Mania social network, la sit com Fessbuc spopola sul web: intervista agli autori

Sicuramente avrete sentito di parlare di Fessbuc, la sitcom su web che prende in giro il popolare social network Facebook. Le prime due puntate ("Curriculetto" e "Appuntamento al buio") sono state visualizzatissime. L'idea è di cinque autori indi­pendenti (Arturo Di Tullio, Giorgio Centa­more, Alessandro Coscia, Davi­de Crestani e il produttore Massimo Garbarino) che sperano di riuscire a portare questa divertente serie in tv.

Li abbiamo contattati per un'intervista non doppia (come alle Iene), ma quintupla!

Innazitutto quando e dove è nata l'idea di Fessbuc

Davide: "Diamo a Cesare quel che è di Cesare e a Max ed Arturo quel che è di Max e Arturo: l'idea primigenia di una sitcom su Facebook viene da loro, partorita –se non erro- lo scorso capodanno. Non chiedermi quale fosse il loro tasso alcolico in quel momento, ma tant'è. Quando poi si è trattato di svilupparla, hanno coinvolto Giorgio Centamore (autore di "Striscia la notizia" e di Enzo Iacchetti in particolare) e me ed Alessandro Coscia (che di solito lavoriamo in coppia e avevamo già scritto sitcom per Mediaset, ad esempio "Il mammo" e "Don Luca c'è", oltre ad aver ideato "Quelli dell'intervallo", fortunata sitcom Disney per ragazzi).

A dirla tutta, Facebook era già nel DNA autorale mio e di Alessandro, avendo venduto -qualche mese
prima- un'altra idea, "Fessbook", alla società che produce "Colorado" per Italia Uno. E infatti, se guardi l'ultima edizione di "Colorado", c'è un momento chiamato appunto "Fessbook" che ironizza sul fenomeno dei social network. Ma sono comunque due cose diverse: uno è uno sketch per un programma di cabaret, mentre questa è una sitcom ibridata con una soap"

Alessandro: "Il primo spunto per l'idea è venuto a Max Garbarino, il produttore della serie.

Un colpo della strega a Capodanno lo ha costretto in casa a fare una serata meditativa. Morale: da queste elucubrazioni è nata l'idea di parodiare il mondo di Facebook e le sue storture. Inoltre, leggendo una notizia Ansa, Max è venuto a conoscenza della serie "The Guild", una sorta di sitcom U.S.A. lanciata sul web da un gruppo di autori indipendenti, che ha avuto enorme successo negli Stati Uniti grazie al tam tam degli internauti. Insomma, c'era un modello di strategia promozionale da imitare. Max, dunque, ha contattato Arturo, Giorgio, Davide e il sottoscritto perchè – non essendo lui un autore – serviva qualcuno che si occupasse del lavoro creativo. C'era un'idea, ora serviva tutto il resto: un'ambientazione, dei personaggi e delle storie credibili e avvincenti. La sfida era
interessante, perchè ideare una sitcom per il web implica limiti di durata di tempo, di ritmica interna della narrazione, e un approccio diverso alla regia: giocare sulle inquadrature strette e su un montaggio pop, che colpisca in maniera incisiva chi guarda il filmato su internet ed è distratto da mille altre cose. Abbiamo dunque pensato a un ambiente che offrisse spunti (un'agenzia pubblicitaria) e dinamiche interessanti tra i personaggi. Inoltre gli stessi personaggi dovevano rispondere a tipologie diverse per età e caratterizzazione, per raggiungere un pubblico il più trasversale possibile. Io e Davide, ad esempio, abbiamo introdotto il personaggio di Melina, la stagista, per ammiccare ai giovani e ironizzare sulla smania di "apparire". Infatti, al di là della parodia di Facebook, ciò che deve funzionare in una storia sono le dinamiche relazionali tra i personaggi. Questa è la vera linfa di una serie che vuole durare. Comunque, per chiarire i ruoli, io e Davide Crestani abbiamo ideato le caratteristiche dei personaggi (la cosiddetta "bibbia", in gergo tecnico) e i soggetti. Poi, insieme con Giorgio Centamore e Arturo Di Tullio, che sono abilissimi "battutari", abbiamo scritto la sceneggiatura vera e propria"

Giorgio: "Da Natale eravamo tutti su facebook, a Capodanno Max vede la luce, subito dopo ce ne parla: 'facciamo la parodia di facebook raccontata in una sit post atomica-apocalittica'. Io suggerisco 'una parodia di fb mi sembra già più che sufficiente ma partiamo in fretta che i tempi sono maturi, anzi stanno già marcendo'. Io ho appena pubblicato una mia numero zero su Youtube e Max rilancia: facciamo come in america con "The Guild" pubblichiamo tre puntate sulla rete e diventiamo un fenomeno. Io produco. L'ultima parola convince tutti: si parte"

Arturo: "La notte di Capodanno, è stata di Max. Stavamo analizzando Facebook, questo social network e tutti i suoi difetti e mentre stavamo pensando di 'suicidarci', ovvero di eliminarci dagli iscritti,  ci siamo detti perché non lo utilizziamo per mettere in risalto ciò che non ci piace in maniera divertente?" 

