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4 Giugno 2026

Giulia Michelini tra verità personali, il ruolo di Rosy Abate e l’esperienza con l’ayahuasca

Giulia Michelini si mette a nudo a Belve: dalla decisione di diventare madre a 19 anni all'episodio che l'ha cambiata, fino alla negoziazione con Mediaset per Rosy Abate

Giulia Michelini tra verità personali, il ruolo di Rosy Abate e l'esperienza con l'ayahuasca

In un’intervista intensa e schietta, Giulia Michelini è salita sul celebre sgabello di Belve per parlare senza filtri di aspetti personali e professionali che l’hanno segnata. Nel confronto con Francesca Fagnani l’attrice, descritta come inquieta e sempre in movimento, ha affrontato temi che vanno dalla gestione dell’ansia alle esperienze che l’hanno portata a rivedere il proprio rapporto con la vita pubblica, passando per un episodio emotivo legato alla maternità. La conversazione non ha risparmiato momenti divertenti e confidenze inaspettate, confermando la sua attitudine a mescolare semplicità e profondità.

Tra gli aneddoti più vividi emersi durante l’intervista ci sono le tre esperienze con l’ayahuasca, raccontate come prove curative che le hanno provocato pianto e visioni, e la sua autoironica ammissione di comportamenti poco ortodossi, come il fatto che spesso si lasci andare a rutti liberatori quando è nervosa. Pur non amando particolarmente la ribalta delle interviste, Michelini si è mostrata disponibile a rendere pubblici alcuni pezzi della sua storia, sottolineando al tempo stesso la distanza dal cosiddetto circoletto degli attori più alla moda.

La scelta di diventare madre

Uno dei passaggi più toccanti del racconto riguarda la gravidanza giovanissima: Giulio è nato quando lei aveva 19 anni e quella decisione — presa in pochi istanti, nella sala d’attesa dove aveva consultato l’interruzione di gravidanza — ha orientato la sua esistenza. Decidere in una frazione di secondo è la definizione che usa per spiegare come scelte improvvise possano generare un percorso lungo e inatteso. Nell’intervista la voce si fa commossa: senza il figlio, confessa, si sarebbe persa. Quel legame è descritto come un’ancora, qualcosa che ha fissato un equilibrio nei momenti più incerti della sua vita.

Un rapporto di protezione reciproca

Il rapporto con il figlio emerge come fulcro della sua stabilità: cresciuto quasi sempre con una madre sola, Giulia parla di una presenza costante ma non soffocante, di una scelta educativa che privilegia autonomia e rispetto. Non ama esporre troppo la vita privata sui social, e pochi scatti con Giulio Cosimo testimoniano quanto la riservatezza sia per lei una forma di tutela. Nel racconto il figlio appare non solo come un affetto profondo ma come un vero salvatore emotivo, capace di offrire senso e continuità quando tutto il resto vacillava.

Rosy Abate: successo, trattativa e indipendenza economica

Parlando della carriera, Michelini non nasconde la soddisfazione per il successo del personaggio di Rosy Abate, nato in Squadra antimafia e poi protagonista di uno spin-off. La sua definizione di quella mossa come una vera e propria “belvata” riguarda principalmente la negoziazione con Mediaset, che secondo l’attrice l’ha portata a ottenere un cachet molto consistente per il ruolo. Ha ammesso con un sorriso di aver fatto “sganciare” la rete, spiegando che per la prima volta ha osato rivendicare un valore economico e professionale che riteneva giusto, soprattutto in un panorama dove le donne spesso vengono pagate meno.

Gestire il denaro e guardare avanti

Se da un lato la trattativa è stata una vittoria, dall’altro Giulia confessa una certa incapacità a amministrare o investire quei proventi: «Mi sono magnata tutto», dice con schiettezza. Questo passaggio serve a rivelare una tensione tra il successo materiale e la naturalezza con cui l’attrice vive la propria quotidianità. Inoltre, pur avendo abbandonato il personaggio nel 2019 per scelta, lascia aperta la possibilità di un ritorno, segno che il rapporto con il proprio alter ego artistico resta vivo e complesso.

Carriera, identità e prospettive

La carriera di Giulia Michelini è iniziata con la ginnastica e la scoperta da parte di un produttore: da lì il primo set a 17 anni e ruoli in fiction e cinema che l’hanno resa nota, lavorando con registi come Gabriele Muccino e Paolo Genovese. Nonostante questo percorso, l’attrice ammette di non aver sempre sentito la recitazione come una vocazione assoluta; parla invece di una professione che l’ha accompagnata, lasciando aperta l’ipotesi di un piano B per ampliare i propri orizzonti. Tra consapevolezza delle proprie fragilità e una forte determinazione, il racconto lascia la sensazione di una donna in continuo movimento, decisa a mantenere autenticità e autonomia.

Autore

Matteo Galli

Matteo Galli ha seguito la manifestazione per il lavoro in piazza Duomo documentando passaggi chiave con foto e verbali; è cronista di prima pagina e suggerisce le aperture editoriali mattutine. Cresciuto a Milano, porta in redazione note grafiche e una collezione di locandine teatrali.