Omicidio Ercolano: non erano ladri
Vincenzo Palumbo, dopo 16 minuti, ha chiamato i carabinieri e ha dichiarato di aver sparato contro “due ladri” che erano “fuori la porta” di casa sua. In realtà non era vero. Non era vero che Pagiaro e Fusella fossero due ladri e neppure che si erano avvicinati all’ingresso della casa, facendo scattare l’allarme. Palumbo ha dichiarato che il suono lo ha svegliato e spinto ad uscire sul terrazzo.
Continua a raccontare questa versione, che ha esposto anche al giudice delle indagini preliminari durante l’udienza di convalida del fermo. Il gip ha accolto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Napoli e firmata dai pubblici ministeri Luciano D’Angelo e Daniela Varone, titolari delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli. L’accusa è di duplice omicidio volontario.
Dall’ordinanza di custodia cautelare emerge un comportamento mirato al tentativo di attenuare le proprie responsabilità, senza volontà di fare chiarezza.
Vincenzo Palumbo continua a raccontare di essere stato svegliato dall’allarme, ma i vicini, che hanno udito gli spari, hanno riferito di non aver sentito la sirena. Una perizia tecnica sull’impianto ha permesso di escludere che l’antifurto sia entrato in funzione. Era stato inserito e poi disinserito quando l’uomo è uscito sul terrazzio, ma non ha mai suonato.
Omicidio Ercolano: le minacce
I vicini di Palumbo hanno parlato del suo essere sempre molto litigioso e della sua facilità con cui ricorreva alle armi.
Hanno raccontato agli inquirenti che aveva minacciato alcuni ciclisti che avevano l’abitudine di passare davanti a casa sua con un fucile. Lui ha dichiarato di aver sparato “soltanto a scopo intimidatorio”, perché scioccato da un furto subito il 4 settembre scorso. I proiettili che hanno forato il tetto della Panda e colpito i ragazzi dietro la testa dimostrano che ha preso la mira. Di conseguenza sembra aver sparato con l’intenzione di uccidere.