Massimo: "Era la notte di Capodanno del 2008, a casa di amici, ero alle prese con un 'colpo della strega' ed invece di pensare a divertirmi, visto che il corpo riusciva a muoversi, i miei pensieri cercavano di afferrare un’idea che descrivesse, in maniera ironica, le relazioni tra le persone così come le sta cambiando il social network. Fu un attimo coinvolgere gli altri amici autori e creare il progetto Fessbuc"

Prendete ispirazione dalla vita reale o è tutto inventato di sana pianta? I comici che recitano ci mettono del loro o seguono scrupolosamente le vostre indicazioni?

Davide: "Quando leggo da qualche parte 'Ogni riferimento a fatti e persone esistenti è puramente casuale', tendo a sorridere. Lo sanno tutti che la vita reale è la principale fonte di ispirazione per un autore. Ovviamente, poi, bisogna filtrarla con le lenti giuste. E noi abbiamo usato quelle comiche. Ma se Fessbuc sta piacendo tanto è soprattutto perché gli spettatori si ritrovano nelle situazioni narrate. Altrimenti non farebbe così ridere. Basta fare un giro in un ufficio qualunque per accorgersi che davvero la gente non si alza più dalla scrivania e comunica coi colleghi tramite le chat di Facebook. Noi facciamo come i disegnatori da strada, quelli delle caricature: enfatizziamo, esasperiamo… Ma non puoi disegnare uno col mento enorme se nella realtà quel mento non è almeno grosso. Altrimenti non c'è identificazione. E, senza identificazione, non si ride"

Alessandro: "E' banale dirlo, ma un autore deve avere delle 'antenne' sempre proiettate sulla vita reale, attento a cogliere spunti e situazioni potenzialmente divertenti. Ovviamente, nella finzione della storia, queste situazioni devono essere esasperate per risultare efficaci. Spesso, poi, uno sceneggiatore attinge inconsciamente a persone reali che ha conosciuto, mescola e ibrida manie e tic per creare personaggi che sono dei "tipi", dei concentrati di nevrosi, comportamenti e reazioni di chi ci sta attorno. Comunque non mi viene in mente una situazione "reale" che ho imitato per scrivere Fessbuc, onestamente. Come ho detto, ho attinto al mio vissuto e a quello che si è sedimentato dentro me in questi anni, imbattendomi nell'umanità più varia o leggendo le notizie sui giornali. A volte, poi, accade che uno scriva una scena che reputa quasi inverosimile e scopra poi che si è svolta nella realtà. Racconto un aneddoto: un mio amico che lavora in un'agenzia pubblicitaria mi ha raccontato, dopo avere visto l'episodio 1 "Curriculetto", che a lui è capitato davvero di ricevere un videocurriculum ai confini dell'hard, come succede nella sitcom (dove Melina, l'aspirante stagista, manda un videocurriculum "porcello" al capo dell'agenzia). Per la serie, la vita supera la fantasia! Quanto ai comici interpreti della serie, io ho un criterio: la sceneggiatura deve essere seguita quasi alla lettera, perchè è frutto di riflessioni e lunghi ripensamenti, sia sui dialoghi che sulla messa in scena. Ciò non significa che gli attori devono sentirsi ingabbiati: è giusto che l'apporto che un attore dà alla costruzione di un personaggio venga
valorizzato. Ma, soprattutto nel caso delle sitcom, che devono essere veloci e caratterizzate da tempi giusti, quasi matematici, nei dialoghi, io preferisco che un attore segua il più possibile le indicazioni della sceneggiatura"

Giorgio: "La vita reale offre tanti spunti, le dinamiche di fb ancora di più. I comici si distinguono dagli altri attori perchè ci mettono sempre del loro, a noi tocca tenere le briglie tirate affinché facciano fede al testo"

Arturo: "Assolutamente dalla vita reale, ma in qualche situazione ci siamo sbizzarriti ad accentuarla. I comici che recitano ci mettono del loro o seguono scrupolosamente le vostre indicazioni? Direi che ci hanno seguito, in quanto si sono fidati ciecamente di noi autori, ma abbiamo lasciato loro la libertà di aggiungere sé stessi, il modo di essere e di sentire, affinché venissero fuori dei personaggi credibili"

Massimo: "Le situazioni che descriviamo, ahimè, prendono spunto dalla vita vera…anzi la vita vera, da come ci dicono, a volte supera la parodia. I comici coinvolti seguono le nostre suggestioni, ma data la loro professionalità, li lasciamo liberi di inventare sulle loro corde" 

Usate Facebook quello originale?

