Iron Sky trailer trama recensione: il film sui nazisti lunari al cinema

Presentato allo scorso Festival del cinema di Berlino come un esemplare piuttosto raffinato di produzione cinematografica che parte dal basso, Iron Sky è a tutti gli effetti il perfetto esempio dei danni che può fare una campagna di marketing ingannevole.

Il film fantascientifico – comico – trash di Timo Vuorensola, infatti, venne etichettato come nato grazie agli sforzi produttivi di una compagine di appassionati semi-professionisti; tuttavia il supposto crowdsourcing (ovvero la condivisione di idee pubbliche) è stata smentita dall’autore, che ha affermato che dei materiali arrivati dai fan solo pochissimi sono poi stati usati effettivamente nella pellicola; mentre la campagna di crowdfounging (raccolta fondi volontaria via internet) è stata ben poco rilevante, dato che il budget di 7 milioni di dollari proviene per la gran parte da produttori cinematografici professionisti, anche se indipendenti.

Sia come sia, la trama del film prevede che nel 2018 i Nazisti superstiti della Seconda Guerra Mondiale, rifugiatisi sul lato oscuro della Luna, stiano progettando il loro ritorno sulla Terra. Idealizzati gli ideali di purezza della razza e mistificati gli eventi della guerra, la popolazione selenica sembra essere quasi un popolo edenico, nonostante agli alti gradini della gerarchia le intenzioni e lo scopo finale dell’invasione siano sempre quelle folli del Fuhrer.

I membri della prima missione esplorativa, che hanno come obiettivo il soggiogamento del Presidente degli Stati Uniti d’America, diventeranno i protagonisti di una satira politica volta al rovesciamento dei valori generalmente definiti democratici e libertari, mentre sulla Luna i preparativi sono sempre più prossimi a divenire effettivi e la conquista del pianete è imminente!

Purtroppo però il film denuncia chiaramente il suo essere un progetto non del tutto professionale, nonostante i molti soldi immessi nella produzione.

Poco efficaci gli interpreti, nonostante la presenza del mitico Udo Kier, effetti speciali approssimativi e posticci, una sceneggiatura farraginosa piena di buchi, digressioni inutili e lungaggini estenuante, qualche concessione di troppo alla cultura web del meme e dell’ironia spicciola (che fa diventare il film un prodotto di secondo grado, derivativo) fanno di Iron Sky un’opera che vive solo della sue promesse, di un’idea accattivante e di qualche improvvisa ma fatua trovata.

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Scritto da Style24.it Unit
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