Festival Cinema Venezia 2012: To the Wonder, le recensioni dal web del film di Malick

Ieri alla Mostra del Cinema di Venezia è senz’altro stata la giornata di To the Wonder e del suo invisibile, inafferrabile, imperscrutabile regista, quel Terrence Malick che già aveva conquistato Cannes con il controverso film The Tree of Life, poi vincitore della Palma d’oro.

In questa nuova opera l’ombroso texano racconta una storia d’amore a suo modo, senza cambiare di una virgola il proprio stile. 

È quella dell’americano Neil (Ben Affleck) che conosce a Parigi Marina (Olga Kurylenko), alla quale è legato da un fortissimo sentimento. Tuttavia questo rapporto inizia a sfilacciarsiin seguito al loro trasferimento in America, quando la donna gli chiede di sposarsi.

Neil allora inizia a vedersi con una sua amica d’infanzia, Jane (Rachel McAdams), mentre Marina conosce padre Quintana (Javier Bardem), il quale sta vivendo una tragica crisi che lo porta a dubitare della sua fede.

Facile e piuttosto inutile riassumere la trama di un film che in realtà è tutto messa in scena, assai simile a quella del precedente titanico lavoro (così come a quella delle altre pellicole – Malick è sì un innovatore ma è anche tenacemente molto coerente con la propria idea di cinema).

I giudizi sull’opera sono stati dei più vari, ma l’alternanza prevalente è stata tra chi ha visto un’inutile fotocopia della filmografia del regista e chi invece ha apprezzato una visione più carnale, ancorata all’amore fisico tra personaggi abbozzati ma sempre reali.

Ad esempio Giorgio Viario di Best Movie conclude così il suo articolo: “Vedere To the Wonder a pochi mesi di distanza da The Tree of Life, opera-mondo per eccellenza, non gli giova affatto. È come se ne fosse una costola, un frammento di poca utilità. Ad un autore poco prolifico come Malick, mai come ora sarebbe convenuto un periodo di sospensione”.

Grandissimo invece l’entusiasmo di Antonio Maria Abate che per Cineblog scrive un post fluviale: “Un ritratto commovente, quello dipinto in To the Wonder. Straziante, doloroso, intensamente tragico. Dalla forte impronta teatrale, a tratti volutamente esasperato ed esasperante in ciò che mostra e in ciò a cui rimanda. Uno spaccato struggente della bramosia di amore insita nel cuore dell’uomo.”

Più posato il commento di Gabriele Niola, comunque assai positivo: “Il risultato è un film delicatissimo, un dramma romantico di inarrivabile tenerezza, nel quale si ritrovano i giardini razionalizzati del finale di The New World e i campi di grano al tramonto di I giorni del cielo e in cui la ripetizione e l’ossessione naturalista invece che volare altissimo cercano di scendere incontro alle vicende delle persone, questo lo rende meno clamoroso, audace e totalizzante di The Tree of life, ma in un certo qual senso appare come un’indispensabile seguito che lo completa (se mai ce ne fosse stato bisogno).”

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Scritto da Style24.it Unit
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