Davide: "Usare con moderazione. Di solito questa scritta compare sulle medicine. Bisognerebbe applicarla anche a Facebook, quello vero. Se lo usi senza scollegare il cervello, può essere davvero utile. Ti semplifica la vita (lavorativa) in un sacco di aspetti. Puoi comunicare con chiunque in tempo reale e condividere foto e filmati. Comodissimo. Ma se stacchi il cervello e ti lasci andare alla deriva, è la fine. Lo scorso inverno, vedevi persone insospettabili (professionisti azzimati e anche di una certa età) che tornavano bambini prendendosi a 'palle di neve virtuali'. Oppure li vedi che pubblicano orgogliosi il risultato dell'ultimo quiz "made in Facebook" sulle loro prestazioni sessuali. Ecco, su quello che fate sotto le lenzuola, cari amici di Facebook, vorrei stendere un velo -anzi, un lenzuolo- pietoso. Davvero: rischi di sentirti un voyeur senza aver fatto nulla per esserlo"

Alessandro: "Non sono un grande fan di Facebook. In poche parole, mi annoia. Mi ci sono iscritto quando ho dovuto iniziare a scrivere Fessbuc. Ma è una situazione antropologicamente interessante, quindi un autore che vuole stare al passo coi tempi non può eluderla: è una miniera di ispirazioni per le storie! Da quando sono impegnato nella promozione di Fessbuc (che, come saprai, facciamo di persona io e gli altri autori, rompendo le scatole a giornali, mass media e amici) però, mi connetto ogni giorno a Facebook. E' un mezzo nuovo di espressione e di socialità, questo è innegabile. Ma, personalmente, preferisco altri modi di relazionarmi alle persone. Non mi interessa molto comunicare via web, preferisco il contatto personale"

Giorgio: "Certo che si, chi parla di qualcosa è bene che ne sappia. Ho iniziato per gioco, ed ora… continua ad esserlo"

Arturo: "Certo che lo uso, ora più che mai, per diffondere FESSBUC!"

Massimo: "Certo che si, anche se cercando di smettere…Sto provando con il cerotto ma rovina un po’ la tastiera…"


Ormai Facebook è un vero e proprio fenomeno di costume e viene preso in giro spesso (vedi il film Feisbum), anche in toni polemici (Nicola Savino ha detto "Sottotitolo di Facebook: ci sarà un motivo se non ci vediamo da 30 anni, caro ex compagno di scuola…"). Va "di moda" anche la parodia? Il fatto che ci sia una presa in giro è sinonimo di successo?

Davide: "Noi siamo partiti da Facebook… per fare Fessbuc… per poi tornare su Facebook… per pubblicizzare Fessbuc. Direi che abbiamo fatto il giro completo… Mi piace credere che abbiamo preso dall’originale tutto ciò che di buono poteva darci per poi costruire qualcosa di nuovo. Anche Nicola Savino, quando ironizza su Facebook, si serve in realtà di quel fenomeno per attirare l'attenzione dei suoi spettatori. E' normale: se vuoi parlare a molte persone, devi parlare di qualcosa di noto. L'ideale sarebbe parlare di qualcosa di 'superficialmente noto'. Sembra un ossimoro, ma non è così. La notorietà di superficie ti consente di incontrare la curiosità del tuo pubblico e, nello stesso tempo, ti autorizza ad approfondire, divulgare, ironizzare. Insomma, aggiungere elementi"

Alessandro: "Io ho una mia spiegazione per il successo (chiamiamolo così, anche se non voglio risultare supponente) di Fessbuc. E il successo non sta nella mera parodia di Fessbuc. Se così fosse, tutto si ridurrebbe a un 'instant sitcom' che avrebbe il fiato corto. Passata la moda, passerebbe anche la ragion d'essere di Fessbuc. Io e gli altri autori, invece, volevamo raccontare qualcosa che avesse un respiro più lungo e generasse tante storie e tante situazioni. In realtà, questo è un criterio che, come insegnano i manuali di sceneggiatura, qualunque buon autore dovrebbe seguire prima di iniziare a scrivere il concept di una serie. Bisogna domandarsi: quanto può durare la serie che sto scrivendo? Quante dinamiche, situazioni, sviluppi, può generare? Insomma: quanto sono interessanti e funzionali alle storie i personaggi che sto immaginando? Infatti, Fessbuc piace – se piace – non perchè ci sia solo Facebook o la parodia di Facebook, ma perchè le situazioni che i personaggi vivono, le loro reazioni a quello che capita a loro, etc, sono situazioni in cui il pubblico può identificarsi, o di cui può ridere, sapendo, in realtà, che le ha viste o vissute (o immaginate, senza avere il coraggio di viverle). Insomma, per una buona storia serve prima di tutto un materiale umano interessante. Che poi si parli di Facebook, paradossalmente, è secondario"

