Isola dei Famosi shock, Grande Fratello idem: trucchi, trucchetti, scandali

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Isola dei Famosi, alzi la mano chi non ha mai sospettato un intervento da parte degli autori nel reality (del quale si sta occupando con continui aggiornamenti il blog Reality & Show).

Grande Fratello, alzi la mano chi non ha mai pensato ad un copione messo in campo dagli autori e ad alcuni atteggiamenti strani degli inquilini messi in campo per apparire come personaggi stravaganti o personalità forti.

Ebbene, oggi riportiamo delle pagine scioccanti tratte dal libro Reality Shock di Paolo Martini (Aliberti editore). Alla luce delle accuse mosse non possiamo far altro che riportare quelle pagine con dei virgolettati, anche perchè le accuse al mondo del reality non si limtano a taroccamenti da parte degli autori, si spingono anche oltre.

Vi invitiamo alla lettura, anche se questo post risultarà lungo potreste trovare interessanti spunti di riflessione.

Cominciamo? Sì, apriamo le danze. 

Brani tratti da "Reality shock" di Paolo Martini (fonte Dagospia)

Negli Stati Uniti la credibilità dei reality del filone survivalista è stata distrutta nel 2005 dalle rivelazioni al New York Times di un concorrente che aveva parlato persino di uso di droghe e di alcol che verrebbero offerti liberamente dalla produzione per preparare le dirette più importanti.

E’ ovvio che sia più facile l’artifizio d’ogni genere dietro le quinte, nei reality che non vanno in onda 24 ore su 24 e non sono girati in ambienti chiusi.

Restano memorabili alcune foto rubate sul set dell’Isola dei famosi, dove si intravede appunto la quantità di persone, tra tecnici, cameraman, autori e produttori, che assistono dal vivo alla scene “spontanee” che poi vengono trasmesse in tv. Una concorrente sincera della prima edizione, Giada de Blanc, che ha poi partecipato come opinionista nelle successive, di recente ha ammesso: “Non penso che i concorrenti soffrano davvero delle privazioni, come abbiamo fatto noi alla prima edizione.

E poi sanno già tutti come comportarsi”.

Si è favoleggiato che persino l’episodio arcinoto del divorzio in diretta del cantante Albano con la moglie Loredana Lecciso fosse stato scritto a copione dagli autori, ma di certo c’è solo che prima di partire per il reality il cantante aveva firmato un contratto d’esclusiva con un settimanale popolare per pubblicare poi le sue memorie di telenaufrago. Che molte situazioni e frasi pronunciate nei reality siano scritte a tavolino è abbastanza comprensibile.

Nessuno si sognerebbe di allestire una macchina così costosa senza garanzie di ricavarne effettivamente qualcosa. Ma da qui a pensare che gli amori e i melodrammi della gelosia siano sempre completamente inventati, o che interi episodi siano pianificati nei minimi dettagli, il salto è notevole.

“Benvenuti nel falsissimo mondo dei reality show, tutti bugie, trucchi ed inganni” recita il titolo di un’inchiesta pubblicata all’inizio del 2006 dal settimanale americano Time. (…) Ci informa Alessandra Farkas riportando l’inchiesta di Time sul Corriere della Sera: Todd Sharp, sceneggiatore del reality show per single in cerca di amore The Dating Experiment, trasmesso dal network Abc, confessa di aver modificato le parole di una partecipante per farla apparire innamorata di uno dei suoi spasimanti.

«Lui non le piaceva affatto», racconta Sharp, «ma il programma così non sarebbe stato interessante.

Così abbiamo tagliato e ricucito la scena, inserendo, dopo la domanda “chi ami?” il nome del ragazzo che le avevamo fatto registrare in precedenza».Questa tecnica che tante polemiche già aveva suscitato, nel mondo della tv, si chiama “frankenbiting” e nei reality è all'ordine del giorno. Tutto nasce dal gergo politichese, dove ha preso il largo l’espressione “sound bite” per indicare la battuta fulminante, il graffio di dieci secondi, la provocazione vincente che porta un politico a ritagliarsi uno spazio nei notiziari.

