Festival di Venezia 2019, Roman Polanski assente: rischio estradizione

Laura Anna Gritti

Architetto di formazione montessoriana, classe 1980 e bergamasca DOC, preferisco scrivere piuttosto che parlare. Ottima ascoltatrice e pessima osservatrice, con i miei testi mi piace riportare in maniera comprensibile a tutti anche gli argomenti più complessi. Appassionata di edilizia tradizionale e di jazz, adoro scrivere di trash per aggiungere quel pizzico di cinismo che riporta con i piedi per terra anche i sognatori incalliti.

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Uno dei nomi che avrebbero potuto dare risalto al Festival di Venezia, quello di Roman Polanski, facilmente non sarà presente all’evento.

Il grandissimo regista infatti, presentandosi al Lido, sarebbe a rischio estradizione. Tutto è sempre legato ad un’accusa di stupro ai danni di una minorenne che risale a più di 40 anni fa. Le cose però non sono cambiate, nemmeno per lui che è un personaggio famosissimo e ricchissimo. Onde evitare che il Festival del cinema si possa trasformare in un evento spiacevole, l’artista probabilmente preferirà limitarsi ad un collegamento dall’estero.

Festival di Venezia senza Roman Polanski

Una pellicola nuova in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il regista Roman Polanski ce l’ha. Si intitola ‘An officer and a spy’. In italiano il titolo è ‘L’ufficiale e la spia’ ed è tratto dal romanzo di Robert Harris. Il film è del 2019 e potrebbe anche aggiudicarsi il Leone d’Oro. Premio o non premio, la pellicola sta già facendo parlare più per il nome del suo regista, che per il film in sé.

Il fatto è che Polanski quasi sicuramente non sarà presente a Venezia per presentare e promuovere la sua ultima fatica.

Le cause di questa assenza giustificata al Festival di Venezia vanno cercate andando indietro nel tempo. Si parla del 1977, quando il regista di ‘Rosemary’s Baby’ si trovava negli Stati Uniti e fu accusato di stupro da una ragazza tredicenne. La violenza avvenne, secondo la testimonianza, nella residenza losangelina dell’attore Jack Nicholson.

Questo comportamento, definito giustamente immorale considerando l’età della ragazza, causò non pochi problemi al regista. Da stupro infatti la vittima ritrattò, confermando di essere consenziente. Questo però non cambia che, secondo le leggi degli Stati Uniti, non è legale avere rapporti con minorenni.

Rischio di estradizione per il regista

La pena per il comportamento immorale di Roman Polanski furono 90 giorni di reclusione in California, ridotti poi a 42 giorni.

Appena fuori dal carcere, il regista fuggì all’estero. Avendo cittadinanza francese, quando si trova in Patria può sentirsi al sicuro. La Francia infatti non prevede l’estradizione. Ma se si spostasse in uno Stato in cui sono previsti accordi con gli USA per l’estradizione, sicuramente verrebbe incarcerato per via di questa condanna che non ha mai finito di scontare completamente.

Motivo per cui, in seguito agli accordi del 1983 tra Italia e Stati Uniti d’America per quanto riguarda l’estradizione, è meglio che Polanski non si presenti al Lido, nemmeno in caso di consegna del Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia.

Possibile invece un collegamento via web in diretta, cosa che può avvenire da qualunque parte del mondo. E senza rischio di essere rispedito negli USA. Un rischio simile Polanski lo aveva già corso in passato, nel 2009, quando si trovava a Zurigo per ritirare il premio alla carriera durante un Festival cinematografico svizzero. In questo caso si mossero in molti tramite una petizione. A capo del movimento, ironia della sorte, c’era il produttore Harvey Weinstein e tra i personaggi famosi che si schierarono dalla parte del regista ci furono Natalie Portman e Tilda Swinton.