Chi è Mary Kom: la pugile campionessa mondiale di boxe femminile

Mary Kom, la storia del volto femminile del pugilato indiano, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra e cinque volte campionessa del mondo.

Alle Olimpiadi di Londra, le prime ad ammettere le donne nel pugilato, ha vinto una medaglia di bronzo nei pesi mosca, una delle tre categorie in cui è suddivisa la boxe femminile. Mary Kom, dopo cinque titoli come campionessa del mondo di boxe femminile, ha messo a tacere tutti coloro che la prendevano in giro quando si allenava.

Ma chi è Mary Kom?

Chi è Mary Kom: la storia della pugile indiana

Il suo vero nome sarebbe Mangte Chungneijang, a tratti impronunciabile, ma è conosciuta come Mary Kom o solo MK. La pugile indiana è cresciuta a Kangathei, nello stato indiano del Manipur, in una famiglia di poveri agricoltori. Mary, la maggiore di quattro fratelli, fin da bambina affiancava i genitori nel quotidiano lavoro nei campi, aiutava la famiglia a guadagnare il necessario e accudiva i fratellini più piccoli.

Ma nonostante ciò, non rinuncia agli studi.

Frequenta prima la Loktak Christian Model High School, poi la St. Xavier Catholic School. Durante gli anni tra i banchi di scuola Mary mostra particolare interesse per l’atletica e il football, ma stranamente la boxe non è tra le sue passioni.

La passione per la boxe

Nel 1998, il pugile Dingko Singh conquista la medaglia d’oro ai Giochi Asiatici. È proprio questa vittoria che la spinge a praticare la boxe.

Completamente affascinata da questo sport, comincia a frequentare gli allenamenti, nonostante i genitori non approvassero la sua scelta, considerando la boxe uno sport troppo maschile per lei.

Non fu una cosa facile per lei, ma la sua grande passione l’ha portata prima a disubbidire ai suoi genitori, poi a cercare la propria strada da sola tra mille battaglie. Imperterrita, viaggia fino alla città di Imphal per chiedere a M. Narjit Singh, allenatore presso il Manipur State Boxing, di allenarla. È sempre l’ultima a lasciare la palestra, dove si allena fino a notte fonda. La costanza e l’impegno le permettono di imparare tecniche e movimenti molto velocemente.

Un susseguirsi di vittorie per Mary Kom

“Non ho avuto supporto, nessuna opportunità, nessuno sponsor a sostenermi per gran parte della mia carriera.” Ha raccontato Mary Kom.

Ma nonostante ciò, la sua carriera è un susseguirsi di medaglie e trofei. La prima vittoria giunge nel 2000, quando vince il premio come miglior pugile al primo invito al campionato di boxe femminile di Manipur. Poco dopo vince ancora l’oro nel settimo campionato di boxe femminile dell’India orientale.

Chi è Mary Kom

Nei cinque anni seguenti è per cinque volte campionessa dei campionati nazionali e per ben tre volte prima classificata nel campionato mondiale di boxe AIBA. Nel 2008 vince una medaglia d’argento al campionato di boxe femminile indiano. Lo stesso anno partecipa al Campionato mondiale di boxe femminile AIBA in Cina, dove vince la sua quarta medaglia d’oro consecutiva in questo campionato. La quinta medaglia d’oro AIBA arriverà nel 2010, alle Barbados.

Un fight club al femminile

Minuta, piccolina, con un sorriso timido, non sembra il tipo che mette soggezione. Ma Mary Kom, sei volte campione del mondo di boxe femminile e medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012, non si è mai lasciata intimidire.

La sua grande passione, la boxe, è stata la fonte di ispirazione del primo “female fight club” in India, un fight club femminile. Il suo sogno è quello di trasformarlo in una catena di palestre d’ autodifesa per le donne indiane.

Sulla campionessa di pugilato è stato scritto anche un libro, “Unbreakable“, indistruttibile, che racconta le battaglie della sua vita e di come Mary sia stata in grado di affrontarle uscendone vincitrice. “Ogni medaglia che ho vinto è la storia di una dura battaglia”, ha dichiarato infatti il volto femminile dela boxe indiana.

La sua storia fatta di medaglie e trofei, ma anche battaglie da superare, si unisce a quella di molte altre donne che, superando i pregiudizi, lottarono per la parità di genere in ambito sportivo, come Alfonsina Strada e Amna Al Haddad.

Scritto da Alessia Vitale
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