Giornata mondiale degli oceani: perché alcuni prodotti beauty inquinano

Evelyn Novello

Nata a Milano nel 1995 e laureata in Comunicazione pubblica e d'impresa. Nel 2016 mi sono avvicinata al mondo del giornalismo e da quel momento non più smesso di scrivere.

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La Giornata mondiale degli oceani ci ricorda quanto sia prezioso il pianeta in cui viviamo e quanto rispetto dovremmo (e avremmo dovuto) portargli.

Se è vero che possiamo fare la nostra parte anche con i piccoli gesti quotidiani, ecco che anche le scelte in fatto di beauty hanno il loro peso.

Giornata mondiale degli oceani: perché il beauty inquina

Alcuni shampoo, balsami, scrub e creme inquinano. Certe sostanze chimiche invisibili all’occhio umano, infatti, sono presenti in mare proprio come plastica e rifiuti e possono danneggiare i nostri mari mettendo in pericolo tutto l’ecosistema e la barriera corallina.

Non a caso l’arcipelago delle Hawaii è stato il primo a vietare l’utilizzo di filtri solari responsabili di danni all’ambiente. Ma quali sono gli ingredienti più pericolosi per i nostri mari? I filtri chimici delle creme solari, ad esempio, contengono l’ossibenzone responsabile dello sbiancamento della barriera corallina, mentre shampoo e saponi possono contenere BHA e BHT, sostanze conservanti che possono danneggiare l’ecosistema marino. Anche gli scrub e i prodotti in granuli composti da microparticelle di plastica contribuiscono a rilasciare rifiuti in mare.

Attenzione anche ai tensioattivi e ai conservanti che contengono i siliconi, dannosi per l’ecosistema e non proprio indicati anche per la nostra pelle.

Giornata mondiale degli oceani: come funzionano i solari

Non tutti i solari sono uguali. Le diverse tipologie di formulazioni possibili, con filtri chimici, con filtri fisici o con filtri associati, non si distinguono in base alla maggiore o minore efficacia ma in base al meccanismo di azione e alle caratteristiche formulative.

I filtri fisici hanno proprietà schermanti, quindi, oppongono un vero e proprio schermo alle radiazioni UV. Non vengono assorbiti dalla pelle, non trattengono calore e proteggono efficacemente la pelle. Nella maggior parte dei casi questi filtri sono naturali e gli schermanti più utilizzati sono l‘ossido di zinco e il biossido di titanio. I filtri chimici, invece, assorbono parte delle radiazioni solari e rilasciano l’energia sotto forma di calore, hanno il vantaggio di essere più economici ma possono dare irritazioni, fototossicità e sensibilizzazioni.

Tra i filtri molto utilizzati troviamo il Benzophenone, che è stato accertato come distruttore endocrino oppure l’Octinoxate, un ingrediente persino trovato nel latte materno, con pesanti ricadute sulla salute umana e sull’ambiente. Questi filtri sono pesantemente inquinanti per pesci, molluschi, alghe e coralli poiché possono generare delle modificazioni genetiche alterando comportamenti neurologici e riproduttivi di diverse specie.

Giornata mondiale degli oceani: le alternative beauty green

Qualcosa si può fare per evitare il peggio: scegliere prodotti biodegradabili e sostenibili che ormai moltissimi brand stanno producendo. Si può iniziare dal preferire prodotti privi di packaging, come gli shampoo solidi e i prodotti sfusi e poi attenzione alle formule dei cosmetici stessi. Spesso i brand specificano sulla confezione le sostanze chimiche non presenti all’interno, così da orientarci nella scelta.

Alcune marche specializzate in prodotti biologici o comunque a maggior parte naturali che si possono trovare facilmente nei negozi sono Omia, Equilibra, I Provenzali, Maternatura e La Saponaria e Alkemilla. Online si trovano anche moltissimi store specializzati in cosmetici biologici che vi propongono alternative green per tutto il corpo, dai capelli alla pulizia dei denti. Ambiente e corpo vi ringrazieranno.