Dal 31 ottobre all’8 novembre la città di Firenze diventerà il palcoscenico del Festival dei Popoli una manifestazione internazionale dedicata al cinema documentaristico. Con un programma che supera le 80 proposte, la 67ª edizione vuole mettere in luce temi di lavoro, memoria storica e sfide contemporanee, offrendo al pubblico una casamatta di storie reali che spaziano dal ruolo dei lavoratori negli Stati Uniti alle ferite del colonialismo italiano.
Il festival, ospitato in sale sparse per il centro storico, si presenta come un vetrina di primissime e di tributi a registi di fama. Tra i titoli in concorso si contano produzioni che parlano di solidarietà, di resistenza e di identità, creando un viaggio emotivo che attraversa diversi continenti e decenni.
Anteprime e tributi: i volti protagonisti della edizione
L’apertura avverrà lunedì 2 novembre con la prima assoluta di Finché resta il tuo nome diretto da Gianmarco D’Agostino, un’indagine su Gerhard Wolf, console tedesco nella Firenze occupata, commemorato da una targa sul Ponte Vecchio. Accanto a questa storia, il festival dedica tre omaggi: a Barbara Kopple per la sua trilogia sui diritti dei lavoratori, a Haile Gerima per il suo sguardo critico sul colonialismo italiano in Etiopia, e a Lech Kowalski unico curatore della sezione “Let the Music Play”, che celebra i 50 anni del punk con documentari esclusivi.
Gerhard Wolf e la sua eredità a Firenze
Il racconto di Wolf si pone come esempio di mutuo soccorso in un periodo di violenza. Nel 1944 il console tedesco salvò numerosi perseguitati dal regime nazifascista, gesto che oggi viene rivissuto attraverso interviste, fotografie d’epoca e testimonianze dei discendenti. La proiezione, arricchita da una breve passeggiata guidata, permette agli spettatori di scoprire il legame tra storia e spazio urbano.
Documentari di spicco: lavoro, coloniale, punk e viaggi
Tra le proposte più attese, Angeli del Fango – La meglio gioventù europea di Marco Spagnoli, presentato in anteprima il 4 novembre, ricostruisce le drammatiche alluvioni del 1966 con la testimonianza dei cosiddetti “angeli del fango”. Un altro film, Io sono l’assente di Adamo Antonacci, offre un ritratto impossibile dell’attore Alessandro Benvenuti, mescolando archivio e ricostruzioni.
Il viaggio continua con Yugo Goes to America un’avventura su quattro giovani serbi di Belgrado che attraversano gli Stati Uniti a bordo di una Yugo, l’auto jugoslava più famigerata. Parallelamente, The Mountain Won’t Move di Petra Skeliskar segue tre fratelli nella Macedonia del Nord, impegnati nella cura del gregge familiare e alle prese con domande su identità e libertà. Questi film illustrano la varietà tematica del festival, dal lavoro alla ricerca di sé.
Eventi speciali: dalla guarigione di Rushdie all’overtourism
Il programma include una proiezione di Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie diretto da Alex Gibney, che analizza il percorso di ripresa dello scrittore dopo il tentato omicidio del 2022. Il documentario si inserisce in una serie di incontri e dibattiti dedicati alla libertà di espressione.
Un altro appuntamento di rilievo è il film di Gar O’Rourke sull’overtourism nelle Cinque Terre, che denuncia l’impatto del turismo di massa su un territorio storico. Con queste proposte, il Festival dei Popoli combina riletture personali a tematiche collettive offrendo al pubblico spunti di riflessione su solidarietà, memoria e futuro.
Con 86 film, tributi a registi di fama e una serie di anteprime esclusivi, la 67ª edizione a Firenze promette di essere un punto di riferimento per gli appassionati di cinema reale. Le sale si apriranno non solo a proiezioni, ma a discussioni, workshop e incontri che renderanno il festival un vero laboratorio di cultura e consapevolezza.



