La quarta giornata del Festival di Cannes 2026 ha portato con sé un mix di curiosità, attese e titoli capaci di riassumere il tono di questa edizione. Il 15 maggio si è distinto soprattutto per il debutto dietro la macchina da presa di John Travolta, ma la giornata ha offerto anche film in concorso che riflettono sul processo di guarigione e un documentario che torna su un momento cruciale della storia della musica. In poche ore la Croisette ha mostrato la sua duplice anima: da una parte il fascino del red carpet, dall’altra uno sguardo più intimo e riflessivo sul cinema come strumento di memoria.
Il debutto alla regia di John Travolta
Al centro dell’attenzione c’è senza dubbio John Travolta, che presenta nella sezione Cannes Première il suo progetto intitolato in italiano Volo notturno per Los Angeles (international title: Propeller One-Way Night Coach). Il film nasce da un’idea profondamente personale e intreccia l’ossessione dell’autore per il volo con una narrazione costruita su legami familiari: nel cast appare anche la figlia Ella, nel ruolo di una hostess, scelta che conferisce alla pellicola una componente intima e autobiografica. Questo passaggio dalla celebrità hollywoodiana alla regia rende il suo arrivo sulla Croisette un evento inedito, capace di attirare sia gli appassionati di cinema che i curiosi del dietro le quinte di una star.
I titoli in concorso: empatia, cura e instabilità
La giornata in sala prosegue con opere in concorso che sembrano dialogare su un tema ricorrente: la ricomposizione dopo il trauma. Alle 14.00 è andato in scena Soudain di Ryusuke Hamaguchi, coproduzione franco-giapponese con protagoniste Virginie Efira e Okamoto Tao. La storia ruota attorno a Marie-Lou, direttrice di una casa di cura che prova a introdurre un approccio basato sull’ascolto e sulla dignità della persona, ispirandosi al metodo Humanitude. L’incontro con Mari, regista teatrale giapponese, innesca una trasformazione sottile ma profonda: qui Hamaguchi continua la sua esplorazione sull’importanza della comunicazione come atto etico e sul potere della presenza.
Hamaguchi e l’etica della cura
Il lavoro di Hamaguchi mantiene un interesse per le piccole rivoluzioni quotidiane: non cerca la grande catarsi, ma la rimodellazione dell’affetto e della percezione. Soudain si inserisce in una traiettoria creativa che privilegia il silenzio, lo sguardo e l’empatia come strumenti di cambiamento, proponendo al pubblico una riflessione sul valore dell’umanità quotidiana all’interno delle strutture istituzionali. In questo senso il film appare come una prosecuzione naturale delle indagini intime che hanno segnato la carriera del regista.
Serata, documentari e tensione domestica
La programmazione serale ha messo a confronto due approcci molto diversi: il thriller psicologico di Marie Kreutzer e l’uso dell’archivio firmato da Steven Soderbergh. Gentle Monster racconta la storia di Lucy, pianista che lascia la città con la famiglia per prendersi cura del marito dopo un grave crollo psicologico; la quiete apparente viene però spezzata dall’arrivo della polizia, e il film esplora la tensione tra amore, sospetto e protezione del nucleo familiare. Il cast include nomi come Léa Seydoux e Catherine Deneuve, e mette in scena un’ansia domestica che si nutre di ambiguità e incertezza.
Soderbergh e l’archivio della memoria
Alla Salle Agnès Varda è stato presentato John Lennon: The Last Interview, documentario di Steven Soderbergh che ricostruisce l’ultima lunga intervista rilasciata da Lennon insieme a Yoko Ono nell’appartamento di New York l’8 dicembre 1980. Quel dialogo, nato per promuovere Double Fantasy, si trasformò in un documento storico quando poche ore dopo Lennon fu assassinato. Il film propone quasi integralmente la conversazione, arricchita da testimonianze di chi era presente e con il consenso di Sean Ono Lennon, offrendo uno sguardo intenso sulla costruzione mitologica delle icone pop e sul potere dell’archivio cinematografico di restituire voci perdute.
Un festival orientato alla riparazione
Nel complesso, il 15 maggio conferma che Cannes 2026 è un festival interessato alla riparazione emotiva e alla ricostruzione dei legami: dai film che attraversano il trauma personale alle opere che scavano nella memoria collettiva, l’offerta sembra misurata su storie di ricomposizione, responsabilità e memoria. Alcune pellicole cercano la riconciliazione attraverso l’amicizia e l’ascolto, altre mettono in scena il fallimento della riparazione, lasciando aperte domande complesse e senza soluzioni semplici. Questa varietà di sguardi rende la quarta giornata un punto di sintesi utile per comprendere il tono di un’edizione che cerca, con il cinema, di interrogare il presente.


