Basta piume d’oca nei cappotti: l’imbottitura è con i fiori di campo

Olga Luce

Olga Luce, nata a Napoli nel 1982, è diplomata al liceo classico. Scrive di cronaca, costume e spettacolo dal 2014. Il suo motto è: il gossip è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo (quindi tanto vale farlo bene)! Ha collaborato con Donnaglamour, Notizie.it e DiLei. Oggi scrive per Donnemagazine.it

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Le piume d’oca sono un isolante termico eccezionale, utilizzato tradizionalmente per la produzione di cappotti e coperte invernali estremamente leggeri, piacevoli al tatto e soprattutto molto, molto caldi.

Le associazioni animaliste negli ultimi anni hanno però portato alla luce quanto sia traumatico per gli animali il processo di spiumatura necessaria a ottenere la materia prima necessaria alla realizzazione di capi invernali. Ecco quindi che Pangaia, azienda estremamente all’avanguardia nel settore, ha proposto un materiale alternativo rivoluzionario e cruelty free.

Piume d’oca o fiori di campo?

Pangaia è un’azienda attiva nella produzione di materiali tessili innovativi. La mission aziendale è promuovere un modello di fashion sostenibile e in grado di soddisfare tutte le necessità di stile e di comfort dei propri clienti.

Il prodotto messo a punto da Pangaia per sostituire le piume d’oca è stato chiamato FLWRDWN, che si legge “Flower Dawn” e significa “alba fiorita”. Questo nuovo materiale, isolante, traspirante e impermeabile, è stato realizzato dopo dieci anni di ricerche, attraverso l’utilizzo di sole materie prime ecosostenibili.

Tra i vari materiali presenti in FLWRDWN il più sorprendente è una massiccia dose di fiori di campo scelti tra specie ipoallergeniche coltivate con un metodo di agricoltura rigenerativa certificata, che addirittura non necessita di irrigazione e genera una minima quantità di CO2.

Oltre ai fiori, carta riciclata

Naturalmente non bastano i fiori secchi per realizzare un materiale isolante dalle alte prestazioni tecniche. Oltre ai fiori di campo, l’imbottitura dei giacconi Pangaia contiene: biopolimeri e un aerogel che contiene una certa quantità di carta riciclata (altro materiale dall’enorme potere isolante) e altri materiali che come i fiori di campo e la carta riciclata risultano atossici, rinnovabili ma soprattutto biodegradabili.

Come si vede sono stati compiuti passi da gigante per rendere completamente ecosostenibile e cruelty free la produzione delle giacche Pangaia, eppure non è stato (ancora) possibile eliminare completamente le fibre sintetiche.

Attualmente infatti la fodera e il rivestimento esterno delle giacche Pangaia sono realizzati con nylon e poliestere: sintetici, potenzialmente inquinanti. L’azienda ha fatto sapere però di essere ancora nel pieno della ricerca e che il prossimo obiettivo è la realizzazione di giacche a vento completamente ecosostenibili.

La nuova tendenza del fashion

Pangea non è un caso isolato nel panorama del fashion internazionale. Sono sempre di più le aziende di moda che che stanno concentrandosi sulla produzione di capi e tessuti ecosostenibili, grazie alla sempre maggiore attenzione che l’opinione pubblica ha finalmente rivolto all’emergenza ambientale.

Addirittura Anna Wintour ha deciso di schierarsi apertamente contro un certo tipo di moda di consumo che viene prodotta con scarsissimo rispetto dell’ambiente e dei lavoratori impiegati all’interno di questo settore produttivo. Qualcosa, finalmente, sta cambiando.