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7 Luglio 2026

Il diavolo veste Prada 2: perché il finale lascia più domande che risposte

Il diavolo veste Prada 2 riporta in scena Miranda Priestly e Andy Sachs in un mondo della moda cambiato: tra tagli, like e poteri miliardari la salvezza della rivista è solo temporanea

Il diavolo veste Prada 2: perché il finale lascia più domande che risposte

Vent’anni dopo il film che ha definito l’immagine della moda sul grande schermo, Il diavolo veste Prada 2 torna a interrogarsi su cosa significhi oggi gestire una rivista come Runway. In questo nuovo capitolo diretto da David Frankel e uscito nel 2026, la trama prende le mosse da una crisi reputazionale e finanziaria che obbliga i protagonisti a ripensare ruoli e alleanze nel mondo dell’editoria.

La storia mette al centro figure familiari e volti nuovi: Miranda Priestly è più stanca ma ancora centrale, mentre Andy Sachs viene richiamata proprio per tentare di aggiornare il magazine tra metriche digitali, tagli al budget e sensibilità delle nuove generazioni. Il film mescola ironia e critica, mostrando come la moda nasconda dietro l’apparenza complesse dinamiche di potere.

Una crisi editoriale moderna

Il nucleo drammatico del film è l’agonia di una testata che dipende da inserzionisti e dalla capacità di intercettare il pubblico online. Dopo un passo falso di Miranda che provoca danni d’immagine, il proprietario Irv Ravitz convoca Andy Sachs per dare credibilità al reparto features e provare a salvare la rivista. Il sequel mette in scena questioni concrete: la necessità di metriche diverse, linguaggi inclusivi e la pressione degli investitori che vedono la carta stampata solo come un asset da monetizzare.

Aggiornare Runway: social, budget e intelligenza artificiale

Nel film la transizione digitale è rappresentata come un campo minato: influencer, visualizzazioni e nuove metriche convivono con il bisogno di contenuti autorevoli. L’entrata in scena di personaggi legati al mondo tech introduce il tema dell’intelligenza artificiale come possibile minaccia: Benji Barnes, con ambizioni di automazione dei contenuti, è il simbolo di una trasformazione che molti temono. La sfida diventa quindi non solo salvare il brand ma preservare un’idea di giornalismo culturale in un mercato che premia l’immediato.

Personaggi: ritorni e nuove figure

Il sequel riunisce il cast storico — da Meryl Streep a Anne Hathaway, passando per Emily Blunt e Stanley Tucci — e aggiunge volti che complicano le dinamiche interpersonali. Emily Charlton torna con un ruolo più definito e, insieme a Andy, tenta di trovare soluzioni che non cancellino l’identità della rivista. Allo stesso tempo appaiono figure come Benji e sua ex-moglie Sasha, oltre al marito musicista di Miranda interpretato da Kenneth Branagh, che offrono punti di vista diversi sul potere e sulla gestione della fama.

Alleanze impreviste e tradimenti

Una delle svolte narrative è l’alleanza tra Andy ed Emily per proporre una strada nuova a Runway, appoggiata inizialmente dal capitale di Benji. Ma la situazione precipita quando emergono le vere intenzioni di alcuni investitori e quando Andy stessa sembra tentare un rebranding che Miranda non condivide. La fiducia vacilla: la tensione emotiva tra le due donne rimane il cuore del film, mentre personaggi come Nigel restano punti di equilibrio umano in una trama di interessi.

Il finale: una soluzione provvisoria e dilemmi etici

La conclusione non è trionfale: per impedire che Benji e i suoi piani di automazione distruggano il senso della rivista, Andy e Miranda convincono Sasha Barnes ad acquisire la società madre, Elias-Clarke. È una vittoria a metà, perché la sostituzione di un miliardario con un altro non elimina il problema strutturale. Il film lascia chiaro che si tratta di una salvezza temporanea, con la consapevolezza che la redazione resta nelle mani del capitale privato e che il futuro editoriale è ancora incerto.

Sul piano personale, Miranda non si ritira: ottiene la posizione che ambiva e rimane al timone, mentre Andy è ancora tentata dall’idea di scrivere un libro rivelatore che Miranda sa esistere e, sorprendentemente, incoraggia. Il film chiude quindi su una nota ambivalente: relazioni ricucite, scelte morali complesse e la sensazione che, nella moda come nei media, i problemi più profondi restino irrisolti.

Autore

Emanuele Negri

Emanuele Negri, ex architetto torinese, documentò il recupero di un cortile in Barriera di Milano e decise di passare alla comunicazione editoriale: in redazione promuove progetti di rigenerazione urbana e firma dossier su materiali sostenibili. Custodisce uno schizzo originale del primo progetto professionale.