Festival di Sanremo “convergente” nell’era della musica on line: un’utopia?

Condividi

Nell'era della musica digitale ,che attira i giovani sul Web e li ruba alla tv, il Festival di Sanremo rimane un puro evento televisivo.

Un programma un po' fuori dal Tempo che non degna della minima attenzione ,neppure nel dopofestival, Internet, tema che offre molti spunti dialettici: i brani anticipati sulle reti p2p, la vendita on line

In un'ottica di controllo totale, che non ammette nessuno "spiffero", la discussione che si accende nel teatrino post gara diretto dal brillante Pierino Chiambretti (personaggio tv tra i più innovatori e che più amo, lo sottolineo, perché lui è incolpevole, poverino!) ha in effetti solo una parvenza di libertà.

Perché è animata da pochi giornalisti navigati, sempre gli stessi, che sanno bene su cosa possono davvero polemizzare, su cosa non devono eccepire e cosa possono fingere di disapprovare.

Il simulatore ideale è Mario Luzzato Fegiz, polemista da operetta che riesce ad inondare i potenti del Festival di complimenti fingendo di contestarli duramente, ma in compenso manda in miniera un inoffensivo Francesco Facchinetti perchè ha sbagliato una serata!

Abolite le telefonate critiche degli spettatori da casa, è questo il massimo di interazione concessa dalla tv generalista e mediata da critici che sparano sulla croce rossa.

In un dopofestival in regime di "libertà condizionata" da interessi congiunti di discografia e televisione non si può dunque parlare di Web: è un ambiente troppo libero, in cui ogni riferimento sarebbe moltiplicato in real time ed in modo discrezionale da centinaia di blogger refrattari alle logiche commerciali che ispirano la Stampa.

La parola d'ordine in tv sembra dunque "non parlare del Web!", imperativo che fa entrare in risonanza televisivi e discografici committenti del Festival.

Il capo della Fimi, Mazza, ha appena definito internet un covo di fuorilegge in cui si scarica musica illegale!

Il risultato è che Rai e etichette del disco perpetuano così un atteggiamento antistorico.

Nell'era della distribuzione immateriale della musica, infatti, Sanremo sarebbe il terreno ideale per sperimentare una sinergia televisione-internet che catturi i più giovani.

La strategia seguita per intercettare questo pubblico in fuga, invece, è stata finora di cambiare il contenuto dell'offerta.

Pippo Baudo ha armonizzato i gusti di giovani e adulti mettendo nello stesso calderone artisti di ieri e di oggi, Albano e Cristicchi, Dorelli e Zero assoluto.

Per quest'anno porta a casa la spesa, ma in futuro?

Negli anni '90 Massarini gestiva uno spazio rock all'interno del Festival per catalizzare gli under 25.

Ma quanto serve questa linea "conciliante" per riassorbire quella parte di pubblico di 15-20enni che ha ormai abolito dalla sua agenda quotidiana la visione della tv, e che andrebbe invece inseguito nei posti virtuali che frequenta?

Quanto è fruttuosa per riconquistare un pezzo di bacino di utenza ormai disabituato alla visione passiva, che sembra perduto per sempre dalla tv, e che rappresenta il pubblico adulto di domani e dopodomani?

Il vero Sanremo del futuro non sembra davvero il Woodstock auspicato da Massimo Cacciari, ma neppure il Sanremo rock di Massarini, o quello ricalcato sul festival del Cinema di Cannes da Francesco De Gregori.

Il vero futuro, per chi apre gli occhi sulla realtà, sta nella multicanalità, disinvoltamente ribattezzata da molti Giornali multimedialità.

Il contenitore onnicomprensivo è forse una formula valida per stiracchiare ancora un po' un evento di garanzia per i pubblicitari, seguito dagli over 45 ma votato dalle giurie demoscopische under 35.

La musica potrebbe essere invece il terreno ideale per creare un Sanremo Convergente che getti un ponte tra la Tv e il new media: in cui si è spostata la distribuzione dei dischi, dove si potrebbe creare uno Youtube legato al Festival

La Convergenza potrebbe reinventare con gradualità ,senza snaturarlo, un evento che per ora mira solo a mantenere il suo pubblico "anziano", e valorizzare le teste pensanti che la Rai ha già al suo servizio.

Come quella di Dario Salvatori, autore intelligente che su internet gestisce Radio Scrigno, costretto a fare un lavoro frustrante nella commissione di quest'anno.

De Mol ha inventato il Grande Fratello per riconquistare il pubblico giovane con una formula multicanale, e ci è riuscito.

La frontiera tecnologica più avanzata della Rai è invece rappresentata dalle suonerie!

Fatta salva la funzione di servizio pubblico della tv di Stato, che d'altra parte confligge con la missione commerciale dei discografici e complica la confezione di un evento anomalo, la strada della multicanalità non sembra avere alternative!

Un "prodotto lungo" da declinare in vari media, riporterebbe il Festival nella Storia di oggi, e svecchierebbe un evento rituale spalmato in tutte le nicchie di palinsesto, ormai svuotato di senso per chi ha 15 o 20 anni!

I dirigenti ed i vip della Rai avrebbero il dovere di rispondere ad una domanda che da tempo circola sul Web, e magari di dedicare a questo tema un dopofestival più utile ed attuale di un processo a Facchinetti: il canone serve a finanziare la missione di "servizio pubblico" della Rai del terzo millennio, che comprende anche l'internet di servizio pubblico, o la tv di papaveri e papere seguita dagli over 70?
Guarda il Festival "convergente" di Blogosfere: nel blog su Sanremo di Alessandra Carnevali, il videodiario dei Pquadro in esclusiva