L’incontro intitolato “Mecenati di moda | Eclettismi creativi, collezioni, fondazioni, residenze d’artista, musei”, curato da Fabiana Giacomotti, ha animato la Galleria Deloitte nell’ex chiesa di San Paolo Converso. L’iniziativa ha offerto una panoramica sulle forme contemporanee di mecenatismo e sulle relazioni tra imprese della moda e mondo dell’arte, accompagnando la presentazione di una ricerca dedicata a heritage, formazione e investimenti culturali.
Le istituzioni e i protagonisti del settore hanno inaugurato la giornata con saluti ufficiali e interventi che hanno delineato il quadro istituzionale e strategico: tra i relatori figure come Fabio Pompei (CEO Deloitte Central Mediterranean), Tommaso Sacchi (assessore alla Cultura del Comune di Milano) e Carlo Capasa (presidente Camera Nazionale della Moda). A completare la cornice, è stata illustrata la ricerca curata da Barbara Tagliaferri e Ida Palombella, che mette in luce trend, priorità e numeri del settore.
Dialoghi e prospettive: il programma dell’incontro
La giornata ha seguito una struttura di conversazioni pensate per mettere a confronto sensibilità diverse: artisti, imprenditori tessili, curatori, dirigenti di fondazioni e persone che operano tra patrimonio e moda. Tra i dialoghi si sono confrontati nomi come Michelangelo Pistoletto con Astrid Welter, Fabrizio Plessi con Giovanni Bonotto, Beatrice Trussardi con Marcello Maloberti, oltre a incontri che hanno visto protagonisti Carla Sozzani, Angela Missoni, Antonio Marras e altri. Questi scambi hanno approfondito temi quali eclettismo, rigenerazione urbana e la contaminazione tra atelier e museo.
Installazioni e momento conclusivo
Lo spazio espositivo è stato introdotto dall’opera “Liturgica” di Giuseppe Lo Schiavo, pensata in relazione all’architettura della galleria. Al centro del percorso ha trovato spazio “Capita Aurea” di Fabrizio Plessi, una testa imperiale digitale che si dissolve in una materia dorata, metafora del tempo, della caducità del potere e della vanitas. L’evento si è chiuso con un confronto finale tra Barbara Tagliaferri e Giuseppe Lo Schiavo, e le conclusioni affidate a Ernesto Lanzillo, che hanno ribadito l’impatto strategico delle relazioni tra impresa e cultura.
Moda, storia e nuove pratiche di mecenatismo
Il dialogo ha anche ricordato radici storiche essenziali per comprendere il presente: esperienze come il Bauhaus o la pratica tessile di Anni Albers mostrano come la moda e le arti applicate siano spesso entrate nelle istituzioni museali. Il modello di Cittadellarte di Michelangelo Pistoletto è stato evocato come paradigma di arte e sviluppo sociale, mentre esempi imprenditoriali italiani, da Giovanni Bonotto a Brunello Cucinelli, sono stati citati per illustrare casi di rigenerazione territoriale e attenzione all’artigianalità.
Iniziative territoriali e responsabilità privata
Progetti come l’Oasi Zegna o il Parco Gessi sono emersi come segnali concreti di come i capitali privati possano sostenere paesaggi e comunità. Il racconto ha toccato anche la tensione tra pubblico e privato: benché molti chiedano un maggior ruolo dello Stato, la capacità di progettazione di alcune imprese e fondazioni si sta rivelando determinante per interventi capillari sul territorio.
Contratti, tutela e valore nel tempo
La ricerca presentata da Ida Palombella e Barbara Tagliaferri evidenzia numeri e orientamenti: il 68% delle imprese analizzate sostiene artigianalità e mestieri, il 66% promuove iniziative artistiche e il 54% svolge entrambe le attività. Da qui la proposta di mettere al centro strumenti più solidi: il contratto tra artista e azienda non è visto come un vincolo, ma come una cornice che tutela visione creativa e interessi economici, garantendo sostenibilità e valore nel tempo.
Il dibattito ha richiamato anche storie di mecenatismo antico e moderno: dall’episodio in cui il collezionista e sarto Jacques Doucet acquistò per 25mila franchi un’opera destinata a diventare Les Demoiselles d’Avignon, alla nascita di grandi fondazioni sostenute dalla moda. Questa eredità mostra come l’arte abbia sempre avuto bisogno di commissione e sostegno per essere prodotta e resa visibile.
Perché conta questo confronto
L’evento ha messo in chiaro che l’investimento in cultura non è un abbellimento secondario ma una leva strategica per la moda e il lusso. Integrando heritage, formazione e progetti culturali, le aziende ridefiniscono il loro ruolo sociale e contribuiscono a modelli di sviluppo più sostenibili. L’iniziativa alla Galleria Deloitte conferma che il dialogo fra mondi diversi può generare valore condiviso, promuovendo un approccio al mecenatismo capace di guardare al futuro.
