Chi era Lisa Montgomery, la donna giustiziata negli USA dopo 70 anni

Evelyn Novello

Nata a Milano nel 1995 e laureata in Comunicazione pubblica e d'impresa. Nel 2016 mi sono avvicinata al mondo del giornalismo e da quel momento non più smesso di scrivere.

Tag: donne
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La pena le era stata sospesa proprio ieri e invece, all’1.31 di stanotte, nel carcere di Terre Haute in Indiana, è stata giustiziata.

Lisa Montgomery è la prima donna messa a morte negli USA dopo 70 anni. L’infanzia terribile che ha vissuto le ha provocato gravi problemi psichici ma, nonostante ciò, è morta con iniezione letale per volere dello Stato.

Chi era Lisa Montgomery

L’ultima donna giustiziata in America era stata Bonnie Haedy, nel 1953. Stanotte un’iniezione letale ha ucciso nel carcere di Terre Haute in Indiana Lisa Montgomery, 52 anni, rea di un omicidio commesso nel 2004.

La donna era ritenuta affetta da gravi problemi mentali e proprio per questo ieri la condanna era stata sospesa, in attesa di una perizia psichiatrica. A nulla sono valsi gli appelli per salvarle la vita e a nulla è servita la perizia che ha solo ritardato l’esecuzione.

Lisa Montgomery è stata riconosciuta colpevole di un delitto particolarmente brutale. Nel dicembre 2004 aveva strangolato la 23enne Bobbie Jo Stinnett, incinta di 8 mesi.

Lisa si recò da lei con la scusa di voler comprare dei cuccioli di cane ma, una volta arrivata, afferrò un coltello da cucina, la strangolò a morte e le tagliò la pancia per estrarre il feto che portava in grembo. L’obiettivo dell’atroce delitto era far passare la piccola come una delle sue figlie, ma poco dopo, venne arrestata. Nell’ottobre del 2007 la giuria di un tribunale federale del Missouri pronunciò il verdetto unanime che condannava Montgomery alla pena capitale.

La sentenza, confermata in appello, rimase inapplicata per anni: i governi di George W. Bush e di Barack Obama avevano sospeso le esecuzioni, che ripresero solo nel 2019.

“La storia di una donna profondamente malata di mente a causa di una vita di torture e violenze sessuali”, aveva dichiarato Sandra Babcock, consulente del team legale di Montgomery. Ed effettivamente Montgomery ha avuto un’infanzia segnata da profondi traumi, violenze e abusi che l’hanno poi portata a sviluppare disturbi psicologici.

A 11 anni iniziò a subire stupri dal patrigno Jack, che picchiava regolarmente sia lei che la madre. Le violenze, con gli anni, furono sempre più frequenti: l’uomo costruì perfino una stanza nel bel mezzo dei boschi dell’Oklahoma, in cui nessuno avrebbe potuto sentire le urla di Lisa. Un giorno la madre sorprese le violenze ma la sua reazione fu quella di prendere una pistola e di puntarla alla testa di sua figlia, anziché difenderla e proteggerla.

Col passare del tempo iniziarono anche gli stupri di gruppo perché il patrigno invitava a casa amici con quello scopo. La madre, intanto, la faceva prostituire per pagare dei lavori in casa. Solo una volta gli assistenti sociali fecero visita alla famiglia ma i genitori, avvisati per tempo, minacciarono Lisa di morte se avesse osato raccontare le angherie vissute. Un medico si accorse anche dei regolari stupri, ma non face niente.

Lisa iniziò a fare uso di alcol e a 18 anni, per andarsene di casa, si sposò, ma, sia il primo matrimonio che il secondo, furono causa di ulteriori violenze. Lisa ebbe quattro figli prima di essere sterilizzata contro la sua volontà nel 1990. I risultati di tutti gli anni di sofferenza furono disturbo bipolare, post traumatico da stress, ansia e depressione, psicosi, sbalzi d’umore, dissociazione e perdita di memoria.

Proprio l’avvocato della donna, Kelley Henry, ha ricordato che “l’ottavo emendamento vieti l’esecuzione di persone come Montgomery a che, a causa della loro malattia mentale o danni cerebrali, non ne comprendono l’idea”, eppure l’esecuzione di Lisa Montgomery era già stata fissata per il mese scorso ma fu rimandata perché un suo legale si era ammalato di Covid. Spostata poi al 12 gennaio 2021 al Federal Correctional Complex di Terre Haute, nell’Indiana, ieri il giudice Patrick Hanlon ha sospeso la condanna per valutare effettivamente le capacità mentali della donna.

Stanotte, invece, all’1.31 ora locale, è morta per iniezione letale. Le esecuzioni federali negli Stati Uniti erano rimaste bloccate per 17 anni ma nel 2020 era stato proprio Donald Trump a farle ripartire e negli ultimi mesi di presidenza ha “supervisionato” ben 10 esecuzioni. L’undicesima proprio oggi, ad una settimana all’insediamento del nuovo presidente Joe Biden.