Ivanka Trump chiude l’azienda di abbigliamento

Olga Luce

Olga Luce, nata a Napoli nel 1982, è diplomata al liceo classico. Scrive di cronaca, costume e spettacolo dal 2014. Il suo motto è: il gossip è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo (quindi tanto vale farlo bene)! Ha collaborato con Donnaglamour, Notizie.it e DiLei. Oggi scrive per Donnemagazine.it

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Ivanka Trump deve essersi resa conto, esattamente come suo padre, che la vita alla Casa Bianca non è affatto facile come credeva che fosse.

La giovane, bellissima e amatissima figlia di Donald Trump è attualmente consigliere del Presidente degli Stati Uniti D’America e, pertanto, si è trovata costretta da une serie di restrizioni politiche, a rinunciare al ruolo di imprenditrice che si era costruita a partire dal 2014.

Ivanka Trump chiude: ecco perché

L’azienda di Ivanka Trump produceva e distribuiva capi d’abbigliamento. Nata nel 2014, la linea principale dell’azienda portava il nome e il cognome di Ivanka, che aveva intrapreso la strada necessaria a trasformare il proprio nome in un brand commerciale a tutti gli effetti.

Il problema si è scatenato nel momento in cui Trump è stato eletto: nel 2016, cioè nell’anno della campagna elettorale contro Hilary Clinton, il marchio di Ivanka Trump ha visto decollare le proprie vendite e naturalmente aumentare i propri introiti in maniera significativa. Non appena Trump è stato eletto però, le cose si sono tragicamente trasformate.

Moltissimi oppositori di Trump hanno invitato gli americani di fede politica Democratica a boicottare il marchio di Ivanka Trump, non acquistando più i suoi prodotti.

Probabilmente la Trump non credeva che la campagna di boicottaggio riuscisse davvero a minare la solidità della sua azienda, ma così è stato. Le vendite sono calate bruscamente nell’anno commerciale 2017 e addirittura molti partner commerciali dell’azienda hanno deciso di ridurre la collaborazione e addirittura gli spazi destinati ad ospitare ed esporre la merce di Ivanka. Le cose sono andate di male in peggio.

Limitazioni internazionali

Un altro problema abbastanza grave è stato costituito dalla forti limitazioni che l’azienda di Ivanka Trump ha subito a livello commerciale per evitare che si ponesse in essere un conflitto di interessi.

In Italia si è verificata una situazione identica nel momento in cui Silvio Berlusconi è diventato presidente del Consiglio (la prima volta nel 1994) ed è quindi stato costretto a cedere la gestione delle sue reti televisive al figlio Piersilvio.

Ivanka ha dovuto rinunciare, ad esempio, all’accordo con un’azienda nipponica per la distribuzione dei propri prodotti in Giappone. L’azienda parner era indirettamente posseduta da Donald Trump attraverso un trust, e il legame di quell’azienda con lo Stato Nipponico rendeva la situazione estremamente delicata, valicando i confini dell’accordo commerciale e sfociando in una sorta di accordo con forti implicazioni politiche.

L’annuncio di Ivanka Trump

Ivanka ha deciso di chiudere l’azienda dopo un periodo di tentativi finalizzati a trovare una sorta di quadratura del cerchio tra i suoi impegni politici a Washington e la sua carriera di imprenditrice. Esattamente come la quadratura del cerchio, l’operazione si è rivelata impossibile e la nuova presidente dell’azienda (alla quale Ivanka aveva lasciato le redini nel 2016) ha annunciato ai diciotto dipendenti che l’azienda sarà chiusa.

Ivanka ha commentato con molta amarezza questa decisione, facendo intendere che oggi è completamente concentrata sul suo lavoro a Washington e che questa scelta era la più rispettosa nei confronti dei suoi dipendenti e dei suoi partner commerciali. Per quanto riguarda il futuro, la giovane Trump non ha dato certezze di un suo ritorno in affari.