Piero Colaprico è una figura riconoscibile del panorama giornalistico italiano: nato a Putignano l’8 dicembre 1957, ha scelto Milano come teatro professionale dopo gli studi in giurisprudenza all’Università Statale di Milano e il periodo al Collegio navale Francesco Morosini di Venezia. La sua attività combina il lavoro sul campo con la riflessione teorica: in redazione e in libreria Colaprico ha saputo costruire un equilibrio tra reportage e narrativa. Nel corso della vita professionale ha spesso privilegiato il giornalismo d’inchiesta e la copertura della cronaca nera, sviluppando una sensibilità particolare per i meccanismi della giustizia e per le dinamiche della malavita urbana.
La sua firma è legata a testate e progetti multimediali: decenni trascorsi a Repubblica come inviato e caporedattore a Milano, collaborazioni televisive e rubriche su riviste alternative. Il suo approccio è marcatamente pratico, con un’attenzione minuziosa alla ricostruzione cronologica e alla verifica delle fonti. Parallelamente all’attività giornalistica ha coltivato la passione per la narrativa noir, alternando saggi d’inchiesta a romanzi in cui la realtà urbana diventa spesso il palcoscenico delle storie.
Formazione, primi passi e stile professionale
Dalla formazione giuridica Colaprico ha ereditato un metodo: interpretare i fatti alla luce delle norme e dei processi. Questo ha reso il suo mestiere vicino a un inquadramento giudiziario delle vicende, non solo alla cronaca fine a se stessa. Trasferitosi a Milano nel 1976 per gli studi, si è presto immerso nelle complesse dinamiche cittadine degli anni successivi, anni in cui la città visse stagioni di violenza e trasformazione. Il suo stile si distingue per una prosa asciutta, un registro sobrio e una propensione per l’analisi documentale, qualità che gli hanno permesso di seguire processi complessi con precisione e chiarezza.
Tangentopoli, mafia e grandi inchieste
Tra le tappe fondamentali della carriera c’è la stagione delle inchieste su corruzione e malaffare: Colaprico è noto per aver coniato il termine Tangentopoli pochi mesi prima che lo scandalo di Mani Pulite esplodesse, contribuendo a cristallizzare un’idea dello stato delle istituzioni. Ha inoltre indagato a lungo sulle organizzazioni criminali che operarono a Milano, raccontando storie di boss e bande armate e firmando saggi come Duomo Connection e Manager Calibro 9. Il suo lavoro sovente ha indagato l’infiltrazione della ‘ndrangheta al Nord e i legami tra impresa, politica e malavita, con interviste, documenti e collaborazioni con pentiti quando necessario.
Processi seguiti e casi emblematici
Nel corso degli anni ha seguito processi che hanno segnato la cronaca italiana: dalle vicende dei boss storici alle inchieste sugli appalti e sulla corruzione urbanistica. Un capitolo a parte è il caso di Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi del 2007, che Colaprico ha seguito con continuità, intervenendo in trasmissioni televisive e approfondendo carte processuali. La sua posizione tende a sostenere l’impianto accusatorio principale, basandosi su tempistiche e tracce emerse dalle indagini, pur mantenendo uno sguardo critico sulle contraddizioni e sui temi processuali che il caso ha sollevato.
Romanzi, saggi e progetti multimediali
Oltre al giornalismo, Colaprico ha una solida produzione letteraria: saggi di inchiesta e romanzi noir ambientati nella Milano criminale. Tra i titoli più noti figurano opere come Capire Tangentopoli e la Trilogia della città di M, premiata con il Premio Scerbanenco 2004 ex aequo. Ha scritto anche romanzi con personaggi ricorrenti, tra cui la serie del maresciallo Binda, e ha continuato la produzione narrativa dopo la scomparsa del coautore Pietro Valpreda. Nel gennaio 2026 è uscito Requiem per un killer, pubblicato da Feltrinelli nella collana ‘I Narratori’.
Podcast e impegni recenti
Negli ultimi anni Colaprico ha esplorato il racconto audio: ha curato e condotto podcast come Gangster e, insieme a Floriana Bulfon, nel 2026 ha lanciato Garlasco – Anatomia di un crimine per analizzare documenti e prospettive oltre la narrazione mediatica. Questa attività multimediale si inserisce in una pratica più ampia di divulgazione: presentazioni, interviste e partecipazioni televisive che integrano il lavoro redazionale con il dialogo diretto col pubblico.
Vita privata e ruolo culturale
Colaprico è persona riservata: dagli elementi pubblici si sa che è stato sposato in precedenza e che ha poi una famiglia con due figli, Caterina (1998) ed Edoardo Ulisse (2002). Vive a Milano dal 1976 e ha assunto un ruolo culturale importante nella città: dal febbraio 2026 è Direttore Artistico del Teatro Gerolamo, incarico volto a portare nuova linfa alla programmazione. Pur non essendo molto presente sui social, usa canali tradizionali per comunicare, privilegiando la parola scritta e l’incontro pubblico.
Un ritratto professionale
In sintesi, Piero Colaprico rappresenta un modello di cronista che unisce competenza giuridica, esperienza d’inchiesta e capacità narrativa. Il suo contributo al racconto della Milano nera, alla spiegazione di fenomeni come Tangentopoli e alla ricostruzione di casi giudiziari complessi lo colloca fra i giornalisti italiani più influenti nelle storie di crimine e giustizia degli ultimi decenni.



