Jean Luc Godard: i film più belli del regista francese

Regista francese dal successo mondiale, pietra miliare della Nouvelle Vague, Jean Luc Godard ha lasciato un vero e proprio tesoro di film e produzioni

Con lui è morto un pezzo della storia del cinema: Jean Luc Godard, il padre della Nouvelle Vague, è scomparso il 13 settembre 2022 all’età di 91 anni.

Sceneggiatore, regista, montatore e critico cinematografico francese, Godard era conosciuto a livello mondiale: resterà per sempre una delle personalità più importanti del mondo del cinema della “nuova onda”.

La sua carriera, ricca, inimitabile, formidabile, è un tesoro preziosissimo; è qualcosa che rimarrà per sempre in vita e che ogni giorno farà rivivere la sua anima.

Più di 150 opere: ecco i film più belli di Jean Luc Godard

Il suo cinema, spesso definito militante, è riuscito a rompere la classica grammatica cinematografica, proponendo anche contenuti di denuncia sociale. Le opere di Jean Luc Godard hanno lasciato il segno, hanno saputo raccontare periodi storici con estrema consapevolezza e verità e, dobbiamo ammetterlo, è un’operazione che non tutti i registi riescono a fare a 360 gradi.

Fino all’ultimo respiro (1959), il suo primo lungometraggio, con Jean Seberg e Jean Paul Belmondo, è considerato il vero manifesto della Nouvelle Vague e anche una delle pellicole più importanti del decennio: il motivo? Le innumerevoli novità stilistiche che presentava, come l’uso della camera a mano al jump-cut (una particolare tecnica con la quale tagliava frame di scene facendo alludere a un salto temporale), fino alla totale originalità della sceneggiatura.

A partire da tale realizzazione, Godard ha spezzato e svecchiato le regole produttive del cinema, introducendo nuove tecniche di produzione e nuove strutture narrative.

Qualche anno dopo Fino all’ultimo respiro, Godard propone Il disprezzo (Le Mépris): è il 1963 e la pellicola è tratta dall’omonimo romanzo del 1954 di Alberto Moravia. Con Michel Piccoli e Brigitte Bardot: è storica la meravigliosa scena girata a Villa Malaparte a Capri, impossibile dimenticarla!

Altra pietra miliare della Nouvelle Vague di Jean Luc Godard è senza ombra di dubbio Bande à part: pubblicato nel 1964, è il settimo lungometraggio del regista francese e in Italia è conosciuto anche con il titolo di Separato magnetico. Qui, due amici di nome Arthur e Franz sono soliti girovagare per Parigi a bordo della loro SIMCA cabriolet. Resta iconica la sequenza della corsa dentro al museo del Louvre, in seguito assai citata e imitata (The Dreamers – I sognatori di Bernando Bertolucci, ne è un esempio).

Ma le produzioni cinematografiche di Godard sono numerosissime: Il bandito delle 11, Agente Lemmy Caution: missione Alphaville, Questa è la mia vita e La cinese, sono altri progetti scritti e diretti da lui che hanno segnato il periodo più fortunato della sua incredibile carriera all’interno del mondo del cinema.

Sapevate che diresse anche uno degli episodi di Ro.Go.Pa.G. insieme a Roberto Rossellini, Pier Paolo Pasolini e Ugo Gregoretti? Il film, del 1963, è diviso in quattro episodi e il titolo riprende proprio i nomi dei quattro registi sopra citati.

Il suo cinema non è mai stato uguale a se stesso e uguale nel tempo: si è evoluto, ha subito metamorfosi, è divenuto anche di complessa comprensione per il pubblico. Regista intellettuale a cui piaceva l’improvvisazione dei dialoghi, la rottura delle regole, la continua citazione intermediatica di altre produzioni cinematografiche; per non parlare dei suoi personaggi, irriverenti, ai margini della società e strettamente narcisisti.

Mente brillante e profonda, Godard ha ispirato il cinema odierno e ha lasciato traccia del suo stile e della sua inimitabile arte ovunque, nel mondo.

Il mondo del cinema lo ricorderà per sempre e per sempre di lui si parlerà.

Scritto da Marta Mancosu
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