Giorgio: "Chi lo prende in giro ha tutte le ragioni per farlo ma vuole dire che è già caduto nel vortice dell’oblio, quindi deriderlo diventa totale autoironia. Per questo le parodie e battute in tema funzionano: innescano il meccanismo di identificazione. Sicuramente se se ne parla tanto (nel bene, nel male e in tutte le sue declinazioni) è per il suo innegabile successo"

Arturo: "Sai, non mi piacciono le parodie, mi fanno subito 'Bagaglino' con una presa in giro bonaria di noti personaggi. Facebook è entrato di prepotenza nella vita di ognuno e in qualche modo l'ha cambiata (in meglio o in peggio, forse!), ma è una vero fenomeno mondiale, con i suoi 200 milioni d’iscritti, pensate che se fosse uno stato sarebbe il quinto al mondo. Se tutti si unissero potrebbero eleggere un capo, uno sconosciuto potrebbe vincere le elezioni, pensate per assurdo quante cose potrebbero essere fatte con questi numeri. Noi abbiamo cercato di non farne una parodia, forse solo il nome potrebbe essere inteso in questo senso, ma solo perché non sarebbe stato possibile utilizzare Facebook. Ci piace raccontare per immagini situazioni assurde, probabilmente accadute alla maggior parte degli utenti, ma cerchiamo di farlo in maniera 'urlata', a tinte forti, insomma essendo un po' politicamente scorretti che è molto vicino al mio modo di essere!"

Massimo: "Ambedue… anche se la satira si sa castigat ridendo mores e noi, nel nostro piccolo, cerchiamo un po’ di aiutare correggere i costumi deridendoli" 

Si è parlato di una pericolosità dei social network per i più giovani soprattutto recentemente, dopo la vicenda del comico Alessio Saro. Voi cosa ne pensate?

Davide: "Ammetto la mia ignoranza: ho dovuto controllare su Google chi è Alessio Saro. Non mi esprimo sulla sua vicenda, sia perché non ho elementi sia  perché penso che –fino al momento dell’eventuale condanna- siamo tutti innocenti. Astraendomi dal caso specifico, torniamo al discorso di prima: gli antichi Romani dicevano 'est modus in rebus'. Loro non avevano ancora Facebook, ma l'espressione calza a pennello"

Alessandro: "E' una storia vecchia: da sempre i mezzi di comunicazione e di espressione (fumetti, film, chat…) sono stati accusati di pericolosità sociale, soprattutto nei confronti di categorie facilmente influenzabili, come i giovani. Un medium in sè non è buono o cattivo. E' l'uso che se ne fa a marcare la differenza. Non dico nulla di originale, ma ne sono profondamente convinto: sta alla famiglia e alla scuola insegnare l'approccio corretto ai giovani rispetto a queste forme nuove di socialità e comunicazione come i social network. Serve ascolto, insegnamento e fermezza da parte di chi deve educare i figli. Serve spiegare ai giovani dove sta l'autenticità di un rapporto, quali sono i valori di riferimento (anche se mi rendo conto di stare usando una parola, "valori" che sa di vecchio…). Altrimenti, i giovani in questione rischieranno sempre di imbattersi in conseguenze negative per loro, su internet come in discoteca o a scuola. Trovo molto ipocrita questa condanna sociale"

Giorgio: "E'più pericoloso guidare ubriachi, o semplicemente prendere la macchina del babbo per sgommare più degli altri, o anche solo salire su quella scassata della mamma nel fine settimana… con tutti quegli ubriachi in giro. Un po' di educazione all’approccio con le nuove realtà risolve tanto"

Arturo: "Non sono i social network ad essere pericolosi, è l'ingenuità o la smodata fiducia delle persone a renderli tali. I pericoli sono sempre esistiti: ai miei tempi mia madre mi diceva di fare attenzione a quelli che mi offrivano le caramelle perché dentro c'era la droga. Sono cresciuto con questa paura, e mi ha creato negli anni attacchi di panico che ho dovuto contrastare con pastiglie di psicofarmaci ma che avevano all'esterno il gusto di caramelle. A parte gli scherzi serve una buona guida da parte degli adulti sui giovani che utilizzano questi mezzi di grande aggregazione telematica"

Massimo: "Un mezzo che si occupa di mettere in comunicazione le persone può sempre rappresentare un pericolo, così come lo può anche essere il telefono; quindi dipende dall'uso che ne viene fatto: occorre quindi monitorare e controllare sempre cosa fanno i nostri bambini su internet"

Scritto da Style24.it Unit
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