Dalle modelle anoressiche a Cristina Del Basso del Grande Fratello: in Tv vince sempre la bellezza innaturale

Capitava spesso che mia nonna salutasse qualcuno con frasi del tipo: ti trovo ingrassato (o, peggio, ingrassata). L'osservazione provocava quasi sempre imbarazzo e goffi tentativi di cambiare argomento: in un mondo dove i chili di troppo sono visti come la peste è facile capire perché.

Ma mia nonna, nata all'inizio del Novecento in una società ancora contadina, aveva mantenuto i canoni di bellezza di allora: una persona in carne, con forme generose e rotonde, era una persona bella e in salute e soprattutto dimostrava di avere i soldi per mangiare e vivere bene. Una persona magra, invece, destava preoccupazione: dava l'idea di non stare bene, di patire qualche problema o peggio di non avere la possibilità di mangiare abbastanza.

Con il boom economico del dopoguerra e la società del benessere il cibo è arrivato abbondante sulle tavole di (quasi) tutti e allora, visto che ingrassavano anche i poveri, i ricchi hanno trovato un nuovo modo di distinguersi: diventare magri seguendo alimentazioni equilibrate e diete varie. Del resto anche i medici cominciavano a mettere in guardia sui rischi di un'alimentazione disordinata.

Negli ultimi decenni questa tendenza, soprattutto per quanto riguarda le donne, è stata portata all'estremo dalla moda e rilanciata e amplificata dai media, televisione in primis.

Gli stilisti (probabilmente la categoria di misogini più incalliti della società moderna) hanno imposto un nuovo canone di bellezza femminile, trasformando Venere in una figura pelle e ossa, denutrita, pallida e piatta come una tavola da surf o la pianura padana.

Negli ultimi tempi le cose stanno cambiando e quell'idea di bellezza anoressica è sempre più criticata e respinta, per quanto a sfilare ci siano sempre e solo taglie sotto la 42 e le ragazzine continuino ad ammalarsi sognando di diventare magre come le top model.

Qualcuno ha visto, nello straordinario successo di Cristina Dal Basso (la pin-up del Grande Fratello 9 ), un ritorno della maggiorate, l'imporsi finalmente di un nuovo ideale di bellezza femminile che alle ossa predilige le forme, al piatto le rotondità e alla magrezza la floridità.

In realtà ho il fondato sospetto che, alla faccia dei modelli imposti dalla moda e dai media, la stragrande maggioranza degli uomini abbia sempre preferito ragazze dalle forme generose e rotonde piuttosto che mannequin senza tette e sedere, ma francamente nel modello di bellezza Dal Basso trovo poco di positivo. Perché Cristina non è una maggiorata, è una ragazzina esile come un fuscello che si è fatta mettere due angurie al posto delle tette (probabilmente autocondannandosi a soffrire di dolori alla schiena tutta la vita); è insomma un prodotto della chirurgia estetica. Rappresenta un'ideale di bellezza che non esiste in natura!

Perché le maggiorate, quelle vere, sono ragazzone con i fianchi generosi, le gambe ben tornite, le spalle robuste e magari anche un pizzico di pancia. Sono come Emanuela Arcuri o Maria Grazia Cucinotta o, meglio ancora, come le eroine dei mitici e ormai storici film di Russ Mayer.

Insomma, sembra proprio che i media non riescano a veicolare un'ideale positivo e naturale di bellezza: prima hanno indotto generazioni di ragazzine alla malnutrizione e all'anoressia, oggi a più di una faranno venire in testa l'idea di farsi regalare una sesta di reggiseno per il compleanno o la maturità.

Poi diciamoci la verità: la Dal Basso è un bel vedere, ma credo che la maggior parte degli uomini preferiscano allungare le mani su tette che sanno di donna e non di bambola gonfiabile.

Scritto da Style24.it Unit
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