Michelle Obama, Carla Bruni e le altre: come la tv ha trasformato le first ladies in regine

Da almeno vent'anni gli studiosi parlano di mediatizzazione della politica, termine complicato che sta ad indicare il fatto che il dibattito politico si svolge ormai quasi esclusivamente sui mezzi di comunicazione di massa, in primis la televisione.

Ma questo processo non è avvenuto senza conseguenze per il sistema democratico.

La tv generalista vive di grandi ascolti e può permettersi di dare spazio all'informazione politica solo se questa riesce a ottenere ascolti paragonabili a quelli dell'intrattenimento, in altre parole: se garantisce un ritorno economico.

Per centrare questo obiettivo la strada, seguita negli ultimi decenni da tutti i network, è una sola: banalizzare, semplificare e raccontare la politica attraverso il linguaggio e i temi tipici dello spettacolo, quelli che assicurano alti ascolti e molta pubblicità.

Un esempio di questo fenomeno l'abbiamo visto di recente nell'informazione televisiva sul G8: i servizi sui sorrisi e le battute dei leader, sui vestiti e lo shopping delle loro mogli, sul menù dei pranzi e delle cene hanno occupato uno spazio di sicuro maggiore rispetto ai resoconti sulla discussione dei problemi in agenda: clima, crisi, povertà.

In particolare l'attenzione sulle first ladies, prime tra tutte Michelle Obama e Carla Bruni, è stata molto forte, a conferma di una tendenza dell'informazione osservabile da tempo.

Insomma, sulle mogli dei leader – che formalmente non rivestono nessun ruolo pubblico – vi è una crescente attenzione mediatica: i loro gesti e le loro parole vengono riferite all'opinione pubblica con grande enfasi e attenzione.

Ora dato che, come sappiamo tutti, una parte essenziale della politica risiede, ancora prima che nei fatti, nelle parole, negli annunci e nei discorsi, questa grande visibilità che la tv riserva a delle signore che non hanno nessuna legittimità democratica – non sono state elette da nessuno – risulta se non pericolosa quantomeno ambigua.

Per fare un esempio: è grave se i media fanno passare l'idea che la signora Obama o la Bruni in giro per l'Aquila abbiano influito sulle decisioni rispetto a dove dirottare i fondi per la ricostruzione, perché in questo modo si veicola una rappresentazione della politica che ha a che fare più con la prassi della monarchia che con quella della democrazia.

Visto che, a giudicare dal caso Merkel, i mariti degli statisti sembrano incuriosire meno la stampa, c'è da sperare che nel prossimo futuro ci siano molti capi di stato e di governo appartenenti al gentil sesso: almeno ci risparmieremo pagine e servizi tv di chiacchiere su vestiti, bellezza e dichiarazioni di first ladies che si credono ministro degli esteri.

Scritto da Style24.it Unit
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