Il “frankenbite” (storpiatura che viene dal comunissimo hot dog “frankerfurter”) è una sorta di versione insaccata del “sound bite”, ovvero la frase smontata e rimontata in altro contesto fino a far dire quello che si vuole. “Una tecnica che per esempio è stata regolarmente usata per Paris Hilton, durante il reality show The Simple Life che l’ha lanciata”, spiega Time.

Jeff Bartsch, sceneggiatrice freelance sul set di Blind Date, rivela gli altri metodi nascosti per creare una storia.

(…) Aldilà di ogni ragionevole dubbio o sospetto, c’è un’altra questione di fondo: la spontaneità dei concorrenti. Che sia scritta a tavolino dagli autori o ispirata a modelli già visti, è impensabile che dopo anni di reality la personalità televisiva di un concorrente tipo non sia artefatta.

La prima a dubitarne è per esempio Maria De Filippi, che spiega: “Il problema è proprio che, anche volendo, le persone comuni si presentano già recitando alle selezioni.

Sanno benissimo che se fanno una cosa o un’altra hanno più possibilità di andare avanti. Imitano, chi più chi meno, dei precisi modelli, come se il reality fosse un gioco di ruolo”.

IL SEGRETO NEL CAST

… Ormai siamo proprio all’inizio da Edgar Allan Poe, “in vista della malinconica Casa” che “non appena l’ebbi guardata, l’animo mio fu posseduto da un sentimento di insoffribile tristezza”, anche guardando al modello originale del Grande Fratello.

In Italia nell’edizione del 2007 la celebre Casa televisiva ha rischiato proprio il crollo, senza nemmeno la grandiosità fantastica del celebre precedente, il racconto di Poe intitolato appunto Casa Usher. Il reality-gioiello di Canale 5 sembra che si stia spegnendo e i motivi sono evidenti. La crisi è stata tamponata con vari trucchi, come infliggere ai concorrenti le privazioni sempre più sadiche, niente cibo né sigarette, far girare notizie giudiziarie di rimbalzo da fuori e spingere i personaggi a caratterizzarsi maggiormente, come hanno suggerito gli autori nei “confessionali”.

E’ da questo angolo tutto sui generis che passa infatti il filo narrativo del programma.

Ma forse un giorno si potrà scrivere, copiando il celebre racconto di Poe fino in fondo, che queste erano solo quisquilie “mentre quella vistosa spaccatura sulla Casa s’allargava rapidamente”. Gli ascolti in ogni caso hanno retto, fino ad attestarsi su un dignitoso 20-22 per cento di media. La trasmissione resta fortissima su certi target che sono i più difficili per la tv, con il 34 % sul pubblico tra i 15 e i 44 anni, ma perde un secco 6 %, probabilmente a favore del satellite.

Che cosa sta succedendo? Si conferma una stanchezza generale nei confronti del genere reality, o c’è dell’altro? L’esperienza del gemello inglese parla chiaro: con l’incredibile e trascinante vicenda della divetta bollywoodiana Shilpa Shetty, e il caso del razzismo che ha scatenato su scala mondiale, il Big Brother Celebrity ha portato una rete che normalmente viaggiava sul 7 per cento del pubblico, a schizzare sul 49 per cento con un finale da record.

“Ci sono tre segreti per il successo di un reality”, ha commentato il direttore artistico della casa di produzione Endemol inglese: “il cast, il cast e il cast”. Ed è evidente che il primo problema del Grande fratello italiano potrebbe essere proprio questo: i personaggi dentro alla casa sono tutti prevedibili, sembra addirittura che recitino e male una parte troppo facile. Forse, dopo tanti reality, non è più possibile ormai nemmeno riuscire ad individuare potenziali concorrenti “spontanei”.

