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4 Giugno 2026

La confessione di Federica Pellegrini: dall’adolescenza alla rinascita

Federica Pellegrini apre il cuore sulla bulimia vissuta da adolescente e su come ha ritrovato equilibrio e successi

Negli ultimi anni la vita pubblica di Federica Pellegrini ha spesso alternato trionfi sportivi a momenti di riflessione personale, e oggi la campionessa torna a parlare di un capitolo delicato della sua storia. Ospite del video podcast Il Fienile di Luca Zaia, ha raccontato la sua esperienza con i disturbi alimentari vissuti in adolescenza; un periodo cruciale che arrivò quando aveva solo sedici anni, dopo la medaglia d’argento a Atene 2004 e il trasferimento a Milano, dove iniziò a vivere da sola. Nelle sue parole emerge la volontà di mettere in luce non solo il dolore, ma anche il percorso di cura e la ritrovata forza in vista del momento familiare che la attende: i primi di aprile sarà mamma bis.

La lotta silenciosa durante l’adolescenza

Il racconto evidenzia una dinamica che molti riconosceranno: dalla fame incontrollata all’uso del vomito come strategia per gestire il corpo da atleta. Federica ha descritto per immagini una mente che sembrava trovare una soluzione logica al problema, ma che in realtà alimentava un circolo vizioso di colpa e auto-punizione. Ha parlato apertamente di bulimia e di fame nervosa, termini usati per definire quei comportamenti che non sono semplicemente legati al cibo ma nascondono una sofferenza emotiva profonda. Questo periodo durò diversi anni e segnò in modo forte il suo rapporto con l’alimentazione e la performance sportiva.

Meccanismi psicologici e impatto sulla prestazione

Nel racconto emerge come il problema non fosse solo fisico ma soprattutto mentale: il senso di colpa portava a pratiche autodistruttive, mentre la serenità interiore si rivelava essenziale per nuotare al meglio. Federica ha sottolineato più volte che la prestazione atletica è legata alla condizione emotiva: se non sei sereno non nuoti, non produci. Il circolo della prova, del successo e dell’ansia rese la situazione più complessa, facendo sì che l’atleta dovesse affrontare la malattia lontano dal palcoscenico pubblico, con il peso aggiuntivo delle aspettative e dei risultati sportivi.

Il percorso di cura e le figure di supporto

La guarigione non è arrivata dall’oggi al domani: Federica ha raccontato che ci sono voluti quasi tre anni di lavoro per uscire dalla spirale dei disturbi alimentari. In questo percorso, il sostegno di una persona vicino a lei è stato decisivo per spingerla a cercare un aiuto professionale. Dopo quel primo passo, l’affiancamento di una psicologa ha consolidato le strategie di recupero, permettendole di ricostruire un rapporto più sano con il cibo e con il corpo. Successivamente l’arrivo in scena dell’allenatore Alberto Castagnetti contribuì a portare stabilità: il suo ritorno agli allenamenti nella Verona di allora fu una tappa importante, fino alla scomparsa dell’allenatore avvenuta nel 2009 a 66 anni.

Tempi, pazienza e nuova routine

Federica ha spiegato che il recupero richiede tempo, pazienza e un cambiamento di abitudini: non si tratta di semplici regole alimentari ma di riconoscere e lavorare sulle emozioni sottostanti. La terapia le ha consentito di instaurare una routine più equilibrata e di riappropriarsi della dimensione del piacere, anche a tavola, senza sensi di colpa. Questo approccio terapeutico ha avuto ricadute positive sia sulla salute mentale sia sulle performance sportive, dimostrando che il trattamento integrato funziona quando è sostenuto da figure professionali e relazioni affidabili.

Una nuova relazione con il cibo e il bilancio della carriera

Oggi Federica dichiara di non seguire più diete rigide o conteggi ossessivi: se desidera un dolce lo mangia, se vuole un bicchiere di vino lo beve, senza sentirsi in colpa. Questa libertà ritrovata è stata fondamentale per continuare a collezionare risultati straordinari: 181 medaglie, la partecipazione a cinque Olimpiadi e anche un record del mondo nel suo palmarès raccontano una carriera monumentale. Ma, oltre ai numeri, ciò che emerge è il valore del percorso umano: la capacità di trasformare una ferita in una storia di resilienza e di usare la propria esperienza per aiutare altri a riconoscere il problema e a cercare aiuto.

Con la sua testimonianza, la campionessa invita a rompere il silenzio sui disturbi alimentari e a considerare la salute mentale parte integrante della preparazione sportiva. Attraverso la condivisione nel podcast, Federica Pellegrini offre non solo un racconto personale ma anche un messaggio di speranza: il recupero è possibile con il supporto adeguato e la volontà di cambiare, e la serenità interiore può tornare a essere il vero motore del successo, dentro e fuori dalla piscina.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.