolamento

Il nucleo della riforma stabilisce l’obbligo per le squadre partecipanti ai tornei FIFA di includere nello staff tecnico almeno due donne, con la previsione che una di esse ricopra il ruolo di allenatrice o di vice allenatrice. Si tratta di una prescrizione operativa che non solo crea posti di lavoro, ma modifica la composizione quotidiana degli staff, imponendo una presenza sistematica di figure femminili nel processo decisionale tattico e gestionale. L’intento è rendere strutturale la presenza femminile e non limitarla a interventi temporanei o simbolici.

Prime competizioni coinvolte

La riforma sarà applicata già ai prossimi appuntamenti FIFA: il primo torneo a entrare nella nuova regola è la Coppa del Mondo Under 20 femminile in programma in Polonia dal 5 al 27 settembre, e successivamente si estenderà alle altre manifestazioni internazionali, fino al Mondiale femminile del 2027 in Brasile. L’effetto a catena interesserà anche i calendari di qualificazione e le competizioni per nazionali e club, costringendo federazioni e società ad adattare gli organici tecnici in tempi rapidi.

Perché la misura era necessaria

Il motivo alla base della riforma è evidente se si osservano i numeri e le storie recenti: dopo il Mondiale del 2026, solo 12 allenatrici guidavano le 32 nazionali partecipanti, segno di una sottorappresentazione netta. Anche nei campionati nazionali permangono squilibri: nella attuale Serie A femminile, su 12 squadre una sola è affidata a una donna come prima allenatrice. Nei dibattiti pubblici figure come Carolina Morace hanno sottolineato che per cambiare davvero occorrerebbe differenziare i percorsi tecnici di uomini e donne e prevedere ruoli e responsabilità specifiche per entrambi i settori a tutti i livelli istituzionali.

Le barriere formative

Una componente cruciale dell’ineguaglianza riguarda l’accesso alla formazione d’élite. Il corso Master Uefa Pro, necessario per allenare ai massimi livelli, è spesso modellato su criteri che favoriscono esperienze maturate nel calcio maschile. In Italia, ad esempio, solo otto donne hanno conseguito il Master Uefa Pro e dunque possiedono i titoli per guidare una nazionale maggiore: Carolina Morace, Rita Guarino, Betty Bavagnoli, Manuela Tesse, Patrizia Panico, Milena Bertolini, Selena Mazzantini e Nazzarena Grilli. Inoltre, se si analizza il passato recente, a fronte di 275 candidati ammessi a corsi Uefa Pro della federazione nazionale, solo cinque erano donne, un dato che evidenzia la necessità di modificare i criteri di selezione.

Impatto pratico e prospettive future

L’applicazione della regola porterà a cambiamenti concreti: le federazioni dovranno rivedere i bandi di accesso ai corsi, eliminare valutazioni che penalizzano esperienze svolte prevalentemente nel femminile e introdurre misure correttive per riequilibrare le opportunità. Per molte professioniste, inoltre, la nuova norma potrebbe tradursi in occasioni di carriera oggi limitate da requisiti amministrativi o da preferenze tacite verso allenatori con background maschile.

La storia di professioniste come Mariana Cabral, che pur avendo licenze rilevanti si è trovata ostacolata nell’accesso alla licenza Pro e ha dovuto accettare ruoli da vice all’estero, dimostra come le regole sulla formazione condizionino le opportunità pratiche. Se la FIFA e le singole confederazioni sapranno accompagnare la norma con interventi sui corsi e sui criteri di valutazione, si potrà davvero inaugurare una fase di crescita sostenibile per le allenatrici e per la qualità complessiva del calcio femminile.

Il cambiamento imposto dalla FIFA non è una soluzione istantanea, ma rappresenta un punto di svolta obbligato: impone alle istituzioni di ripensare regole, percorsi formativi e culture professionali per permettere alla presenza femminile di diventare stabile e riconosciuta.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.