Ma c’è dell’altro, ed è un clamoroso caso di cronaca rosa a spiegare che cosa sta succedendo dietro le quinte del Grande fratello.

Il settimanale “Oggi” il 25 aprile del 2007 esce strillando in copertina addirittura “Esclusiva mondiale, 1 milione di copie di tiratura” per lanciare un curioso servizio fotografico rubato che ritrae Silvio Berlusconi nel giardino della sua villa di Porto Rotondo circondato da un nugolo di belle ragazze. A fare scalpore, in quello che senza giri di parole il settimanale definisce “L’harem di Berlusconi”, è soprattutto una bella ragazza rossa che s’intuisce dalle foto essere bene in confidenza con il leader politico del centrodestra.

Molti telespettatori la riconoscono, è una concorrente dell’ultima edizione del Grande fratello: ma la notizia non è certo che persino Berlusconi risulti così un fan dei reality show, perché casomai è un nemico dichiarato di questo genere e restano proverbiali le sparate che ha fatto in pubblico contro l’ultimo reality “stallatico” di Canale 5 (l’ex Fattoria).

Invece la notizia evidente è che per arrivare al Grande fratello una buona conoscenza altolocata non guasta. E’ quanto c’insegna la storia di questa bella rossa “militante di Forza Italia”, come viene poi specificato dai solerti uffici stampa dopo lo scoop di “Oggi”. I casting non funzionano più, insomma, perché è impossibile trovare ormai concorrenti “naturali” e pure perché l’obiettivo di far parte di un reality è diventato così importante da generare la solita saga delle raccomandazioni all’italiana.

Un altro caso emblematico arriva nell’aprile del 2007 sull’onda delle prime immagini del nuovo reality turco della Rai, La Sposa perfetta. Sulla carta niente prometteva tempesta, poteva essere semplicemente un nuovo “comedy-show”. Con questa definizione innocente, nel linguaggio degli iniziati della tv, si cataloga lo spettacolo del mercoledì sera di Raidue, con le suocere che scelgono le future spose ai figli. Meglio si direbbe con “dating-show”, che sarebbe il sottogenere da appuntamenti più in voga nei vituperati “reality-show”.

Questo per stare ai nomi delle formule. Se poi si passa alle persone, anche il cast non pare da sfracelli: la presentatrice Roberta Lanfranchi, che certo non è la Ventura del 2020; il tenero valletto dai capelli bianchi, il teleimbonitore e assessore Cesare Cadeo; l’improbabile giuria dove il francobollo da collezione è mamma Brosio, che se il povero Paolo è riuscito a sopravvivere a Fede ora si capisce il perché. Eppure La Sposa Perfetta diventa subito un caso, perlomeno sul piano politico e culturale: alla prima puntata sono insorti i sindacati dei giornalisti Rai e nazionale, numerosi parlamentari di sinistra a partire da Vladimir Luxuria, e persino qualche giornale internazionale, che ha rispolverato con sprezzo il cliché degli italiani mammoni.

Soprattutto si registra una polemica al fulmicotone, che ha aperto da par suo Natalia Aspesi su “la Repubblica”: "Il paese delle suocere televisive pare uscito dalle vignette dell'epoca fascista. Se pure si tratta di un gioco per le masse bonaccione, si può dire senza esporsi al ludibrio generale che forse la televisione di Stato sta esagerando nel non porre limiti alla spazzatura, alla maleducazione, alle menzogne, all’inciviltà?".

Ci sono dunque le premesse perché La Sposa Perfetta possa diventare un nuovo fenomeno televisivo? Se lo chiedono già i siti specializzati, come TvBlog. Del resto è già successo in Turchia, da dove appunto arriva il cosiddetto “format originale” del programma, che ha avuto quasi più successo del Grande fratello, in un Paese che certo non svetta in testa alle preferenze delle femministe. Mamma, li turchi!, appunto. E lo spettacolo può andare avanti.

