Chi era Francesco Rosi: tutto sul regista italiano

Dal teatro al cinema, i lavori di Francesco Rosi hanno rivoluzionato il cinema italiano: il regista ha diretto tra gli altri anche il film di "Cristo si è fermato a Eboli".

Il regista e sceneggiatore napoletano Francesco Rosi ha diretto film capolavoro del cinema italiano: un esempio è “Le mani sulla città”, film del 1963 che denuncia le speculazioni edilizie sulla città di Napoli. Famosa è stata anche la sua collaborazione con l’attore Gian Maria Volontè, il quale reciterà in molti suoi film.

Francesco Rosi

Francesco Rosi nasce a Napoli il 15 novembre 1922. Durante la Seconda guerra mondiale si iscrive all’università: studia giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Viene chiamato ad arruolarsi nel 1943 e va a Firenze per combattere. Con la fine della guerra, Rosi fa le prime esperienze nel mondo della cultura: scrive per alcuni giornali a Milano e Roma e illustra un’edizione di “Alice nel paese delle meraviglie”.

Inizia anche ad approcciarsi al cinema e al teatro: importante è la chiamata del regista Luchino Visconti, che lo vuole come aiuto regista per il film “La terra trema”. Negli anni successivi sarà sceneggiatore e co-regista anche insieme a Mario Monicelli e Vittorio Gassman.

L’esordio alla regia avviene nel 1958 con “La sfida”, lungometraggio che tratta della criminalità napoletana e la camorra. Il suo capolavoro arriva nel 1963 con il film “Le mani sulla città”, che tratta il tema della speculazione edilizia su Napoli e la relazione esistente tra criminalità e politica.

Nel 1970 poi dirige l’attore Gian Maria Volontè nel film “Uomini contro”, tratto dal romanzo di Emilio Lussu “Un anno sull’altipiano”. Il sodalizio con Volontè continuerà con molti altri film, tra i quali anche il famoso “Cristo si è fermato a Eboli” tratto dal romanzo di Levi.

Nel duemila Rosi torna a lavorare al teatro, dirigendo una trilogia di opere di Eduardo De Filippo: “Napoli milionaria!”; “Filumena Marturano” e “Le voci di dentro”.

Vita privata

La madre di Francesco Rosi, Amalia Carola era una casalinga. Il padre invece, Sebastiano Rosi, era calabrese e di mestiere faceva il caricaturista, ma era anche direttore di un’agenzia marittima. Francesco aveva un fratello, Massimo, diventato un famoso architetto.

Durante la sua gioventù Francesco Rosi inizia un’amicizia con i cosiddetti ‘ragazzi di via Chiaia’, con i quali discute di cultura e altre questioni intellettuali. Il gruppetto è composto, tra gli altri, dal futuro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; Giuseppe Patroni Griffi, futuro regista come Rosi e Rosellina Balbi, scrittrice e giornalista.

Il regista Francesco Rosi ha avuto una importante relazione con Eleonora, detta Nora, Ricci: con lei vive una relazione lunga dieci anni. Nel 1954 nasce la loro prima figlia, Francesca: nel 1969, a soli 15 anni, la piccola morirà in un incidente. Successivamente Rosi sposa Giancarla Mandelli: la loro unione, coronata dalla nascita della figlia Carolina, andrà avanti dal 1964 fino alla morte di lei, avvenuta nel 2010 in circostanze tragiche. La vestaglia di Giancarla infatti prende fuoco a causa di una sigaretta. Francesco Rosi morirà 5 anni dopo, nel 2015 a Roma.

Scritto da Sabrina Rossi
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