Chi era Lina Wertmüller, tutto sulla regista italiana

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Tra le personalità che hanno reso grande il cinema italiano vi è senza dubbio Lina Wertmuller, la quale è considerata non solo un simbolo della cosiddetta “settima arte” a livello mondiale, ma anche la più importante donna vivente per quanto concerne il cinema nostrano.

A riprova della sua importanza vi è l’Oscar alla carriera vinto nel 2020.

Chi era Lina Wertmüller

Lina Wertmuller nata il 14 agosto del 1928 a Roma e morta il 9 dicembre 2021. Il nome con cui è nota in tutto il mondo è un nome parzialmente d’arte, visto che dai documenti ufficiali si può scoprire come in realtà si chiama Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich.

La regista proveniva da una famiglia di origini nobili. Il padre, che di professione faceva l’avvocato, era infatti discendente di una nobile famiglia elvetica.

Nei primi anni di scuola stringe un legame, che è durato per più di mezzo secolo, con Flora Carabella. Quest’ultima è stata la moglie di Marcello Mastroianni ed è fatto certo che sia stato uno dei motivi per cui la regista si è avvicinata in giovane età al mondo dello spettacolo.

La prima importante svolta arriva all’età di 17 anni, quando matura la scelta di entrare all’Accademia Teatrale. Successivamente si cimenta in un ruolo di direzione negli spettacoli di Maria Signorelli, dove i protagonisti assoluti sono i burattini. Negli anni successivi il suo inserimento nel mondo del cinema e della televisione procede in maniera molto veloce, come testimoniato dalla collaborazione come autrice all’esordio assoluto della trasmissione “Canzonissima”. È in questi anni che conosce Enrico Job, il quale diventerà poi suo marito.

Dalla loro unione è nata una figlia Maria Zulima Job.

L’esordio e gli anni ’70

La grande passione della giovane Lina Wertmuller è però il grande schermo. Il suo approdo al cinema avviene nel 1953, quando è chiamata ad avere un ruolo di supporto nella produzione di “e Napoli canta!”. I primi ruoli di una certa importanza arrivano nel 1960 e nel 1962, quando Federico Fellini ne fa il suo braccio destro nonché attrice per i suoi capolavori, “La dolce vita” e “8 e mezzo”.

L’anno successivo arriva l’esordio come regista con il film “I basilischi”: Questa pellicola le vale un riconoscimento all’importante Festival di Locarno.

A partire dall’inizio degli anni ’70 la sua produzione come regista e sceneggiatrice diventa assai proficua e instaura anche una collaborazione continuativa con Giancarlo Giannini, il quale è il volto di grandi successi di critica e pubblico quali ad esempio “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, pellicola del 1972, e “Pasqualino Settebellezze”, uscito nelle sale 4 anni dopo.

Negli anni ’80 ha proseguito la propria carriera di regista con pellicole tra l’amaro e il grottesco, come ad esempio “Scherzi del destino”, dove un grande Ugo Tognazzi contribuisce a raccontare in modo coraggioso e leggero una tematica difficile e scivolosa come quella del terrorismo. Questi anni segnano anche il suo esordio come regista in ambito teatrale e televisivo, confermando quindi la sua grande versatilità dietro la macchina da presa.

Tra le pellicole degli ultimi anni va senza dubbio segnalato “Mannaggia alla miseria”, pellicola di poco più di 10 anni fa. Recentemente si è anche dedicata al doppiaggio e si è cimentata anche in piccoli ruoli al cinema dove ha avuto modo di interpretare se stessa.

Oscar alla carriera

Come anticipato, l’Academy ha deciso di conferirle l’Oscar alla carriera nel 2020, come riconoscimento della sua importanza nel mondo cinematografico italiano, ma anche internazionale.