Si riapre pure la sfida frontale con il flop bucolico Un,due,tre stalla! di Canale 5, che prova a restare in onda in una nuova versione “defilippiana”, cioè meno simile a La Pupa e il Secchione versione letame, e più a una sfida genere Uomini e donne.

ECCO A VOI TELE-COCAINA

… Una nuova terribile mazzata è poi la celebre inchiesta cosiddetta di Vallettopoli, partita dal giudice Woodcook di Potenza e allargatasi a Milano per la parte relativa al traffico di stupefacenti, in cui fanno capolino proprio diverse starlette da reality-show. Viene alla ribalta, guardacaso, la realtà di un largo consumo di cocaina negli ambienti vicini a questo piccolo mondo televisivo, che altre inchieste e vicende romane più volte hanno rivelato. In termini molto semplici è evidente la perfetta corrispondenza tra gli effetti principali della cocaina e il contenuto di un certo tipo di televisione tutta incentrata sull’ego-dilatazione dei protagonisti, sugli alterchi banali e sulle ossessività di piccolo conto, sul grado zero della capacità reale di ascolto e interazione con gli altri.

Ma nel fall-out innescato dalla bomba giudiziaria di Potenza si è potuto mettere a fuoco il fenomeno del Lelemorismo . Paradossalmente ora invade e occupa persino gli spazi d’approfondimento giornalistico, ma rischia di perdere le posizioni originarie. Tre starlette di primo piano della scuderia Mora sono già finite nella lista ufficiale degli ospiti vietati ai contenitori Rai e l’ostracismo rischia di estendersi al reality-show L’Isola de famosi, come ha dichiarato lo stesso produttore Giorgio Gori accusando: “ci sono troppi bacchettoni in giro”. Gad Lerner, addirittura, è arrivato a sostenere che Lele Mora sarebbe stato una sorta di Enrico Cuccia dello show-business trash e televisivo.

Possibile? La nuova eroina della campagna per una tv de-lelemorizzata, Fernanda Lessa, c’illumina anche a questo proposito. “Ho fatto solo l’anno scorso L’Isola dei famosi”, ha spiegato l’ex modella nell’intervista-j’accuse raccolta da Sara Faillaci per Vanity fair: “e ci sono andata perché mi strapagavano.

Pensi che gli ingaggi accordati a Yespica, Ribas, Tommasi e Pierelli (tutte quattro della scuderia Mora), tutti insieme non fanno un quarto di quello che ho preso io”. Altro che Cuccia: con Lele Mora siamo alla new-economy e alla finanza degli junk-bonds. Il genio dell’agente-fenomeno è tutto qui, aldilà di quello che si può immaginare sotto l’iceberg, aldilà di quanto verrà dimostrato dal giudice Woodcock: prendere i personaggi dal nulla, venderli per pochissimo denaro alla tv, dilatarne l’immagine con i soliti trucchetti del gossip, rivenderli per più soldi sul mercato delle serate, e infine moltiplicarne man mano il valore.

Ma il Lelemorismo sarebbe incomprensibile senza una tv che Carlo Freccero, nella sua vita recente di docente universitario, ha riassunto con l’espressione “Reality-soap”: dove appunto ai reality che costituiscono le basi del codice genetico delle nuove celebrità s’intrecciano una messe senza fine di programmi contenitore, soprattutto al pomeriggio, che trasformano in polpettone stile soap-opera le vite e i gesti dei vari Costantino di turno.

Facile adesso prendersela con il “Confidence Man” melvilliano di turno, Dario in arte Lele Mora, che sale puntualmente vestito di bianco sul barcone a “truffare” un microcosmo che vuole essere ingannato: “Questa Mascherata potrà avere un seguito”, è la celebre chiusa del Romanzo. E anche la morale del Lelemorismo e del suo rapporto con il sistema di una tv povera di idee e di professionalità come non mai.